Ettore Scola: Trevico - Cinecittà. 84 anni di cinema splendor

Ettore Scola: Trevico - Cinecittà. 84 anni di cinema splendor

Ettore Scola è scomparso oggi, 19 gennaio 2016, a Roma all’età di 84 anni. "Trevico - Cinecittà. L’avventuroso viaggio di Ettore Scola" si intitolava il volume pubblicato presso Marsilio che la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema ha dedicato nel 2002 (16° Evento Speciale a cura di Vito Zagarrio) al grande regista che dall’Irpinia è approdato nella fabbrica dei sogni di Cinecittà contribuendo a rendere grande più di mezzo secolo di cinema italiano. La Mostra vuole ricordare Ettore Scola mettendo a disposizione il catalogo con le schede di tutti i suoi film fino al lungometraggio "Concorrenza sleale" del 2001. In allegato troverete anche il saggio introduttivo di Vito Zagarrio, l’intervista al regista di Lino Micciché e la bibliografia per il volume pubblicato da Marsilio. Il ricco apparato iconografico propone, oltre ad alcune foto di scena dal set di La famiglia, anche numerose sue vignette e bozzetti di cui è un maestro (come testimonia l’articolo di Michele Anselmi pubblicato il 9 maggio 2011 su Il Secolo XIX e qui allegato). Qui di seguito la biografia di Scola a cura di Rossella Cinquina.
Ettore Scola nasce a Trevico, un paese dell’Irpinia in provincia di Avellino, il 10 maggio 1931. Quattro anni dopo la sua nascita la sua famiglia si trasferisce a Roma. Nel 1947, giovanissimo, mentre sta ancora svolgendo gli studi di scuola superiore al liceo “Umberto I” di Roma, inizia una lunga e importante collaborazione con il settimanale satirico «Marc’Aurelio», durante la quale ebbe modo di entrare in contatto con personalità del calibro di Fellini, Maccari, Age, Scarpelli, Metz, Marchesi, Monicelli. Questa esperienza, insieme alle collaborazioni con altri periodici, quali «La Settimana Incom illustrata», «Otto», «Otto volante», gli permettono di esprimere la sua passione per il disegno e per la caricatura, la sua inclinazione allo humour inglese e al paradosso. I primi tempi la sua collaborazione al “Marc’Aurelio” si limita alla scrittura dei testi delle vignette o, al più, alla realizzazione di alcuni disegni. In quegli stessi anni inizia delle collaborazioni radiofoniche per alcuni spettacoli molto popolari, tra i quali “Op-là”, un programma costituito da una successione di sketch. Dopo qualche tempo incomincia a scrivere articoli e a tenere rubriche fisse, fra le quali “Le avventure di casa nostra” in cui appronta ritratti acuti e umoristici della famiglia media italiana, e, la più importante “Radio Marc’Aurelio”, un contenitore di gag costruite intorno al personaggio di Maria Zia, ispirato a un altro personaggio radiofonico, Mario Pio, interpretato da Alberto Sordi e creato dallo stesso Scola. Contemporaneamente il cineasta comincia ad appassionarsi al teatro e al cinema, frequentando il “Teatro dei Satiri” e “Il Circolo Romano del cinema” diretto da Cesare Zavattini. Si avvicina così gradualmente al mondo e alla gente del cinema italiano, con cui aveva avuto i primi contatti nella redazione del «Marc’Aurelio».
Terminato il liceo, assecondando la famiglia, Scola si iscrive alla facoltà di Medicina, ma ben presto si rende conto che l’impegno richiesto da quella facoltà è inconciliabile con le sue attività nelle riviste e in radio. Dopo tre esami decide di passare alla meno gravosa facoltà di Giurisprudenza. Nel 1950 Scola comincia a lavorare nel cinema come “negro” (sceneggiatore non accreditato). I primi lavori gli vengono offerti da Vittorio Metz e Marcello Marchesi che aveva conosciuto nella redazione del «Marc’Aurelio». Essi scrivevano per gli attori di grido del momento, come Totò, Macario, Walter Chiari, Nino Taranto. Scola scrive battute e gag che gli vengono commissionate e che consegna ai suoi committenti in una stanza dell’albergo “Moderno” di Roma. Il suo è un apprendistato lungo, ma nel 1953 firma il suo primo film, Fermi tutti, arrivo io!, diretto da Sergio Grieco e interpretato da Tino Scotti. In questo periodo inizia la sua collaborazione con Ruggero Maccari, già sceneggiatore affermato, anch’egli conosciuto nella redazione del «Marc’Aurelio» di cui era caporedattore. La maggior parte dei film ai quali lavora sono molto popolari, scritti da un nutrito collettivo di sceneggiatori: Canzoni di mezzo secolo (1952) di Domenico Paolella, Ridere, ridere, ridere! (1955) di Edoardo Anton, Carovana di canzoni (1955) di Sergio