L’antologia di Ben Rivers

IL FASCINO DEL CINEMA DELLE ORIGINI:
BEN RIVERS, UN TALENTO SU CUI SCOMMETTERE PER IL FUTURO

Pesaro, 24 giugno. Da sempre luogo di scoperta di nuovi talenti, la Mostra di Pesaro ha proposto ieri (nella sezione Bande à Part) un nome su cui scommettere per il futuro: si tratta dell’inglese Ben Rivers, il giovane filmmaker che ha presentato al Festival un’antologia di quattro cortometraggi, House, The Coming Race (girato in Irlanda), Ah, Liberty! e This Is My Land (entrambi ambientati in Scozia).

Immagini suggestive, sospese tra documentario e sperimentalismo, che nascono da viaggi o incontri spesso casuali: “A volte gli amici mi parlano di qualche loro conoscente, io mi incuriosisco e lo vado a trovare, e così nascono i miei film: che però hanno sempre una dose di fiction, non sono mai documentari puri”.

Fedele ad una dimensione artigianale del fare cinema (“Monto i film nel lavandino della mia cucina”), Rivers gira rigorosamente in 16mm, ed in b/n, post-sincronizzando soltanto in seguito il sonoro registrato (stavolta in digitale) separatamente: il risultato ricorda il cinema delle origini, con immagini che sembrano sempre sull’orlo del disfacimento.

D’altronde il regista si è formato sui grandi modelli del passato: “Ho diretto per anni la Cineteca di Brighton, e continuo a subire il fascino dei film di ieri: soprattutto gli horror, da cui ho ripreso l’uso talvolta violento del sonoro”.

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