Convegno Dario Argento

ARGENTO SALVATO DAL CINEMA:
“SENZA I MIEI FILM FORSE SAREI FINITO IN GALERA”

(Questa mattina s’è svolta al Cinema Astra di Pesaro, nell’ambito del 22° Evento Speciale, una tavola rotonda sul cinema di Dario Argento (“Il cinema di Dario Argento tra genere e autorialità”). Alla tavola rotonda, centrata sulla presenza del Maestro dell’horror e del thriller, hanno partecipato psicanalisti, docenti universitari, critici internazionali, nonché stretti collaboratori del regista.
Attorno a Dario Argento, c’erano Graziella Magherini, la psicanalista che per prima ha studiato a fondo e descritto la cosiddetta “sindrome di Stendhal” (su cui Argento ha basato il suo noto film), Gianni Canova, docente allo Iulm di Milano, Vivien Villani, critico francese che ha recentemente pubblicato un volume (con versione italiana e francese) su Argento, Steve Della Casa, presidente della Film Commission Piemonte ed esperto di Argento (specie nelle sue location torinesi), il critico Mario Sesti ed altri.
Numerosi poi i collaboratori di Argento: Claudio Simonetti, autore di molte colonne sonore dei suoi film (una su tutte: Profondo rosso), Franco Ferrini, suo sceneggiatore di fiducia, Sergio Stivaletti, mago degli effetti speciali, Frederic Fasano, direttore della fotografia de La terza madre.
In sala erano presenti altri esperti di Argento e collaboratori del volume “Argento vivo. Il cinema di Dario Argento tra genere e autorialità”, edito da Marsilio: tra gli altri Gabrielle Lucantonio, Fabio Maiello, Antonio Bruschini, Caterina Taricano , ecc.
La tavola rotonda è stata coordinata da Bruno Torri, Presidente del Comitato scientifico della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema (diretta da Giovanni Spagnoletti) e introdotta da Vito Zagarrio, curatore dell’Evento Speciale dedicato ad Argento.
In sala, una rilevante presenza di cinefili e fan, attratti dalla figura di cult director di Dario Argento. E’ stata un’occasione per discutere del cinema di questo Maestro di genere, che può essere accostato però ad Autori alti come Antonioni, e da cui hanno preso moltissimi spunti registi come Kubrick, De Palma, Tarantino).


Pesaro, 28 giugno. Dario Argento torna a Pesaro. Alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, d’altronde, il maestro del brivido è quasi di casa: “Ci venivo da ragazzo, quando facevo il giornalista, e qui ho visto i primi film di Andy Warhol, la Nouvelle Vague: è un luogo mitico”.

La giornata di oggi, al Festival, è tutta dedicata a lui: oggetto quest’anno del tradizionale Evento speciale, Argento è stato protagonista stamattina di un’affollata tavola rotonda. “Qualcuno si è stupito della decisione di dedicare l’appuntamento ad un cineasta di genere – ha spiegato il presidente del comitato scientifico della Mostra Bruno Torri – ma questa è l’occasione per risarcire un valido regista della disattenzione della critica, e per comprendere la poetica coerente che non sempre abbiamo saputo scorgere”.

“I critici mi hanno perseguitato e insultato per anni – conferma l’autore di titoli indimenticabili come Profondo rosso e Suspiria – e in Tenebre mi sono tolto lo sfizio di farne uccidere uno ad accettate. Ma io non cerco il consenso unanime, non ho bisogno di santificazioni: però, anche se sono abituato a questo tipo di celebrazioni all’estero, averle per una volta in Italia è bellissimo”.

Per l’occasione, Argento si è preso una pausa dalle riprese di Giallo, il suo nuovo film: “Il primo girato su commissione: i soldi sono americani, mi hanno messo a disposizione un grande cast, con Adrien Brody ed Emmanuelle Seigner”. I rapporti con le major, però, non sono sempre così buoni: Quattro mosche di velluto grigio, per esempio, è ostaggio da anni di un contenzioso tra la Paramount e il regista. E così non si è potuto proiettare il film a Pesaro: “Ma in fondo mi piace l’idea di avere un film maledetto e invisibile”, scherza Argento.

