Caro Gorbaciov

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Nella notte del 26 febbraio 1937, nell’appartamento di Mosca - ceduto loro da Stalin dopo il suicidio ivi avvenuto della moglie Nadezda Allilujeva - Nikolaj e Anna Larina Bucharin trascorrono una drammatica vigilia, punteggiata da inquietanti premonizioni. Con l’angoscioso presentimento che, a causa delle accuse di tradimento di Stalin, per Nicolaj si avvicini la medesima sorte toccata ad altri dirigenti del partito, questi insiste perchè la moglie impari a memoria una lettera, indirizzata come denuncia alle future generazioni, per evitare che venga requisita e distrutta e per assicurare in tal modo ai posteri la conoscenza della verità sul regime. Anna Larina è riluttante: non trova credibili le paure del marito quindi non vuole imparare a memoria la lettera. Continua ad avere fede in Stalin e nel partito. Fra spiegazioni e rivelazioni disperate di Nikolaj, resistenze di lei, momenti di effusione e di contrasto tra i due, brevi interruzioni per accudire il piccolo Yuri, evocazioni fugaci di memorie del passato, si delineano gli aspetti salienti della carriera di Nikolaj Bucharin, capo del Comintern, difensore di Trotzki, direttore delle Izvestija. Aspetti che sono alternati da ricordi d’infanzia di Anna Larina, (già da piccola ingenuamente infatuata del suo eroe e degli ideali della rivoluzione) e resi ripetutamente funesti da misteriosi accadimenti. A notte alta, dopo che due agenti hanno suonato alla porta per consegnare morta la volpe dei Bucharin, appena uccisa con un futile pretesto nel sottostante giardino, Anna Larina decide finalmente di imparare a memoria la lettera e viene bruciato il testo scritto. L’indomani Bucharin è arrestato.

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