Carlo Lizzani: “Il mio cinema attraverso i generi è lo specchio della mia vita, tra dramma e risate"

Carlo Lizzani: “Il mio cinema attraverso i generi è lo specchio della mia vita, tra dramma e risate"

Pesaro, 27 giugno – “Un testimone, un critico, un divulgatore di alto livello che ha esplorato tanti generi e raccontato un grandissimo numero di personaggi realmente esistiti. Una presenza quantitativamente e qualitativamente rilevante nella storia e nel cinema del nostro paese”. Così Bruno Torri – fondatore e presidente del Comitato Scientifico della Mostra di Pesaro, nonché moderatore della tavola rotonda di oggi – ha introdotto il dibattito su Carlo Lizzani, protagonista del 24° Evento Speciale del festival con una ricca retrospettiva, un volume monografico, una mostra di foto e due anteprime assolute. Un colloquio introdotto da Vito Zagarrio, a cui hanno partecipato le attrici Giuliana De Sio (protagonista di Cattiva) e Antonella Fattori (protagonista de La donna del treno); la studiosa americana Millicent Marcus (Yale University); Enrico Magrelli (conservatore della Cineteca Nazionale – Centro Sperimentale di Cinematografia); il critico Vittorio Giacci (autore del “Castoro” su Lizzani e produttore del film di montaggio di Lizzani Il mio Novecento), Laura Delli Colli, Ennio Bispuri, Pasquale Iaccio e il direttore della fotografia Blasco Giurato. Subito prima della tavola rotonda, il Cinema Astra ha ospitato il calco delle mani di Giuliana De Sio e Carlo Lizzani e poi la proiezione della videointervista Il cineasta multitasking. Carlo Lizzani, cinema e altro firmato da Vito Zagarrio e prodotto dalla Fondazione Pesaro Nuovo Cinema Onlus e dal Laboratorio Cinema della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, in collaborazione con Kimerafilm.

Una tavola rotonda in cui ha trovato spazio anche un grido d’allarme per le sorti della cultura e del cinema in Italia, con il direttore artistico della Mostra Giovanni Spagnoletti che ha sottolineato come “oggi l’università pubblica è considerata una ruota sgonfia, ma tra le altre cose noi qui presentiamo un documentario-intervista prodotto proprio da un ateneo: un segnale per dire al paese che l’università pubblica deve essere difesa anche nella sua capacità produttiva”. Subito dopo l’assessore alla Cultura del Comune di Pesaro Gloriana Gambini ha fatto gli onori di casa salutando gli ospiti e accennando al futuro della manifestazione: “La Mostra del Nuovo Cinema è un appuntamento di grande profondità e vivacità, che dimostra ogni anno di più la sua validità. Nonostante il freddo le proiezioni in piazza erano sempre gremite e c’è grande partecipazione; per questi motivi la nostra amministrazione cercherà di mantenere nei prossimi anni il suo contributo alla Mostra. Considerando i tagli pesanti e tempi di crisi, questo è un arrivederci impegnativo”.

L’attenzione è tornata poi sul vero protagonista della giornata, Carlo Lizzani, con l’intervento di Vito Zagarrio: “Una delle cose di cui si parla meno quando si analizza il cinema di Lizzani è il suo talento registico – ha detto – e noi abbiamo cercato di farlo nel libro con l’esame approfondito di alcune scene. Ma di questo regista si possono e devono sottolineare anche la capacità di far recitare gli attori, la sua attenzione per i temi del corpo e della sessualità, le sue strutture narrative innovative e il suo gusto per il metalinguaggio”. Vittorio Giacci, presidente dell’ACT Multimedia, ha invece posto l’attenzione su “una sterminata serie di progetti non realizzati. Lizzani è un regista eclettico, il che all’epoca ha spiazzato la critica, ma anche alla luce delle altre attività che ha svolto nella sua carriera, va considerato come lo straordinario depositario di un’esperienza enciclopedica”.

“Più che di eclettismo, io parlerei di identità culturale multipla – ha precisato Enrico Magrelli – che si è espressa grazie alla sua attività su almeno tre fronti: quello di storico e critico prezioso, quello di autore ed ermeneuta della storia, e quello di direttore della Mostra di Venezia, ruolo che ha assunto nel 1979 inventando dei format che non solo sono rimasti inalterati nel tempo, ma sono anche stati mutuati da altri festival, come Extra, per cui il Festival di Roma si è ispirato alla sezione ‘Officine’ ideata da Lizzani”.

