È morto Cesare De Michelis. Con lui e Marsilio una grande collaborazione editoriale con la Mostra del Nuovo Cinema

È morto Cesare De Michelis. Con lui e Marsilio una grande collaborazione editoriale con la Mostra del Nuovo Cinema

È morto a 74 anni , venerdì 10 agosto 2018, Cesare De Michelis. Lo comunica la casa editrice Marsilio di cui era presidente e in cui aveva iniziato a lavorare nel 1965 dirigendola dal 1969. Amico di Lino Miccichè e Bruno Torri, cofondatori della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, Cesare De Michelis ha sostenuto in maniera attiva il festival proprio attraverso la casa editrice Marsilio grazie a cui la collana Nuovo Cinema, quella con il classico dorso di colore verde, è giunta ormai quasi al centinaio di pubblicazioni.
Della sua attività editoriale scriveva: «Far libri, stamparli, leggerli, scriverli, raccoglierli, venderli, recensirli, nella mia vita mi sembra di non aver fatto altro, come se un’ossessiva passione mi avesse travolto appena ragazzo. Eppure da sempre mi è sembrato non privo di significato farli qua, dov’ero cresciuto, nella nostra terra, magari a Venezia.
Quando cominciai lo sapevo e non lo sapevo che la Serenissima era stata la patria del libro, che proprio nell’isola aveva preso forma e si era definito all’alba del Cinquecento, quello strano mestiere che è far l’editore, grazie a Aldo Manuzio, il principe e il principio di tutta la storia dei libri.
Per questo continuo a fare libri a Venezia, come se il tempo che intanto è passato non sia bastato a cancellare una storia che ha ormai cinque secoli e più».
Per ricordare questa figura di intellettuale unico e straordinario pubblichiamo qui di seguito e in allegato la sua nota al volume NUOVO CINEMA (1965-2005). Scritti in onore di Lino Miccichè, a cura di Bruno Torri (Marsilio Editori 2005):
Sono nato con Lino. Siamo nati con Lino e con Giorgio, esattamente all’inizio degli anni sessanta, mentre cominciava la Marsilio, mi iscrivevo all’università, mi appassionavo al cinema da fare e a quello già fatto, provando il mestiere del critico, dell’organizzatore, progettando convegni, collane, riviste.
Eravamo, allora, tutti militanti; reduci, subito, dalle gloriose giornate di lotta antifascista del luglio 1960 - si pensi che il film simbolo di quella stagione fu proprio All’armi siam fascisti di Del Fra, Mangini, Micciché -; iscritti al PSI, corrente lombardiana, eternamente in bilico tra riformismo rivoluzionario e marxismo critico, tra solidarietà col movimento dei lavoratori e spregiudicata competizione con l’ortodossia terzinternazionalista dei comunisti italiani.
Lino lo incontrai critico dell’Avanti! alla Mostra di Venezia e poi al Festival di Porretta Terme, pronto a fargli da “vice”, come talvolta successe, e più pronto ancora a condividerne i progetti, le amicizie, le battaglie.
Fu così, tra i CUC, i festival, i film, i libri e le riviste, che iniziò un sodalizio, con Lino e con Giorgio, che non ha ancora fine, nonostante Lino intanto se ne sia andato lasciandoci però molte cose da continuare a fare, che servono a tener lontani il rimpianto e la malinconia.
Nel catalogo della Marsilio il nome di Micciché compare la prima volta nel ’66, tra gli autori di Cinema italiano dal fascismo all’antifascismo, ma è a metà degli anni settanta, soprattutto dalla pubblicazione del suo Il cinema Italiano degli anni ’60, che la collaborazione con la casa editrice diventa continua e decisiva.
Assume con Giorgio Tinazzi la direzione della collana di “Saggi Cinema” e, dal ’79, con la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, avvia e dirige questa collana “Nuovo Cinema”, che ormai ha tanti volumi quanti sono gli anni della nostra vita; e poi le pubblicazioni della Biennale, le edizioni di Bianco & Nero alla fine degli anni ’90, fino alla monumentale Storia del Cinema italiano da lui ideata e diretta, e tuttora in fase di realizzazione.
Lavorare con Lino per quarant’anni e più, pubblicare con lui decine e decine di libri, discutere di cinema, cultura, politica, su posizioni talora affini, ma spesso assai diverse, se non addirittura contrastanti, è stato una magnifica avventura, un dono per cui non c’è gratitudine che basti; e che proprio casa nostra, di Emanuela e mia, sia stata per Lino riparo e conforto nei mesi convulsi della sua Presidenza della Biennale vorrà pur dire che non si è trattato soltanto di lavoro.

Cesare De Michelis


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