L’ELEGANZA DI PAUL VECCHIALI E DEL SUO CINEMA A PESARO

“ PASOLINI? AVREMMO DOVUTO FARE UN FILM INSIEME…”

Pesaro, 26 giugno. Si è svolto oggi in Pescheria l’incontro con Paul Vecchiali moderato da Cecilia Ermini, dimostrando come la sua forza non sia solo nelle immagini, ma anche nelle parole. Del resto alla sua età - ha superato gli ottanta - e con oltre cinquanta opere all’attivo, ha attraversato tutte le epoche del cinema francese e internazionale dagli anni sessanta oggi, cercando sempre il suo percorso e ora non teme più nessuno. Ecco perché l’incontro con il cineasta francese è stato uno dei momenti più intensi dell’edizione 50+1 della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. La sala del Centro Arti Visive era piena come quasi sempre è accaduto in questa nuova direzione artistica che porta la firma di Pedro Armocida, tanti giornalisti e critici, ma anche tanta gente comune, perché il festival quest’anno è anche questo.

Vecchiali ha portato a Pesaro il suo Nuits Blanches sur la jetèe (White Nights on the Pier), proiettato in piazza ieri sera nella sezione Because the Night, riscuotendo ampi consensi. Il regista spiega con la sua solita eleganza e senza mai scomporsi: “L’ho girato in tre notti, non sono mai intervenuto con gli attori, se non nel ritmo. Non ho interrotto neppure su rumori sonori di un treno, di un aereo o nave. Sono stati bravi gli interpreti ad improvvisare e a farli rientrare con naturalezza nella sceneggiatura”. Ma questo non ha inciso su una sceneggiatura comunque rigida e precisa: “Sono stati molto fedeli nell’interpretazione. Solo in due momenti hanno sforato, invertendo un qualche parola”. È per questo che il regista d’oltralpe elogia i suoi attori per l’ottimo lavoro svolto: “Sia i tecnici che io siamo rimasti commossi da come gli attori siano stati investiti dai personaggi. Una concentrazione estrema”. E sulla sua presenza in scena all’inizio del film, Vecchiali spiega: “E’ un passaggio di testimone, come dire all’attore il film ora è tuo, fallo...”. E poi al regista piace equipararsi agli attori: “La prima volta che ho recitato era per divertirmi, ma anche per scendere dal piedistallo ed essere allo stesso livello degli attori”.

Anche quando è dietro la macchina da presa, però, rimane potente il rapporto con chi è davanti all’obiettivo: “Gli attori dialogano sempre con me, mi danno suggerimenti per ottenere un risultato migliore, un beneficio per il film”. Vecchiali poi parla dei suoi prossimi lavori, offrendo delle preziose anticipazioni: “Nel prossimo film C’est l’amour mi sono ritagliato un piccolo ruolo, dò spiegazioni. Invece nel film che sto per iniziare avrò il ruolo principale e sarò attorniato da attori molto famosi che avranno piccoli parti”. Tornando al film presentato a Pesaro sottolinea: “Il budget è stato di 120 mila euro, mentre gli interpreti sono attori di cinema che fanno anche teatro, oltre a essere registi di cortometraggi”. Sulla proiezione in piazza scherza: “Il film si è misurato e ha avuto la capacità di resistere agli “attacchi” di strane luci provenienti dal cielo e dal trenino turistico che passava regolarmente”. Poi definisce con raffinatezza, ma anche con estrema precisione Nuits Blanches sur la jetèe: “Volevo fare un film iperclassico, con una modernità sotterranea”.

Vecchiali ha anche parlato diffusamente e con franchezza del suo rapporto con Pier Paolo Pasolini, a cui la Mostra quest’anno tributa un omaggio. Il regista lo considera: “Uno dei miei più grandi amici, anche se alla fine l’ho visto solo quattro volte”. Lo stesso Pasolini era molto legato al regista francese, come conferma lui stesso: “Del mio Femmes Femmes, 41 anni fa, disse che era il più grande film che avesse mai visto. Io invece non amo i suoi film, perché non può inserire poesie dentro un cappello e pretendere che poi gli spettatori le tirino fuori. Lui inoltre filmava con diverse cineprese, il film lo faceva in fase di montaggio. Era rivoluzionario perché metteva sempre il cavalletto in un punto preciso. L’unico suo film che mi è piaciuto è stato Uccellacci, uccellini e volete sapete il motivo? Perché l’ha girato con una sola cinepresa”. Infine svela: “Avremmo dovuto fare un film insieme, Pasolini si sarebbe occupato della sceneggiatura e del casting, io giravo e lui guardava. Il contratto era pronto, ma purtroppo è morto tre giorni dopo” e conclude con un’ultima considerazione su PPP: “E’ solo un opinione personale, ma credo che sia stato un grande poeta e un cineasta alla ricerca di se stesso. Più un grande poeta che un cineasta. Pasolini aveva paura del cinema, paura verso l’arte che voleva esprimere. Non amo Accattone e neppure Fellini, perché una cosa è il contenuto e una cosa è come lo affronti. Il contenuto ha uno sguardo giusto”. E tornando sul suo modo di fare cinema, conclude: “Io invece so già mentre faccio riprese come monterò e taglierò, per me il montaggio è una pura formalità”.


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