IL NUOVO CINEMA RUSSO È AL FEMMINILE

Pesaro, 25 giugno. La 50+1 Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro prosegue il percorso di approfondimento dedicato al cinema russo contemporaneo e in particolare alle opere firmate da autrici donne, iniziato nelle scorse edizioni, con la sezione Sguardi femminili russi a cura di Olga Strada con la collaborazione di Giulia Marcucci. Accompagna i film anche Irina Borisova, vicedirettrice dei programmi internazionali. Quest’anno, in linea con la retrospettiva che la Mostra dedica agli esordi prodotti in Italia dal 2010 al 2015, la sezione russa propone un programma di opere prime, differenti per linguaggio (finzione, documentario, animazione) e lunghezza (corti, medi e lungometraggi).

L’ultimo a essere stato presentato è Kak menja zovut (Name me / Dammi un nome) della trentenne Nigina Sajfullaeva, un dramma in parte autobiografico sul rapporto padre-figlia che vede protagonisti un attore affermato, Kostantin Lavronenko (già visto in Il ritorno di Andrei Zzyagintsev, film con il quale la stessa autrice nota delle affinità), e due giovani interpreti, Marina Vasil’eva e Aleksandra Bortič (scoperta da Sajfullaeva con un provino, sta avendo grande successo in patria). La regista, che ha alle spalle studi di storia dell’arte, regia e sceneggiatura e ha già girato diversi cortometraggi, ha riflettuto con il pubblico sul significato di cinema ’al femminile’: "Lo scorso anno in Russia abbiamo assistito a un vero e proprio boom di film girati da donne, e anche da noi si è parlato molto di sguardo ’femminile’, tanto che alcune temono di essere segregate in un ghetto dettato dal genere. Noto che le donne affrontano spesso temi più intimisti e sono molto attente alla psicologia dei personaggi, e, rispetto agli uomini, trattano il sesso in maniera più libera, ma non credo che ci siano reali differenze tra la regia maschile e quella femminile".

Di Sof’ja Cernyševa, studentessa ventiquattrenne del VGIK, la Mostra presenta invece un mediometraggio, Konec epochi (La fine di un’epoca), ambientato nell’Unione Sovietica degli anni cinquanta, dove la vita di una giovane dottoressa viene resa difficile dalla propaganda antisemita e dalle repressione. Con Tamara Dondurej e il suo 21 den’ (21 Days / 21 giorni) si passa invece al documentario, in quei "ventuno giorni" che sono il tempo massimo che i malati terminali possono trascorrere in una casa di cura. Dondurej, critico cinematografico e d’arte, ha studiato presso la scuola di cinema documentario diretta da Marina Razbežkina, che di 21 den’ è anche produttrice. Conclude gli Sguardi femminili russi un breve cortometraggio d’animazione, Letajuš ij mal’ ik (Il bambino volante) di Evgenija Žirkova, 29 anni. L’autrice, che ha studiato la tecnica dell’animazione a pupazzi, racconta la storia di un bambino straordinario capace di volare.

Unica eccezione in questa selezione di opere prime è Do svidanija, mama (Goodbye, Mom / Arrivederci, mamma) che Olga Strada ha definito "una rilettura in chiave contemporanea di Anna Karenina". La regia è opera della già affermata Svetlana Proskurina che torna alla Mostra di Pesaro dopo aver presentato nel 2011 Islands. Aleksandr Sokurov (Ostrova, 2003), documentario sulla lavorazione di Arca russa, e Truce (Peremirie, 2010).


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