Appunti sul Nuovissimo cinema cileno

Appunti sul Nuovissimo cinema cileno

Pubblichiamo un saggio di Giovanni Ottone sul Nuovissimo cinema cileno in attesa della retrospettiva e del focus su Sebastián Lelio sugli schermi della 49a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema

Il cinema in Cile, a partire dagli anni ’60, ha visto emergere due generazioni importanti di cineasti. Negli anni ’70 si è affermato un gruppo in cui ricordiamo Miguel Littin, Helvio Soto, Patricio Guzmán e Raul Ruiz. Durante la dittatura militare, negli anni ’80, e con il ritorno della democrazia, sono comparsi autori di qualità, di cui accompagniamo la citazione con esempi dei loro film più noti. Tra gli altri: Gonzalo Justiniano (B-Happy, del 2003), Silvio Caiozzi (Coronación, del 2002), Ricardo Larraín (La frontera, del 1991) e Andrés Wood (Machuca, del 2004).
Dal 2005 è in atto una rinascita del cinema cileno, grazie all’affacciarsi alla ribalta di un paio di nuove generazioni di registi, nati negli anni ’70 e ’80, più inclini all’osservazione di microcosmi esistenziali, alla sperimentazione di moduli narrativi ed estetici e al superamento dei generi. Ne sono derivati sguardi molto personali sulla vita degli individui, sui contraddittori processi di modernizzazione della società, ma anche sull’eredità e sulle tragedie della precedente dittatura militare, iniziata nel 1973 e conclusasi solo all’inizio degli anni ’90, dopo una lunga fase di transizione. Per altro nei loro film si notano anche reminiscenze di opere di registi indipendenti statunitensi, emersi negli ultimi 20 anni (ad esempio Kevin Smith, Hal Hartley, Richard Kelly, David Gordon Green, Ryan Fleck e persino Jason Reitman, Wes Anderson, Miranda July e Tamara Jenkins).
Si ritiene che la ripresa della produzione cinematografica (dal 2006 una media annua di circa 15 - 20 film nazionali distribuiti nelle sale) sia stata favorita sia da processi istituzionali e da misure legislative, sia da fenomeni di politica e di organizzazione culturale. Nel primo caso è stata determinante l’emanazione, nel novembre 2004, della Legge n. 19.981, di promozione e sostegno della produzione audiovisiva, conosciuta come “ Ley de Cine”. La stessa ha istituito il “Consejo del Arte y la Industria Audiovisual”, che integra il “Consejo Nacional de la Cultura y las Artes”, e il “Fondo de Cultura Audiovisual”, destinato a finanziare, con varie modalità, la produzione e la distribuzione di film nazionali. Dal 2005 a tutt’oggi questo fondo ha finanziato circa un migliaio di progetti di produzione e di distribuzione di opere audiovisive. In aggiunta esiste un altro fondo gestito da un’agenzia statale che promuove la realizzazione di progetti di imprese di produzione e di distribuzione con caratteristiche di qualità e prospettive di mercato cinematografico e televisivo: il “Programa de Fomento al Cine y a la Industria Audiovisual de la Corporación de Fomento de la Producción (CORFO)”. Inoltre esistono norme di incentivazione fiscale per le imprese che donano fondi a istituzioni educative e culturali. Nel secondo caso sono da considerare sia la creazione di scuole di cinema, sia la crescita qualitativa dei Festivals cinematografici, tra cui soprattutto il Festival Internacional de Cine de Valdívia e il SANFIC di Santiago, che ospitano gli autori più giovani, e persino il rilancio del più tradizionale Festival di Viña del Mar.
Nel Paese, che conta una popolazione di circa 17,2 milioni di abitanti, si è assistito a un continuo incremento del pubblico nelle sale cinematografiche a partire dal 2000, più netto nell’ultimo quinquennio, fino ad un totale di quasi 15,2 milioni di spettatori nel 2012, essendo presenti circa 320 sale cinematografiche (pari a circa una sala ogni 57.000 abitanti). Tra l’altro il cinema è il genere di spettacolo culturale preferito dai cileni in oltre l’80% dei casi. Per altro il market share di pubblico esclusivo per i film nazionali, è calato dell’8% del 2008 a una media di circa il 3%, nel periodo dal 2010 al 2012.