Per il curatore dell’Evento Speciale, Vito Zagarrio, la sua filmografia è come l’opera di un artista: “È fatta di periodi, fasi, persino colori, ricco di topoi e ossessioni ricorrenti. Ma l’universo coerente del suo cinema va visto non solo con la testa, ma con le viscere”. Aver (ri)visto tutti i film ha permesso di approfondire chiavi di lettura psicanalitiche, politiche (“La terza madre è un ritratto delle paure della società occidentale contemporanea”), estetiche (“Il senso etico delle sue inquadrature è lo stesso di Antonioni. E persino Kubrick, senza Suspiria, difficilmente avrebbe girato Shining”).

Autore di prim’ordine, quindi: spesso bistrattato (soprattutto per gli ultimi film), forse perché – come sostiene il critico Gianni Canova – “è un’eccezione culturale nel panorama italiano, così refrattario all’horror. I suoi film sono un kamasutra di delizie e di torture del corpo, ogni organo è usato con una poetica – forse un’etica – del supplizio debitrice di una matrice figurativa forse più nordica, fiamminga, che autoctona”.

“Certe invenzioni e le capacità di ideazione dei suoi film sono degne di un grande romanziere”, continua Mario Sesti, che parla di un cinema “che mette le mani addosso allo spettatore”. E che, sottolinea Steve Della Casa a proposito dei due episodi diretti da Argento per la serie tv Masters of Horror, “si spinge oltre i limiti dell’autocensura”.

Si emoziona, Argento: per le parole della psicanalista Graziella Magherini (consulente per La sindrome di Stendhal), che rintraccia negli incubi del regista i pensieri di Dario bambino; e per la presenza di collaboratori di una vita. Nessun attore (“con loro ho avuto un rapporto ondivago: Tony Musante mi voleva picchiare alla fine delle riprese de L’uccello dalle piume di cristallo; e di Anthony Franciosa mi irritava che bevesse”), ma certo non potevano mancare il musicista Claudio Simonetti, lo sceneggiatore Franco Ferrini, l’esperto di effetti speciali Sergio Stivaletti, il direttore della fotografia Frederic Fasano. Tutti concordi nel sottolineare la generosità del regista, la sua volontà di scommettere sui giovani. “Ha creduto in me quando ero ancora uno studente di medicina”, lo ringrazia Stivaletti, che esordì con Phenomena: “All’inizio dovevo realizzare soltanto un semplice cadavere, poi l’ho conquistato mostrandogli i miei esperimenti in stop-motion, e ha voluto che mi occupassi anche del killer protagonista”.

“L’ho conosciuto nel 1983”, continua Ferrini: “Avevo già scritto una decina di film quando provai a mandargli una sceneggiatura: quel film non l’abbiamo fatto, ma presto è arrivato Phenomena, e poi una dozzina di opere. Un sodalizio, e un’amicizia, maturati nel tempo: ci siamo messi a nudo, il nostro è quasi un rapporto matrimoniale, a volte mentre si scrive un film insieme si può arrivare ad odiarsi”. “Dario è un bambino cattivo che tormenta i propri padri artistici, compreso Hitchcock”.

“La mia carriera non sarebbe stata la stessa senza Profondo rosso – ricorda Simonetti – sono le collaborazioni con Dario ad aver fatto della mia musica un simbolo dell’horror, famoso in tutto il mondo”.

E il cinema ha cambiato la vita anche ad Argento: “In quegli anni, con la mia passione politica, se non avessi raggiunto la notorietà con questo mestiere, avrei aderito a qualche organizzazione clandestina. E oggi sarei morto, o in galera!”. “Un terrorista in meno, ed un artista in più”, ha commentato Torri: e la statura dell’artista potranno facilmente giudicarla stasera gli spettatori del Festival, che stasera vedranno in Piazza del Popolo il director’s cut di Opera.

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