La fantascienza apocalittica di Ananke

L’OPERA PRIMA DI CLAUDIO ROMANO PRESENTATA TRA GLI ESORDI ITALIANI

Pesaro, 27 giugno. E’ stato presentato oggi, durante l’ultima giornata della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, il film Ananke di Claudio Romano, uno dei registi dell’evento speciale Esordi italiani. Il regista è tra i più giovani presentati – ha solo 33 anni – e ha lavorato al di fuori dalle consuete dinamiche produttive, tanto da tenere in cantiere il progetto per cinque anni, arrivando a indebitarsi per fare il film, fino a quando non ha trovato in Gianluca Arcopinto il produttore che ha permesso la realizzazione di un’opera costata solamente 50mila euro e che non ha goduto di nessun finanziamento. Budget zero, ma tante idee in questa sorta di racconto di fantascienza apocalittica che richiama grandi maestri del passato.

Nella mitologia greca Ananke è la dea che rappresenta la personificazione o potenza del destino. Un destino che nel film sembra ineluttabile perché l’umanità si sta estinguendo a causa di una terribile pandemia, una nuova forma di depressione virale che al suicidio. I due protagonisti della storia scelgono di fuggire e evitare ogni contatto umano per cercare di non contrarre il virus. Si adattano a uno stile di vita “primitivo”, privo di nevrosi metropolitane e contaminazioni tecnologiche. Unica loro compagnia è la capra di nome Ananke. Soli, ignari e in balìa degli eventi, faranno i conti con l’ineluttabile. La natura veglia su di loro, osservandoli dall’alto.

Girato in bianco e nero in sole due settimane sulle montagne dell’Abruzzo, Ananke mette in scena solo due personaggi, interpretati da Solidea Ruggiero e Marco Casolino, entrambi alla loro prima esperienza recitativa. Il regista ha scelto di farli parlare in francese con accento italiano per accentuare il senso d’alienazione e alterità del mondo da lui creato, oltre che per il “bel suono” della lingua. Uno stile contemplativo che pedina costantemente i personaggi, mantenendosi con discrezione a distanza e riprendendoli sempre di spalle. Il film è dedicato a Carlo Lizzani, uno dei primi mentori del regista che a Pesaro ha anticipato di star già pensando a una sorta di seguito.


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