"La scelta di Barbara" dal 14 marzo al cinema

"La scelta di Barbara" dal 14 marzo al cinema

Esce il 14 marzo 2013 nelle sale italiane distribuito da Bim il film di Christian Petzold La scelta di Barbara (Barbara, Germania 2012) vincitore dell’Orso d’Argento al festival di Berlino 2012 e presentato alla 48a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema nella sezione "Cinema in piazza".
Qui di seguito (e in allegato insieme alle pagine del nostro catalogo) le note di regia di Christian Petzold.

Se perdi il tuo passato, non avrai un futuro


«Nei film degli ultimi anni la Germania dell’Est è apparsa spesso spenta e monocorde. Niente colori, niente vento, solo il grigio delle zone di confine e i volti affaticati, un po’ come quelli dei passeggeri che scendono assonnati dalle cuccette dei treni interregionali alla stazione di Gera.
Non volevamo fare il ritratto di un paese oppresso da contrapporre all’amore come forza pura, innocente e liberatoria. Non volevamo proporre simboli espliciti. Alla fine dev’essere lo spettatore a ricavarli.
Abbiamo visto moltissimi film durante la preparazione. Uno di quelli che ci hanno colpito di più è Acque del sud di Howard Hawks. Due amanti, Lauren Bacall e Humphrey Bogart, costantemente spiati da agenti della polizia segreta, sono costretti a parlarsi in codice, scambiandosi rapide occhiate circospette. Stranamente, però, se la cavano benissimo e ognuno si diverte a osservare l’altro in quella situazione: l’eleganza, l’intelligenza e la precisione delle loro schermaglie dialettiche sembrano amplificate dal controllo del regime poliziesco in cui si muovono. Si capisce chiaramente come le circostanze possano produrre persone che si baciano, parlano e si guardano in modo diverso.
Un altro film che ci ha colpito è stato Il mercante delle quattro stagioni di Rainer Werner Fassbinder. La Germania dell’est degli anni cinquanta è molto presente in questo film: nello specchietto retrovisore di una Volkswagen Bulli, nel vuoto di un cortile spoglio, negli angusti confini di una cucina in formica. Più che uno sfondo è lo spazio fisico in cui la gente ama, discute e resta muta. Questa atmosfera piena di amore, discussioni e silenzio avvolge tutto e tutti, è sospesa nell’aria e tra le pareti. Il passato non finisce, ma si estende ad abbracciare il nostro presente.
Volevamo cogliere quello specifico spazio sociale, con tutto quello che produceva: la diffidenza, le cose che la gente amava o rifiutava, di cui si fidava.
Durante le prove, una delle attrici che alla fine degli anni settanta aveva lasciato la Germania dell’est approfittando di una tournée teatrale in occidente ha raccontato di quando – all’epoca-­‐ aveva accettato inviti a cena pur sapendo che non ci sarebbe andata, che sarebbe partita per sempre. E della terribile solitudine che ti accompagna, quando sai che non tornerai più e che la tua vita di un tempo è finita. La famosa battuta della scrittrice Anna Seghers, “Se perdi il tuo passato, non avrai un futuro”, la sente dentro – ha rivelato – ancora oggi.


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