L’ULTIMO IMPERATORE

L'ULTIMO IMPERATORE

[soggetto: dall’autobiografia di Aisin-Gioro Pu Yi, Wode qianban sheng (La prima metà della mia vita/From Emperor to Citizen, 1964), tradotto da Bompiani nel 1987 col titolo Sono stato imperatore];
sceneggiatura: Mark Peploe con Bernardo Bertolucci;
collaboratore iniziale alla sceneggiatura: Enzo Ungari;
«autore della fotografia» (Eastmancolor-Technicolore, Technovision, 2.35:1): Vittorio Storaro (aic);
montaggio: Gabriella Cristiani;
interpreti: John Lone [Wu Guoliang], doppiato da Giancarlo Giannini (Aisin-Gioro Pu Yi [P˘uyi o Pu-yi] adulto, detto “Henry”), Peter O’Toole, doppiato da Giuseppe Rinaldi (R.J., Reginald Fleming Johnston, il precettore di Pu Yi), Richard Vuu [Wu] (Pu Yi a 3 anni), Wu Tao [doppiato da Fabrizio Manfredi] (Pu Yi a 15 anni);
Produzione: Jeremy Thomas per Recorded Pictures Company (Productions) Ltd, Screenframe Ltd (London), Yanco Film Ltd (Hong Kong), Tao Film srl (Roma), aaa Soprofilms
Trama
Nel 1908 a Pechino nella città proibita, l’anziana Imperatrice vedova, prossima a morire, strappa alla madre Pu-Yi, un fanciullo di tre anni, e lo designa suo successore. Ultimo della dinastia Ching passerà la sua infanzia nella mitica Città, signore e padrone assoluto di uno sterminato Impero. Nel 1912, Sun-Yat-Sen proclama la Repubblica, ma il fanciullo resta là come un simbolo, prigioniero ma onorato. Successivamente, divenuto adulto va a vivere in un’altra città del Paese con le due mogli, l’istitutore scozzese Sir Reginald Johnston e alcuni fedeli, in un esilio dorato, che lo vede anche in Occidente. Poi la volontà di governare prende il sopravvento e lo spinge a compromessi: avendo il Giappone, spinto da mire espansionistiche, invaso e occupato la Manciuria, terra natia di Pu-Yi, questi sale sul trono di tale regione, destinato al ruolo di re fantoccio, collaborando con Tokio, che ne condiziona a fini bellici l’effettivo potere. Finita la guerra e caduto in mano sovietica Pu-Yi trascorre, dopo la seconda guerra mondiale cinque anni in Siberia; poi nel 1949 la Cina di Mao ne chiede il rimpatrio come criminale di guerra. Dopo un decennio di rieducazione politica, l’ex Imperatore viene rilasciato dal campo in cui, con molti altri, è stato confinato.
Critica
“Storia di una solitudine, quella di un uomo eternamente prigioniero, tra mura prestigiose prima, in un esilio dorato dopo, fino al suo approdo tra crisantemi coltivati con amore, nella illusione di una improbabile libertà. Incapace e ambizioso, colpevole, ma anche sfortunato e vittima. La vicenda di Pu-Yi risulta uno sterminato affresco, dove sono raffigurate varie mutazioni di un popolo. Di questi eventi e di una siffatta metamorfosi il film di Bernardo Bertolucci ci da forti e sontuose immagini, atmosfere affascinanti ed attendibili impressioni. E la narrazione puntuale e partecipe di una solitudine sposata alla inefficienza e all’ambizione, che nasce e cresce nei rituali pietrificati di tradizioni millenarie, si spreca e svilisce nei compromessi e nelle colpe, per finire, punita ed umiliata dal lavaggio del cervello, in un angolo oscuro di un ex-Impero. Il senso della Storia è sempre vivo e pungente, anche se la carica narrativa mira ovviamente a privilegiare la psicologia del personaggio, che nella sua triste parabola è del tutto emblematico. L’interpretazione di John Lone è eccezionale per acume, espressioni e silenzi. Un grande spettacolo, senza mai pesantezze né banalità e con una regia eccellente”. (’Segnalazioni cinematografiche’, vol. 103, 1987)
Notizie
Costo: $ 23.8 milioni; incasso in Italia: 13.900.000.000 lire. 4 Golden Globes: miglior film drammatico, miglior regista, migliore sceneggiatura, migliore musica, Hollywood, gennaio 1988; Premio Directos Guild of America, marzo 1988; 9 Academy Awards, aprile 1988: miglior film, regia, sceneggiatura non originale, fotografia, scenografia (Scarfiotti, Desideri, Cesari), montaggio, costumi, musica, suono; César per il miglior film straniero, Parigi, 1988; 4 Nastri d’argento, fra cui miglior regia; 8 David di Donatello, tra cui miglior film, migliore regia e miglior attore non protagonista (Peter O’Toole).

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