Per offrire il suo sguardo sul cinema di Lizzani, la studiosa americana Millicent Marcus si è avvalsa di alcuni brani di Hotel Meina (2007) e L’oro di Roma (1961), che ha mostrato al pubblico per poi commentarli: “Lizzani è stato tra i pochi coraggiosi ad affrontare le macchie del nostro secolo, come dimostrano questi due film, in cui racconta la razzia nel ghetto di Roma e la pagina buia della strage nazista di civili compiuta nel settembre 1943 sul Lago Maggiore”. Protagonista di Cattiva, il film proiettato ieri sera in piazza del Popolo, l’attrice Giuliana De Sio ha ricordato con affetto e commozione la sua esperienza su quel set: “Carlo mi ha accolta, filmata e montato le mie immagini scegliendo sempre i momenti giusti della disperazione del mio personaggio. Lui era una presenza felice nell’infelicità di quella storia. Cattiva è stato l’unico film a darmi un reale ruolo da attrice. Spero che il mio destino e quello di Carlo si incontreranno ancora in futuro”. Anch’essa protagonista di uno dei film di Lizzani – l’opera televisiva La donna del treno Antonella Fattori ha rievocato le circostanze che la portarono a interpretare quel film: “La scelta su di me è stata molto sofferta – ha ricordato – io non avevo mai avuto un ruolo da protagonista prima e la Rai voleva Patricia Millardet. Dopo tanti provini sono comunque stata scelta io, accanto a un giovane Alessio Boni: ero intimorita, ma poi Carlo mi ha contagiato con la sua rilassatezza e lievità. Invece di dirigere dalla solita sedia da regista, lui guidava la troupe addirittura da una chaise-longue. Mi ha fatto diventare grande attrice, lo devo ringraziare di avermi traghettato verso la maturità”.

Il direttore della fotografia Blasco Giurato ha raccontato invece, riprendendo l’accenno di Vittorio Giacci, alcune delle sue “esperienze mancate” con il regista di Achtung! Banditi!. “Dovevo fare con lui Celluloide e recentemente anche Hotel Meina, ma per vari motivi non ci sono riuscito. Le nostre strade si sono però incrociate su altri set e lui riusciva sempre a mettere a proprio agio ogni collaboratore. Da anni abbiamo in mente nuovi progetti da fare insieme e mi auguro di realizzarli, anche per dimostrare quanto questo regista sia ancora giovane”.

“Io ho avuto il privilegio di raccontare nel libro il suo rapporto con gli attori – ha spiegato Laura Delli Colli, presidente del Sindacato Nazionale dei Giornalisti Cinematografici – Lizzani è stato un grande direttore di attori e continua ad essere un eccezionale talent scout. Ma mi piace ricordare, anche qui, due clamorose occasioni mancate, quelle con Sophia Loren e Robert De Niro, a cui fece dei provini agli inizi delle loro carriere ma poi non si crearono le condizioni perché fossero loro a interpretare i film. In ogni caso, come ha detto anche Giuliana De Sio, l’attenzione che ha dato alle donne è stata grandiosa”.

Ennio Bispuri, autore del saggio “La commedia agra” del volume di Marsilio, ha sottolineato la frequentazione del genere della commedia da parte di Lizzani, con ben sei opere realizzate tra il 1956 e il 1965: “Nella videointervista mostrata oggi, curiosamente Carlo ha citato proprio tre commedie tra i suoi film che porterebbe su un’isola deserta: La vita agra, La Celestina P… R… e Lo svitato. Opere fortemente profetiche che risultano addirittura più attuali oggi di venti anni fa, con la satira sul mondo pubblicitario, sulle escort e i loro rapporti con i politici e sul giornalismo, con Dario Fo nei panni di un reporter che cerca lo scoop”. A confermare l’attualità del cinema satirico di Lizzani è anche Pasquale Iaccio, autore del saggio “La stella polare della Storia”, il quale fa notare come in La vita agra si parlasse di problemi che oggi sono sulle prime pagine dei giornali. “Basti pensare alla battuta ‘Raddoppiamo la produzione o chiudiamo’, oppure al momento del film in cui si sottolinea il fatto che tagliare i costi della sicurezza in azienda può costituire un pericolo per i lavoratori”.

In chiusura della tavola rotonda, è proprio Carlo Lizzani a riassumere i passaggi più importanti della sua vita e del suo cinema con una risposta molto sentita a quella che è stata la questione principale del dibattito. “Perché ho attraversato tanti generi diversi? Perché la mia vita stessa è stata un mix di generi e, forse non troppo consapevolmente, l’ho riprodotta con il mio cinema senza buttare via gli aspetti che non erano in sintonia con alcuni momenti drammatici della mia esperienza personale, o di quella collettiva. Ricordo ad esempio che durante l’occupazione di Roma mi nascondevo in un appartamento al piano di sotto di quello di Anna Proclemer. Era un periodo molto cupo, ma capitò che ci riunissimo in quella casa a fare esilaranti sedute di spiritismo in cui interrogavamo Mussolini e Stalin. Oppure le risate che mi facevo con Rossellini sul set di Germania Anno Zero, o i bambini che dormivano nei cassetti quando facevamo le riunioni clandestine a casa mia all’insaputa di mio padre. Ho vissuto momenti difficili, ho fatto la Resistenza, ho rischiato la vita, ma ci sono state sfaccettature comiche anche nei periodi più drammatici della mia esistenza, e la mia vita la vedo simile a quella di tanti personaggi della commedia all’italiana”.

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