George Roy Hill

BUTCH CASSIDY

Film d’apertura - Omaggio 50 anni dopo
15 giugno 2019 alle ore 21:45 Piazza del Popolo
BUTCH CASSIDY

La prima di Butch Cassidy and the Sundance Kid ha avuto luogo a Durango il 2 settembre 1969, 110 minuti la durata del film. Sui manifesti veniva annunciato così: “Una coppia come quella di Butch e il Kid non l’avete mai incontrata”, mentre la Fox aveva preparato tre trailer: uno per sottolineare il carattere di buddy movie (e quindi con Newman e Redford in primo piano, accompagnati dal charleston), uno di tipo romantico (focalizzato su Katharine Ross e con l’accompagnamento di “Raindrops”, un po’ come un Gangster Story western, o addirittura un Jules e Jim) e uno di azione, con elementi da entrambi. Le recensioni sono state in generale deludenti. Sul «New York Times», Vincent Canby ha dichiarato che il film, attanagliato dal vuoto, imboccava scorciatoie poetiche. Per Pauline Kael sul «New Yorker» il film toccava il fondo, citando la stessa Etta quando confessa ai fuorilegge i motivi per cui vuole andare con loro in Sudamerica: «Ho 26 anni, sono single, faccio la maestra, più in fondo di così…».

Ma il pubblico lo ha adorato. In prima visione negli Stati Uniti, Butch Cassidy ha incassato quasi 46 milioni di dollari. Per l’uscita in seconda visione le locandine annunciavano “Butch e Kid sono tornati… tanto per divertirsi”, definendo il film “probabilmente il western più divertente che sia mai stato fatto”. In Gran Bretagna il film era limitato agli adulti (mentre negli Stati Uniti la classificazione M suggeriva l’accompagnamento dei genitori). In Italia, dove Robert Redford era meno noto, è stato distribuito semplicemente come Butch Cassidy, in Francia come Butch Cassidy et Le Kid e in Germania Zwei Banditen. Nel gennaio 1970 la canzone “Raindrops Keep Fallin’” è diventata prima in classifica USA, rimanendoci per quattro settimane; in Gran Bretagna ha raggiunto la 38^ posizione, e ha poi vinto l’Oscar come Miglior canzone. Il film ha vinto gli Oscar per Miglior colonna sonora originale, Miglior fotografia per Conrad Hall e Miglior Soggetto e sceneggiatura per Goldman, pur non conquistando Miglior regia e Miglior film nonostante le nomination.
Butch Cassidy ha esercitato una grande influenza sul western, anche se forse il più diretto di-scendente in termini di stile e toni è stato La stangata (1973) dello stesso Hill, che vedeva Newman e Redford nuovamente uniti nell’organizzare scommesse truccate in una Chicago post-Depressione. In televisione, nell’episodio pilota del western comico Due onesti fuorilegge (Alias Smith and Jones, 1970) vengono ripresi gli pseudonimi che usano Butch e Cassidy quando si trovano in Bolivia.

L’incipit diceva: “Questa è la storia di due onesti fuorilegge che rubavano ai ricchi… per tenersi i soldi”. E la serie che seguì (1971-73) era piena di riferimenti giocosi alle bravate di Butch e Sundance. Nel 1978 è stato realizzato un prequel del film di Hill, Il ritorno di Butch Cassidy e Kid, con Tom Berenger nei panni di Butch e William Katt in quelli del Kid. Howard Hughes, Stagecoach to Tombstone: The Filmgoers’ Guide to the Great Westerns, I.B.Tauris 2007

Butch Cassidy è uno dei western più amati di tutti i tempi. La sua verve tutta contemporanea tra-scende il genere grazie alla miscela di commedia drammatica, musiche orecchiabili e finale tragico, e rappresenta la quintessenza della controcultura chic degli anni ’60, diventando un “West Coast western” in tutti i sensi. … I protagonisti, interpretati con fascino e leggerezza da Paul Newman e Robert Redford, costituiscono la coppia maschile in chiave spassosa par excellence in cui, a differenza dei cowboy solitari tipo Clint Eastwood e Charles Bronson, i componenti si di-vertono in (cattiva) compagnia l’uno dell’altro.

