L’occhio americano di Headshots

L'occhio americano di Headshots

In Headshots, un occhio americano sulla voglia di maternità nell’ambiente artistico degli audaci trentenni berlinesi
Alla Mostra di Pesaro è arrivato il momento di Headshots, il terzo film in concorso, dell’americano Lawrence Tooley. Durante un incontro con la stampa il regista ha definito il suo primo film come un “melodramma contemporaneo” per l’originalità con cui tratta il tema della maternità. Complice, nell’individuazione del soggetto, una chiacchierata con l’amica attrice (la protagonista Loretta Pflaum) desiderosa di interpretare “una donna molto complicata con l’egocentrismo di un uomo”. Marianne è una fotografa trentenne di Berlino che vive in un mondo in cui la vita è la carriera che fai, l’amore è una convenienza sessuale e la felicità è un sentimento vissuto con cinico distacco. Dopo la rivelazione della gravidanza comincia a osservare la vita da un’altra prospettiva, scoprendo di abitare in un mondo oscuro in cui regna il tradimento e il disordine. “La mia storia essenzialmente è quella di una donna che si perde in un mondo in cui spesso non riesce a distinguere la realtà dalle immagini da lei scattate”, afferma il regista, il quale precisa, “è piuttosto il percorso interiore di una donna che mi ha affascinato e che ho deciso di descrivere nel mio film d’esordio, e per questa volta, Berlino funge solo da sfondo. La sua vivacità intellettuale e la sua creatività ben si inseriscono nel complesso profilo artistico della protagonista”. Secondo Lawrence Tooley nel mestiere di regista non ha importanza il luogo fisico, ma le sensazioni che ne derivano, e in proposito sottolinea come “Berlino, pur non essendo la mia città natale, ormai la sento mia”. Infatti Tooley, nato in Texas trentacinque anni fa, da tempo si è trasferito in Germania, e dopo aver vinto una borsa di studio, si è stabilito a Berlino. In ogni caso le sue origini, il suo diverso background culturale, gli hanno permesso di mantenere una certa distanza, e di adoperare una certa ironia (americana) nel descrivere l’ambiente artistico degli audaci trentenni berlinesi. Si tratta di un’attenta analisi di una generazione che si fa forte del suo stile di vita sconfusionato, così come testimoniato dalle scelte del montaggio e della colonna sonora che, improvvisamente, appare e scompare.

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