La lotta tra il Bene e il Male nelle case famiglia russe: Mamma io ti ucciderò di Elena Pogrebizskaja

La lotta tra il Bene e il Male nelle case famiglia russe
Mamma io ti ucciderò di Elena Pogrebizskaja

Pesaro, 24 giugno. «Anche se è ambientato nella fredda e lontana Russia, il mio documentario è un film sulla lotta tra bene e male, e quindi di facilissima lettura in ogni parte del mondo»: Elena Pogrebizskaja introduce così Mama, ja ub’ju tebja (Mamma, io ti ucciderò), presentato alla 50. Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro nell’ambito della sezione Sguardi femminili russi nella giornata di ieri. A fine anni ‘90 Pogrebizskaja ha lavorato come reporter per il primo canale della televisione russa, realizzando numerosi reportage dal Cremlino, dalla Cecenia e, durante la guerra dei Balcani, anche dalla Serbia e dall’Albania. Ha inciso quattro album con un gruppo rock ed è attualmente attiva soprattutto come documentarista.

Protagonisti di Mama, ja ub’ju tebja sono Sasha, Nastja e Lekha, tre ragazzini che vivono in una casa famiglia per minorenni dove tutti i piccoli ospiti, senza distinzioni e senza validi motivi, sono registrati come portatori di disturbi psichiatrici così da giustificarne l’internamento nella struttura. Ai bambini non viene permesso di seguire un percorso di studi normale e vengono spesso sottoposti a cure devastanti che ne compromettono lo sviluppo psicofisico. «Il film mostra lo scontro tra questi giovanissimi e gli adulti che dovrebbero tutelarli: i medici e gli insegnanti eseguono gli ordini che la legge impone loro, senza porsi domande e senza provare alcun senso di responsabilità nei confronti dei bambini», continua Pogrebizskaja.

Il film, trasmesso anche da alcuni canali televisivi russi tra cui 24 Dok, ha contribuito «a portare l’attenzione su una situazione che era sotto gli occhi di tutti ma che molti facevano finta di non vedere», spiega la regista. È anche grazie a Mama, ja ub’ju tebja se oggi in Russia le condizioni di vita all’interno delle case famiglia per minorenni sono migliorate. «Questo documentario mi ha dato l’opportunità di cambiare la vita a molti bambini, tanti quanti gli abitanti di Pesaro e Urbino», conclude Elena Pogrebizskaja.

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