Doppio appuntamento con la sezione Bande à part: "Meeting The S.E.W.A. Movement" di Carola Spadoni e "Rachel" di Simone Bitton

DOPPIO APPUNTAMENTO CON LA SEZIONE BANDE À PART: MEETING THE S.E.W.A. MOVEMENT DI CAROLA SPADONI E RACHEL DI SIMONE BITTON

Pesaro, 28 giugno. Due film della sezione fuori concorso Bande à part sono stati presentati oggi pomeriggio al Teatro Sperimentale: Meeting the S.E.W.A. Movement di Carola Spadoni e Rachel di Simone Bitton.

Meeting the S.E.W.A. Movement pone lo sguardo sul S.E.W.A., un sindacato costituto a metà degli anni settanta con base ad Ahmedabad, città dell’industria tessile nello stato indiano del Gujarat, formato da donne lavoratrici informali, fuori dal sistema del lavoro salariato e del welfare, protagoniste della cosiddetta informal economy.
La maggioranza delle lavoratrici dell’economia informale sono fuori casta, hanno pochissima o nessuna educazione scolastica, la loro età varia dalle adolescenti alle anziane e nella media l’incasso giornaliero va dai 30-50 centesimi ai 2 euro.
Le donne protagoniste del documentario sono facchine, raccoglitrici di carta per il riciclo, portatrici d’acqua, operaie, venditrici di verdura che esercitano per strada, fabbricatrici di bidi e incenso.
Tra esotismi reciproci, incomprensioni e voglia di comunicare le proprie storie, il film è un viaggio in soggettiva attraverso donne, spesso prive di istruzione, determinate a migliorare la propria vita.

Queste le parole di Carola Spadoni: “Ho lavorato sui colori e la materia dell’immagine per ricavare l’aurea dei musical di Bollywood. Le donne che ho incontrato, nel trasformare la loro vita, sono eroine contemporanee come gli eroi delle saghe cinematografiche e le divinità del pantheon induista”.

Rachel, che è stato presentato alla Berlinale nella sezione “Forum”, ha come protagonista Rachel Corrie, una pacifista americana di 23 anni, militante in un’organizzazione internazionale che andò sulla striscia di Gaza a difendere le case dei Palestinesi che gli Israeliani stavano abbattendo per costruire il muro. Il 16 marzo del 2003 venne schiacciata da un bulldozer israeliano. La polizia militare israeliana stabilì che la morte di Rachel era stata un incidente. Nonostante molti testimoni affermino che il soldato che guidava il bulldozer abbia ucciso Rachel intenzionalmente, l’amministrazione americana non ha mai richiesto un’inchiesta indipendente e il caso è stato archiviato e dimenticato.
Il film si propone come una sorta di inchiesta cinematografica che a partire dalla morte della ragazza (“un’americana dal sangue palestinese”) si espande a macchia d’olio su quanto vi sta intorno. Dalle testimonianze dei compagni di lavoro della ragazza alla violenza delle continue incursioni militari degli Israeliani nella striscia palestinese passando attraverso la sofferenza delle vittime e l’indifferenza di fronte alla morte.

Queste le parole di Simone Bitton, che è una vecchia conoscenza del festival di Pesaro visto che nel 2004 aveva vinto il Premio Pesaro Nuovo Cinema con il documentario Mur: “Oggi l’esercito israeliano continua ad uccidere vittime innocenti. Mentre tutti i civili palestinesi e chiunque porti loro assistenza diventano potenzialmente vittime collaterali. Parlare di crimini di guerra o fare riferimento alla convenzione di Ginevra suona solo arcaico”.

 

 


Documenti allegati

In questa sezione

FACEBOOK

TWITTER

Ultime News

Comunicati stampa

Rimaniamo in contatto

Resta aggiornato su tutte le iniziative del Pesaro Film Festival

SPONSOR

)