Il “nuovo cinema cileno” presenta opere di vario genere. I cineasti che hanno esordito e si sono affermati negli ultimi 10 anni non risultano uniti da un accordo programmatico o da un manifesto dogmatico di gruppo, ma piuttosto da un rifiuto degli stereotipi. Sperimentano un nuovo realismo con varie declinazioni, dialogano con la quotidianità e la contemporaneità di specifici contesti generazionali e sociali e rivelano una relazione palese o più latente con il tragico passato politico. Rifiutano un cinema basato sulla parola, sulla spiegazione e/o sulla metafora, le suggestioni del realismo magico, del costumbrismo, dell’allegoria onirica e del pamphlet e rifuggono la pigrizia narrativa e la denuncia non supportata da una forma efficace, in sostanza la pretesa di rifarsi ad un’idea complessiva della società da raccontare. Sono inseriti in una piccola, ma significativa rete di autori e produttori indipendenti che, in alcuni casi, riesce anche a coinvolgere imprese europee e statunitensi in progetti di coproduzione. In effetti si conoscono e collaborano tra loro: spesso i registi sono anche produttori dei loro stessi film e di quelli di colleghi più giovani.
Molti film drammatici riguardano contraddizioni di identità in ambito familiare o a livello individuale e a volte denotano un pessimismo latente rispetto alla quotidianità e alle prospettive future, ma rivelano spesso anche importanti temi politici di ieri e di oggi. Ricordiamo i più significativi: Fiestapatria (2006), di Luis R. Vera; Padre nuestro (2006), di Rodrigo Sepúlveda; Fuga (2006), Tony Manero (2008), presentato al Festival di Cannes e premiato al Festival di Torino, Post mortem (2010), presentato al Festival di Venezia, e No (2012), presentato al Festival di Cannes, tutti di Pablo Larraín; La buena vida (2009) e Violeta se fue a los cielos (2011), premiato al Sundance, entrambi di Andrés Wood; Lucía (2010), opera prima di Niles Jamil Atallah, presentato al Festival di Rotterdam; Carne de perro (2012), opera prima di Fernando Guzzoni, premiato al Festival di San Sebastian; La sagrada familia (2006) e Navidad (2009), presentato al Festival di Cannes, El año del tigre (2011) e Gloria (2013), presentato in competizione ufficiale e premiato alla Berlinale, tutti di Sebastián Lelio .
Altri film riguardano specificamente problematiche esistenziali di adolescenti o di ventenni e trentenni, tra minimalismo narrativo drammatico e spunti introspettivi. Ne citiamo alcuni: Play (2005) e Turistas (2009), presentati al Festival di Rotterdam, entrambi di Alicia Scherson; Rabia (2006), di Oscar Cárdenas; Las niñas (2007), di Rodrigo Marin; Mami te amo (2008), esordio di Elisa Eliash, presentato al Festival di Pesaro; En la cama (2005) e La vida de los pezes (2010), presentato al Festival di Venezia, entrambi di Matías Bize; Ilusiones ópticas (2009) e Bonsai (2011), presentato al Festival di Cannes, entrambi di Cristián Jiménez; De jueves a domingo (2012), opera prima di Dominga Sotomayor, premiato al Festival di Rotterdam; La jubilada (2011.), esordio di Jairo Boisier Olave, presentato al Festival di Rotterdam e a quello di Pesaro.
