La Regione Marche a sostegno della cultura e del cinema

La Regione Marche a sostegno della cultura e del cinema

Un mercoledì sera d’inizio luglio alla Libreria del cinema di Roma.
Sulla scia della recente e fortunata 47. edizione della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, la Regione Marche promuove la presentazione alla stampa e al pubblico dell’VIII edizione di Pesaro Film Festival - Notti di cinema a Piazza Vittorio, una selezione di film direttamente dalla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema che saranno proiettati a Roma dal 9 all’11 luglio (qui il programma).
L’occasione è anche legata alla presentazione del rapporto instaurato con la Libreria del Cinema di Roma diretta da Giuseppe Piccioni, regista ascolano fortemente legato alla sua terra d’origine. Lo scopo è di promuovere le Marche come regione di cultura e location ideale per film, il cinema e le eccellenze enogastronomiche della regione con uno spazio/desk informativo allestito all’interno dei locali della Libreria allo scopo di promuovere le molteplici iniziative culturali della Regione. In un apposito espositore e più in generale all’interno del locale caffetteria saranno presentati i prodotti enogastronomici del territorio marchigiano, posti accanto a libri di cinema, libri sulle Marche e film in dvd. Da cornice al desk informativo una parete interamente dedicata alle immagini più importati dei film girati nelle Marche conservate nell’Archivio della Mediateca delle Marche. ll tutto ha come motivo conduttore la nuova campagna fotografica della Regione Marche con l’attore Dustin Hoffman, immortalato da Bryan Adams mentre ascolta la musica in un teatro storico delle Marche e mentre invita ad assaporare e gustare i prodotti di qualità della regione. Non poteva mancare lo spot Marche Le scoprirai all’infinito che sarà proiettato insieme con altri video culturali della regione nello spazio della Libreria.
Da qui son partiti l’assessore regionale alla cultura Pietro Marcolini, i responsabili della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro (Bruno Torri, presidente del comitato scientifico, Giovanni Spagnoletti, direttore artistico, Pedro Armocida, direttore organizzativo) il regista Giuseppe Piccioni.
Per poi ricordare, come fanno Bruno Torri e Giovanni Spagnoletti, che “ la regione Marche si può vantare di non tagliare i fondi per la cultura, dimostrando che, se fatta bene, la cultura può essere una risorsa. La speranza è che sia imitata da altre regioni”.
E l’assessore Marcolini informa su cosa fa realmente la Regione Marche per la cultura, che laboratorio ha messo in piedi per una sfida di sviluppo reale. Qualche dato per cominciare. In un quadro generale di segno opposto, le Marche hanno aumentato le risorse per il comparto cultura passando da 7 a 12 milioni di euro per il triennio 2011-2013. “In un clima e in uno scenario di crisi come quello che stiamo vivendo, la regione fa una scelta in controtendenza”, afferma l’assessore. Milioni di euro di risorse ordinarie in più ripartite tra amministrazione centrale per progetti regionali e amministrazioni provinciali per ambiti territoriali, e un nuovo impulso per il reperimento di fondi europei per la cultura, come grande opportunità per il settore.
La cultura, dunque, è vista dalle Marche come mezzo e risorsa di sviluppo economico e sociale, veicolo per occupazione qualificata e stimolo per la costruzione d’istituzioni e soggetti dinamici. Il piano, che prevederà comunque spese razionate, razionalizzate, andrà a rafforzare l’identità regionale e il dialogo con il mercato globale. S’investirà sulla qualità e le eccellenze anche in commistione con altri settori, come il turismo, la valorizzazione del territorio, le politiche sociali e la produzione industriale. Convinti che “le spese per la cultura sono spese produttive, non di scialo”. E che l’intreccio tra cultura e bellezza è una delle radici più profonde e feconde della nostra identità e della competitività della nostra economia. Insomma, per dirla con il libro di Christian Coliandro e Pierluigi Sacco appena uscito (“Italia Reloaded. Ripartire con la cultura”, edito dal Mulino) “bisogna fare gli artisti per uscire dalla crisi”. Come dire che innovazione, creatività e produzione culturale possono diventare i fattori propulsivi della ricostruzione identitaria del paese. Perchè è soprattutto l’Italia il paese in cui la cultura può cambiare l’economia.
