Il resoconto della tavola rotonda: Nuovo Cinema – Ieri, oggi, domani

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Tavola rotonda: Nuovo Cinema – Ieri, oggi, domani

IN ESCLUSIVA: L’intervista a Bernardo Bertolucci rilasciata in occasione della tavola rotonda sul Nuovo Cinema è visibile cliccando sul seguente link: http://youtu.be/EIjfA2RH0fE

Pesaro, 28 giugno. Si è svolta oggi al Teatro Sperimentale la tavola rotonda Nuovo Cinema: ieri, oggi, domani moderata da Bruno Torri, una delle declinazioni del 28° Evento Speciale dedicato alle cinquanta edizioni della Mostra. Sono intervenuti storici collaboratori, studiosi, registi e ospiti per fare il punto sulla Mostra e sul cinema in generale, tra gli ospiti d’onore anche Bernardo Bertolucci in collegamento video.
La lista di coloro che sono intervenuti alla tavola rotonda è la seguente: Adriano Aprà, Pedro Armocida, Bernardo Bertolucci (video), Francesco Casetti, Cesare De Michelis, Pierpaolo Loffreda, Andrea Martini, Francesco Micciché, Franco Montini, Patrizia Pistagnesi, Salvatore Piscicelli, Stefano Rulli, Giovanni Spagnoletti, Piero Spila, Daniele Vicari e Vito Zagarrio.
La tavola rotonda è stata preceduta dalla proiezione di Moviextra - Speciale Pesaro, un omaggio alla Mostra realizzato da Paolo Luciani, Cristina Torelli e Roberto Torelli attraverso l’utilizzo di materiali video, provenienti dalle trasmissioni Rai dell’epoca.

Innanzitutto è stato proiettato un contributo video di Bernardo Bertolucci, incontrato dallo staff del festival nella sua abitazione romana. Nei suoi anni passati a Pesaro, Bertolucci ricorda come il festival fosse in grado di riunire tutti i maggiori cineasti di ricerca dell’epoca, che si toglievano dalle spalle il peso “istituzionale” del Festival di Cannes appena passato, per trovare a Pesaro il luogo privilegiato per potersi confrontare e riflettere sul cinema, ma anche per fare importanti incontri umani: è infatti a Pesaro che è nata la sua grande amicizia con Jack Nicholson.

Il primo a prendere la parola dal vivo è stato Adriano Aprà, direttore artistico della Mostra dal 1990 al 1998 che durante il suo mandato ha puntato l’attenzione del festival sulla non fiction. Ha seguito la Mostra sin dalla sua prima edizione, come racconta lui stesso: “Seguii la prima edizione della Mostra nel ’65 come spettatore, poi iniziai a lavorare all’ufficio documentazione, che sarebbe diventato una colonna portante della manifestazione attraverso una ricca produzione editoriale. Allora si lavorava al ciclostile e abbiamo realizzato documenti oggi quasi irreperibili. Più tardi sono passato alla selezione. Pesaro era nello spirito del tempo e lo è stato almeno fino a tutti gli anni 70.” Gli è succeduto Andrea Martini, direttore artistico nel 1999 che lascia la sua testimonianza su Lino Micciché: “Per Lino il testo filmico era inscindibile dal contesto nel quale il film era stato realizzato. Trovo che la Mostra sia tuttora, nonostante l’alternarsi di vari direttori, molto legata alla cultura di Lino e al suo modo di intendere il cinema.” Gli fa eco Bruno Torri, co-fondatore della Mostra insieme a Micciché e ora presidente del comitato scientifico: “Lino era molto aperto al dialogo, al confronto con le altre idee e ai consigli. Come tutte le persone intelligenti, era in grado non tanto di cambiare idea ma di comprendere l’altro da sé. Nei nostri primi anni cercavamo l’innovazione cinematografica soprattutto a livello formale, sempre in piena libertà da ogni condizionamento politico.”

Ha preso poi la parola Giovanni Spagnoletti, direttore artistico della Mostra dal 2000 che ha riportato la sua affettuosa testimonianza: “Ripercorrendo la storia del festival, si ha sempre l’impressione di essere arrivati troppo tardi. Quando nel 2000 Lino Miccichè mi propose di dirigere la Mostra ne ero entusiasta. Lino aveva una capacità faustiana di captare le cose: lui detestava la Germania e io all’epoca ero proprio un germanista, eppure inizialmente mi scelse proprio come ‘cretino intelligente tedescofilo’ per curare delle retrospettive e degli omaggi, dal cinema tedesco classico a Alexander Kluge.” Vito Zagarrio, attuale membro del comitato scientifico e curatore di numerosi eventi speciali arrivò invece alla Mostra come allievo del Centro Sperimentale di Cinematografia, raccontando di come a Pesaro più volte sia stato sdoganato il "nemico", studiando il cinema del periodo fascista e successivamente quello del cinema hollywoodiano. Sul presente invece dice “Credo che oggi elementi interessanti di nuovo cinema si possano cogliere anche nelle serie televisive, non più solo nell’artisticità del cinema d’autore.” Il regista Salvatore Piscicelli racconta invece di come per lui la Mostra sia stata una vera e propria scuola, un centro di sperimentazione, alla quale ha iniziato a collaborare sin dai tempi dell’università. “A quel tempo sulla cultura non solo c’era dibattito, ma uno scontro violento, oggi inimmaginabile.” conclude amaramente.