Le stesse tematiche di relazioni familiari e interpersonali, relative a personaggi sia giovani che più anziani, sono anche affrontate utilizzando con intelligenza la forma della commedia, come nei seguenti film: La vida me mata (2007), La nana (2009), premiato al Sundance Film Festival e presentato al Festival di Cannes, Los gatos viejos (2010) e Crystal fairy (2013), presentati al Sundance, tutti di Sebastián Silva; El regalo (2008), di Cristián Galaz e Andrea Ugalde; Te creís la más linda (2009), esordio di José “Ché” Sandoval Santibañez; ; Joven y alocada (2012), opera prima di Marialy Rivas, premiato al Sundance Film Festival e presentato alla Berlinale.
Esistono poi opere che, come nel caso di una tendenza del“nuovo cinema argentino”, si caratterizzano per una sorta di “neorealismo introverso” che si impegna nel superamento dei limiti tra finzione e documentario. Si tratta di film che cercano di rappresentare situazioni di vita di persone ordinarie, senza tentare di spiegarle, valorizzando i silenzi e utilizzando prevalentemente attori non professionisti e non attori. Ne ricordiamo alcuni: El cielo, la tierra y la lluvia (2008), presentato al Festival di Rotterdam, e Verano (2011), presentato al Festival di Venezia, entrambi di Luis Torres Leiva; Alicia en el país (2008), di Esteban Larraín, presentato al Festival di Locarno; Huacho (2009), presentato al Festival di Cannes, e Sentados frente al fuego (2011), presentato al Festival di Toronto, entrambi di Alejandro Fernández Almendras; Ocaso (2010), di Théo Court e Manuel De Ribera (2010), opera prima di Christopher Murray e Pablo Carrera, entrambi presentati al Festival di Rotterdam.
In Cile esiste pure una significativa produzione di documentari che riguardano condizioni esistenziali difficili, come ad esempio quella degli indios nativi, contesti sociali attuali e, soprattutto, problematiche politiche relative all’epoca della dittatura militare con riflessi anche contemporanei. Tra quelli riguardanti gli indios e le loro lotte per mantenere l’integrità dei territori dove vivono, assediati dalle attività estrattive minerarie e dai progetti energetici di imprese multinazionali, spesso con la complicità dei governi, nazionale e locali, ne ricordiamo alcuni: El velo de Berta (2004) di Esteban Larraín, sugli indios Pehuenches; Uxüf xipay (2004), di Dauno Tótoro, e Newen Mapuche, la fuerza de la gente de la tierra (2010), di Elena Varela, sui Mapuches. Tra quelli che trattano il tema della dittatura militare, rievocando figure ed episodi del passato, ma anche raccontando le vicende attuali di individui che hanno fatto parte di quel regime, ne ricordiamo alcuni, tutti di ottimo livello qualitativo: Circunstancias especiales (2006), di Héctor Salgado e Marianne Teleki; Calle Santa Fe (2007), di Carmen Castillo; El Diario de Augustín (2008), di Ignacio Agüero; Mi vida con Carlos (2009), di Germán Berger-Hertz; El mocito (2011), di Marcela Said e Jean de Certeau. Nostalgia de la luz (2010), del veterano documentarista Patricio Guzmán, è un capolavoro che riunisce temi politici, filosofici, scientifici ed esistenziali ed è stato presentato al Festival di Cannes.
Il “Festival Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro”, che, nell’ultimo decennio ha dedicato una costante attenzione alle cinematografie e ai nuovi autori dell’America Latina (ne sono esempio le retrospettive-omaggio riguardanti Messico e all’Argentina) dedicherà quest’anno un’ampia retrospettiva al “Nuovo Cinema dal Cile” , ospitando registi, attori e produttori.
Contemporaneamente occorre riconoscere che anche i distributori del nostro Paese si sono accorti di questa nuova realtà cinematografica. Ne è la prova l’uscita nelle sale italiane, nel 2009 e nel 2010 di alcuni film cileni di notevole qualità: Tony Manero e Post mortem, di Pablo Larrain e La nana, di Sebastián Silva. Infine si segnala la prossima uscita del preannunciato Il futuro (2013), di Alicia Scherson, prima coproduzione cilena – italiana, presentata in anteprima mondiale al Sundance Film Festival e poi al Festival di Rotterdam.

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