Conclusione Dopofestival

COME STRAVOLGERE TUTTO CON UN VIDEO E GIRARE AL POLO NORD PER NOVE ORE IN SENSO INVERSO AL MOVIMENTO DELLA ROTAZIONE TERRESTRE…
QUESTA SERA SI CONCLUDE IL DOPOFESTIVAL

Pesaro, 27 giugno. Si conclude questa sera il “Dopofestival”, seconda edizione della sezione che il Festival del Nuovo Cinema di Pesaro dedica alla video arte ed ai rapporti tra l’immaginario cinematografico ed il mondo delle Gallerie e dei Musei.
Dieci artisti mostrati, ventidue video che hanno spaziato dalle apparentemente docili e poetiche immagini di Guido van der Werve, all’universo cinico e disperato messo in scena dal tedesco Oliver Pietsch, trentenne berlinese che usa il found footage ripescando immagini di film mainstream di violenza, suicidi o droghe, accostandole con musiche contrastanti.
Dieci artisti e ventidue video che hanno avuto un grande successo di pubblico e che hanno confortato la duplice vocazione di questa sezione notturna e nottambula, ossia, da un lato la voglia di mostrare alcune delle pratiche della creatività dell’estremo contemporaneo e dall’altro l’occupazione di uno spazio (il cortile di Palazzo Gradari) nel quale pubblico e ospiti del Festival potessero incontrarsi e relazionarsi.
Lavori decontestualizzati, presentati fuori dai luoghi per i quali sono stati progettati, e anche fuori dalle sale cinematografiche. Dalle immagini di Arnis Balcus che hanno raccontato il passaggio della Lettonia dalla Unione Sovietica all’indipendenza, alle pratiche relazionali di Johanna Billing, passando per gli sperimentalismi di Moira Tierney e di Nomi Talisman che ha mostrato come sia possibile ricostruire la storia dei generi del cinema hollywoodiano attraverso dei semplici home movies.
E poi gli italiani: Werther Germondari con la sua pratica continuamente ai confini tra arte contemporanea e cinema, ZimmerFrei e le costruzioni di architettura delle immagini, e Matteo Rubbi, con le sue scritte volanti o le immagini di cartoline d’epoca esperimenti di nuovo cinema creato a partire da immagini d’archivio di vecchi dirigibili.
Forme differenti per raccontare il mondo di oggi, vandalizzando le inquadrature così come Cyprien Gaillard vandalizza la natura, ossia l’elemento nel quale ci dovremmo più sentire a nostro agio, perché – sembrano raccontare questi video – oggi per poter incidere sul reale si deve stravolgere tutto, come racconta Guido van der Werve che chiuderà stasera la sezione con la documentazione della performance da lui svolta al Polo Nord, dove ha girato, per nove ore, in senso inverso al movimento di rotazione terrestre, per dimostrare che non è poi così difficile combattere contro quello che sembra impossibile combattere.

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