Nel 1968 la 20th Century Fox aveva acquistato per 400.000 dollari una sceneggiatura intitolata “The Sundance Kid and Butch Cassidy”. L’autore era William Goldman, noto drammaturgo e sceneggiatore, che l’aveva scritta dopo anni di ricerche. …
Le prove sono durate due settimane, e le riprese, cominciate il 16 settembre 1968, si sono svolte principalmente in esterni, con qualche ripresa in interni negli studi della Fox, concludendosi dopo 84 giorni. Il piano di lavorazione ha seguito un ordine cronologico, salvo che per le scene del-l’assalto al treno, girate prima per evitare la neve invernale. …
Robert Redford e Paul Newman non si conoscevano ma sono andati d’accordo, e la loro intesa ha beneficiato la tipica interazione da buddy movie fra Butch e il Kid. Newman dice che la sua interpretazione del personaggio di Butch era in chiave rilassata, «c’era un bel po’ di me stesso in quel ruolo», mentre Redford ha interpretato Sundance come un personaggio «distante, un solitario, anche un po’ schizoide». Katharine Ross non si trovava bene con George Roy Hill, il regi-sta, e ha preferito lavorare con quello della seconda unità, Michael Moore. La leggenda vuole che Newman andasse perennemente in giro con un apribottiglie appeso al collo, sotto la camicia, per le birre, mentre Katharine Ross ricorda che «Newman stava sempre a raccontare barzellette, Red-ford stava sempre al telefono, e io stavo sempre ad aspettare loro».
Howard Hughes, Stagecoach to Tombstone: The Filmgoers’ Guide to the Great Westerns, I.B.Tauris 2007

***

Il motteggio o sfottò non è uno stile esclusivamente maschile, si pratica anche fra amici e fra amanti. Ma come forma di scambio maschile è usato così tanto e spesso, è così forte e diffuso sia nella vita sia nel mondo della rappresentazione, che va considerato soprattutto un esempio di stile maschile. (…) Quando Butch Cassidy è uscito nel 1969, lo stile di vita libero e leggero che celebrava non poteva non essere un indicatore dei valori della controcultura, così come la reiterata riluttanza dei protagonisti ad arruolarsi chiaramente riportava agli studenti che non vole-vano andare a combattere in Vietnam. Il film, che si ispira a Jules e Jim di Truffaut (1962) e, per il finale, ricalca quello di Viva Zapata! ([Elia Kazan], 1951), ha una trama relativamente abbozzata che in realtà fa da canovaccio per mettere in scena un classico rapporto fra amici maschi. In questo quadro, le donne vengono trattate in modo marginale, oggetti di scambio fra i due uomini. (…)
Diversamente che in Jules e Jim, Etta non fa l’amore sia con Cassidy sia con Sundance, tuttavia per loro lei non è più importante delle ragazze da saloon che incontrano via via. (…) I due personaggi maschili formano una coppia di opposti. Butch Cassidy è ragione, idee, parlantina, socievolezza, il principio del piacere; Sundance Kid è corpo, azione, poco incline a parlare, isolato, principio di realtà. Incurabile ottimista, Cassidy nel suo complottare ha un tocco di codardia; Sundance, anche se lo nasconde bene, è stupido. (…) L’amore sublimato l’uno per l’altro emerge non solo dalle lunghe occhiate che si scambiano ma dall’incessante sfottò reciproco, che rivela comprensione per le debolezze di ciascuno. Poi, nel film, i dialoghi soprattutto mettono a nudo le presunzioni di eroismo da parte di Cassidy. (…) Ma sono entrambi condannati: in parte a causa del West in rapido cambiamento, con le banche che diventano sempre più difficili da rapinare, ma soprattutto per il loro rifiuto di crescere, di sottomettersi al padre simbolico e accedere così alla eterosessualità adulta. Ecco perché una buona parte del film consiste nel loro venire inseguiti da una figura indistinta, il rappresentante della legge Lefors. (…) Fino alla fine Butch Cassidy e Sundance Kid non possono ammettere il loro amore se non tramite il continuo attaccarsi reciproco. Nello sfottò l’antagonismo esplicito fra due ego maschili fa da schermo all’implicito legame fra maschi. Critiche personali [come quelle espresse in varie scene del film, NdC] non sarebbero mai permesse a un estraneo, perché sono basate su una rinnegata ma affettuosa consapevolezza di ciò che è l’altro. E molto del piacere per lo spettatore viene dal riconoscimento di questo meccanismo.
Antony Easthope, What a Man’s Gotta Do: The Masculine Myth in Popular Culture, Routledge 2013


CAST & CREDITS
sceneggiatura/screenplay William Goldman
fotografia/cinematography Conrad L. Hall
montaggio/editing John C. Howard, Richard C. Meyer
musica/music Burt Bacharach
interpreti/cast Paul Newman, Robert Redford, Katharine Ross
Stati Uniti d’America 1969, 106’

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