Lo sceneggiatore e regista Stefano Rulli, vincitore di quattro David di Donatello per la migliore sceneggiatura, ribadisce l’importanza della Mostra nell’aver fatto conoscere e affermare altre realtà cinematografiche, a cominciare da quelle dell’America Latina. Lo scambio con gli spettatori, però, era reciproco dato che “per noi che quei film li vedevamo era un’occasione per ampliare i nostri orizzonti e la nostra preparazione critica. Il cinema deve aiutarci a trovare un nuovo sguardo sulla realtà, non darci nuovi contenuti.” Il grande accademico Francesco Casetti torna invece a parlare di Micciché e della sua grande visione: “Quando ricordo Lino, la prima cosa che mi viene in mente è che era un signore che pensava in grande, anzi pensava l’impossibile. Pesaro è stato il primo festival di prossimità, dove non solo si vedevano film, ma gli autori, i critici e gli spettatori potevano incontrarsi e confrontarsi. Ho nostalgia dei luoghi di scontro culturale, dove chi arriva soddisfatto di sé viene demolito. L’utopia nasce dal conflitto, è il conflitto che mette in luce la necessità di fare un passo in più.”

Per Franco Montini, giornalista e critico cinematografico, presidente SNCCI, la Mostra è stata importante anche per i cineasti italiani degli anni ’80. “A quel tempo – racconta - il cinema italiano veniva dal periodo peggiore che avesse mai conosciuto e la nostra rassegna ebbe il merito di ricostruire un clima di solidarietà tra gli addetti ai lavori.”

Per il critico Piero Spila, a lungo collaboratore della Mostra, Pesaro era un luogo di incontri formativi, per tutti gli autori che non si potevano incontrare in altri festival. E lascia il pubblico con un interrogativo sul "nuovo" nel cinema di oggi: “Dove trovarlo? Nella sperimentazione delegata al cinema degli effetti speciali a grosso budget o nella rimodulazione del dispositivo classico?” Prova a rispondergli Patrizia Pistagnesi, critico cinematografico e anche lei collaboratrice della Mostra a più riprese, per la quale oggi il cinema ha bisogno di rilanciare il suo statuto teorico e non soltanto quello dei singoli film. Questo, spiega, “perché è ciò che permette lo sviluppo di una vera comunità cinematografica capace di rompere con il passato.”

Pedro Armocida, direttore organizzativo della Mostra dal 2000, afferma che quella degli ultimi quindici anni sia stata per lui “un’esperienza unica dal punto di vista professionale e umano.” E continua su quella che deve essere la missione del festival per il futuro: “Forse non esiste più il nuovo cinema, ma esistono sempre i nuovi autori che il festival deve continuare a intercettare, riformandosi e aprendosi al futuro. Al tempo stesso bisogna interrogarsi su cosa debba essere oggi il "formato" festival, per continuare a costituire un punto di riferimento.”
Pierpaolo Loffreda, membro del comitato scientifico e docente di cinema, racconta invece del suo primo incontro con la Mostra: “Frequento questo festival da quando avevo quindici anni, era l’anno della Rivoluzione dei Garofani e del referendum sul divorzio, due eventi che mi avevano molto colpito. Quell’anno si presentava una retrospettiva sul Neorealismo, dalla quale ho appreso moltissimo. Le occasioni di studio e approfondimento della Mostra di Pesaro sono paragonabili forse solo a quelle del Festival di Torino, nato solo vent’anni più tardi. Credo molto, come insegnante, nel ruolo didattico di un festival come quello di Pesaro.”

Daniele Vicari, regista e giurato di questa edizione della Mostra, effettua invece una riflessione sul “nuovo” cinema: “Parlare del nuovo è sempre difficile, tutte le generazioni hanno la difficoltà di comprendere il proprio destino, cosa sta accadendo e cosa può accadere nell’immediato futuro. La difficoltà principale di un regista oggi non è tanto il come girare il film, ma è piuttosto la questione etica, legata al problema di riuscire a trovare e costruire un proprio pubblico. Un problema che c’è sempre stato, ma che oggi mi sembra particolarmente urgente”. E riguardo al cinema documentario italiano: “Oggi rappresenta tutti i generi, ma viene poco studiato e poco considerato. Eppure è lì che ci sono sperimentazione, indipendenza, forme di distribuzione innovative. Cito ad esempio lo ZaLab di Andrea Segre. Il mio invito è che possa essere considerato più seriamente.”
Chiude la tavola rotonda Francesco Miccichè, figlio di Lino e curatore dell’omaggio a lui dedicato afferma: “Il mio documentario, Lino Miccichè, mio padre. Una visione del mondo è un dialogo generazionale tra la sua visione del mondo e il mio punto di vista. Cercare il nuovo oggi è più complicato, il cinema e il mondo sono molto cambiati. Non so dire se quella visione sia ancora capace di interpretarlo.”

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