Ove ve ne fosse ancora bisogno, Fabio Renzi di Symbola (Fondazione per le qualità italiane), ricorda che “l’industria culturale frutta al Paese quasi il 5% della ricchezza prodotta (4,9%, per l’esattezza: 68 mld di euro) e dà lavoro a un milione e mezzo di persone (il 5,7% dell’occupazione nazionale). Superiore, ad esempio, al settore della meccanica e dei mezzi di trasporto”. Eccola la risposta a chi sostiene che la cultura “non dà da mangiare”: è contenuta nello studio ‘L’Italia che verrà - Industria culturale, made in Italy e territori’. Realizzato da Unioncamere e da Fondazione Symbola, ed è stato presentato a Montepulciano durante la seconda giornata del seminario estivo della fondazione ed è il primo rapporto in Italia a quantificare il peso della cultura nell’economia nazionale. La ricerca smentisce chi descrive la cultura come un settore statico e rivolto al passato, inquadrandola invece come fattore trainante per molta parte dell’economia italiana, sicuramente una delle leve per “ ridare fiato ad un Paese in apnea”. Basti guardare la tendenza del triennio nero 2007-2010: la crescita del valore aggiunto delle imprese del settore della cultura è stata del 3%, 10 volte tanto l’economia italiana nel suo complesso (+0,3%). Dato che si riflette sul numero di occupati: saliti di quasi un punto percentuale (+0,9%, +13 mila posti) a fronte della pesante flessione del 2,1% subita a livello complessivo. Ancora: il saldo della bilancia commerciale del sistema produttivo culturale nel 2010 ha registrato un attivo per 13,7 miliardi di euro. A livello di economia complessiva, invece, la bilancia indicava -29,3 miliardi. L’export di cultura vale circa 30 miliardi di euro e rappresenta l’8,9% sull’export complessivo nazionale; l’import è pari a circa 16 miliardi di euro e costituisce il 4,5% del totale. I gravi problemi che l’Italia ha di fronte rendono necessario, per dirla con il Presidente Napolitano, di trovare il senso e la forza di una missione comune. Una crisi economica e finanziaria lunga e dagli esiti incerti con gravi conseguenze sociali, il pesante debito pubblico, una macchina burocratica spesso soffocante e inefficace, l’economia in nero e l’illegalità, il sud che perde contatto, un’insopportabile e penalizzante disuguaglianza sociale, chiamano alla mobilitazione le migliori energie del paese. Impossibile senza individuare le risorse, i talenti su cui puntare per costruire un futuro migliore, per alimentare la speranza. Per questo, se qualcuno ha veramente sostenuto che “con la cultura non si mangia” ha detto una cosa sbagliata, miope, contraria alla storia e al futuro del nostro paese. Sbagliata perché, come dimostra il rapporto di Unioncamere e Symbola l’industria culturale rappresenta, già oggi, parte significativa della produzione di ricchezza e dell’occupazione in Italia: il 4,9% del Pil, 1.400.000 occupati, 400.000 imprese coinvolte. Per non parlare dell’effetto indiretto ma potente, ed oggi non facilmente misurabile, che tutto il settore ha nel favorire il turismo e l’attrattiva dell’Italia nel mondo. Miope perché è proprio nell’intreccio tra cultura e bellezza che è una delle radici più profonde e feconde della nostra identità e della competitività della nostra economia.
Per restare solo all’Italia dei festival, è un unicum a livello europeo per le dimensioni assunte dal fenomeno in relazione al numero, alla varietà, alla diffusione e all’affluenza di pubblico. Oltre 1200 festival, con 8.000 professionisti coinvolti e circa 10.000.000 di spettatori.

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