ALLA MOSTRA L’INCANTO DI “FEMMINILE PLURALE. ANIMAZIONI RUSSE". HA COMPLETATO LA SELEZIONE RUSSA IL REGISTA BORIS KHLEBNIKOV CON IL SUO A LONG AND HAPPY LIFE

Pesaro, 27 giugno 2013. Si sono concluse mercoledì 26 giugno, con i pupazzi di Natal’ja Dabizha, le proiezioni di "Femminile plurale. Animazioni russe", la sezione che la 49a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro ha dedicato al cinema d’animazione russo. Ancora una volta, dopo le retrospettive del biennio 2010-2011, con un’attenzione particolare agli sguardi cinematografici femminili.

Più di venti cortometraggi articolati in cinque programmi, di cui uno collocato nello spazio notturno Round Midnight, con omaggi specifici a tre autrici: la fondatrice dello studio M.I.R. Irina Margolina e le maestre della puppet animation a passo uno Maria Muat e Natal’ja Dabizha, entrambe provenienti dal Teatro delle Bambole di Sergej Obrastsov. In rappresentanza della nuova generazione di animatrici, la giovane Anna Shepilova, presente alla Mostra con il suo lavoro di diploma al VGIK intitolato Diversa (Drugaja) e la sua opera prima, Piove (Dozhd’ idet).

Molti dei film presentati a Pesaro sono pensati per un pubblico di bambini e nascono come opere didattiche, spesso ispirate a fiabe popolari, ad esempio Snegurochka. La fanciulla di neve di Muat, o opere letterarie, come Metel’ (La tormenta) e Lui e lei (On i ona) della stessa autrice, tratti rispettivamente da Pushkin e Gogol’.

Martedì sono stati proiettati cinque cortometraggi della serie "Storie del vecchio pianoforte" di Irina Margolina, tutti dedicati ai nomi più importanti della storia della musica; in particolare, il pubblico del Teatro Sperimentale ha potuto vedere Antonio Vivaldi, Gioacchino Rossini. Note di un gourmet, J.S. Bach, Sergej Prokof’ev. La quarta melarancia e George Gershwin. La storia della famiglia Gershwin narrata da Isaia Shmulevich. Tutti i film hanno una durata di tredici minuti e nascono, spiega Margolina, «dalla curiosità nei confronti del mistero della creazione musicale: come prendono forma le immagini musicali e le melodie?». Ogni corto, dice ancora l’autrice, è realizzato con uno stile grafico diverso, e sempre ricchissimo di riferimenti e citazioni, «sviluppato con ricerche specifiche per corrispondere al mondo, allo stile e all’epoca del compositore protagonista».

Finalità didattiche simili si trovano anche nei lavori di Natal’ja Dabizha, dall’adattamento con pupazzi animati de Il barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini – parte del progetto Operavox della BBC, visto a Pesaro in proiezione notturna – e Abramo (Avraam), tratto da "Le storie del vecchio testamento".

Collocazione Round Midnight anche per la serie delle "Ninne nanne del mondo" di Liza Skvortsova: brevissimi film che traducono in immagini le nenie appartenenti alle tradizioni più diverse, da quella russa a quella irlandese, dalla lappone all’armena.

In Russia l’animazione per bambini gode di sostegno da parte dello Stato ma, spiegano le autrici ospiti della Mostra, si tratta di finanziamenti solo parziali e, in questo periodo di crisi economica generalizzata, trovare fondi dai privati è sempre più difficile. Anche la distribuzione è un grosso problema, perché gli spazi televisivi sono molto ridotti e la circolazione è quasi sempre ristretta al circuito del festival. «Per questo motivo – racconta Anna Shepilova – i miei lavori sono stati visti più all’estero che nel mio Paese».

Ha completato la selezione russa presente quest’anno a Pesaro il regista Boris Khlebnikov, già protagonista di una personale nell’edizione 2010 della Mostra: il suo A Long and Happy Life (Dolgaya Schastlivaya zhizn), già in concorso a Berlino, è stato il film di apertura della Mostra lunedì 24 giugno. Una storia che unisce il dramma personale del giovane Sasha (Aleksandr Yatsenko, ha recitato anche per Aleksej Balabanov e Nikolay Khomeriki) alla tragedia sociale ed economica vissuta nelle campagne russe, dove l’agricoltura, dice Khlebnikov, «non esiste più e il grande potenziale umano e lavorativo dei contadini è stato del tutto dimenticato e sprecato dallo Stato negli ultimi vent’anni». Il direttore della fotografia del film è Pavel Kostomarov, importante documentarista al quale la Mostra ha dedicato un focus nel 2011, in coppia con il suo compagno di lavoro abituale Aleksandr Rastorguev.

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