Corbucci, solo per citarne alcuni. Nel 1954 Scola incontra Antonio Pietrangeli, con il quale inizia una collaborazione proficua, che gli consente di compiere un salto di qualità, approdando al cosiddetto “film d’autore”. Fra i due si stabilisce una profonda intesa, che conduce Scola a firmare, come sceneggiatore, tutti i film di Pietrangeli, con l’eccezione del primo (Il sole negli occhi) e dell’ultimo (Come, quando e perchè). Tra essi ricordiamo Nata di marzo (1958), Adua e le compagne (1960), La parmigiana (1963), Io la conoscevo bene (1963), commedie di costume e film di denuncia allo stesso tempo. Scola acquista sempre maggior prestigio nel mondo del cinema e presso la critica. Un’altra collaborazione duratura e di rilievo è quella con Dino Risi, di cui firma come sceneggiatore Il mattatore (1960), Il sorpasso (1962), La marcia su Roma (1962), I mostri (1963), Il gaucho (1964).
Nel 1964 Scola passa alla regia con il film Se permettete, parliamo di donne, che ha un grande successo di pubblico, ma non piace alla critica. Il secondo film che dirige, La congiuntura (1964), trova accresciuto il gradimento del pubblico e una critica meno mal disposta. Nei suoi primi film si riscontra il tentativo di miscelare la commedia con altri generi: il giallo in Thrilling (1965), lo storico-fantastico ne L’arcidiavolo (1966). Il film che, secondo larga parte della critica, segna la maturità del regista è Il commissario Pepe (1969). Con il passare del tempo la cifra di Scola diviene sempre più malinconica, come mostrano, tra gli altri, i successivi Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca), (1970), La più bella serata della mia vita (1972), C’eravamo tanto amati (1974).
L’impegno in materia di politica culturale di Scola nelle file del PCI è da sempre intenso – dal 1979 al 1982 partecipa al Consiglio Direttivo della Biennale per conto del PCI – e trova espressione anche attraverso diversi documentari politici, realizzati dal regista a partire dal 1971 con “Lotta continua” a Napoli. Carattere espressamente politico ha il film Trevico-Torino (viaggio nel Fiat-Nam) (1973), film che non ha una vera distribuzione e che gira solo nei cineclub e nelle feste dell’Unità, ma che viene apprezzato soprattutto per le parti più strettamente documentarie.
Nel corso degli anni Settanta e Ottanta la fama di Scola cresce soprattutto in Francia, dove è indicato come uno dei più importanti cineasti contemporanei ed è più volte insignito di premi prestigiosi, tra cui la Palma d’oro al Festival di Cannes per la miglior regia con il film Brutti sporchi e cattivi (1976) e, nel 1981, il Premio Speciale della giuria per l’insieme della sua opera, assegnato in precedenza solo a Joseph Losey e Luchino Visconti. L’eclettismo di Scola, insieme alla grande passione per il cinema in tutti i suoi aspetti, lo inducono ad occuparsi anche di produzione: negli anni Settanta fonda, insieme con altri registi e sceneggiatori, la “Cooperativa 15 maggio” nel tentativo di trovare una via d’uscita alla crisi in cui versava ormai da molto tempo la produzione cinematografica; alla fine degli anni Ottanta, insieme allo scenografo Luciano Ricceri, fonda la casa di produzione Studio EL che produce anche una serie di opere prime televisive, dal titolo Piazza Navona, per RAI Due.
Negli anni Ottanta il regista si cimenta anche nel film in costume – Passione d’amore (1981), Il mondo nuovo (1982) – ottenendo grandi apprezzamenti da parte della critica italiana e internazionale. Ma è con La famiglia (1987) che Scola sembra trovare il consenso generale di pubblico e critica. Considerato una sorta di ideale punto d’arrivo della carriera artistica del cineasta, sia sotto il profilo stilistico, sia sotto quello tematico, il film fa incetta di premi e riconoscimenti.
Nel 1990 riesce a coronare un vecchio desiderio, portando sullo schermo il romanzo di Théophile Gautier, Il viaggio di Capitan Fracassa, interpretato, da Scola e Scarpelli, come un romanzo di formazione. Nel successivo decennio realizza film – tra gli altri, La cena (1998) e Concorrenza sleale (2001) – che ripropongono i temi da sempre cari al regista: il tempo, la storia, un gruppo di persone che si raccontano, in uno stile la cui cifra è il minimalismo.
L’eclettica carriera artistica di Ettore Scola ne fa, dunque, uno dei più autorevoli cineasti del nostro paese e una figura di rilievo nel panorama del cinema internazionale.


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