LA TRAGEDIA DI UN UOMO RIDICOLO

LA TRAGEDIA DI UN UOMO RIDICOLO

Regia, soggetto e sceneggiatura: Bernardo Bertolucci;
fotografia (Eastmancolor-Technicolor, 1.66:1): Carlo Di Palma;
musica: Ennio Morricone (ed. musicali Bixio cemsa, Milano);
scenografia e arredamento: Gianni Silvestri;
costumi: Lina Nerli Taviani;
montaggio: Gabriella Cristiani;
interpreti: Ugo Tognazzi (Primo Spaggiari), Anouk Aimée (Barbara, sua moglie), Laura Morante (Laura, la fidanzata di Giovanni), Victor Cavallo (Adelfo, prete operaio), Olimpia Carlisi (Romola, la numerologa), Vittorio Caprioli (Angrisani, maresciallo dei carabinieri), Renato Salvatori (Macchi, colonnello dei carabinieri del reparto operativo), Riccardo [Ricky] Tognazzi (Giovanni, figlio di Primo);
produzione: Giovanni Bertolucci per Fiction Cinematografica spa
Trama
Dal tetto del prosciuttificio, l’industriale parmense Primo Spaggiari assiste, impotente, al rapimento del figlio Giovanni. Giorni dopo, mentre le ricerche della polizia sono bloccate, apprende da Adelfo, un suo impiegato prete-operaio, confessore tra l’altro di uno dei rapitori, che l’ostaggio avrebbe accidentalmente perso la vita nell’operazione. Sentendosi incapace di dare la tragica notizia a sua moglie. Primo decide, contro ogni aspettativa, di andare avanti come se niente fosse: farà finta di pagare il riscatto, recuperandolo poi attraverso una truffa destinata almeno a salvare la fabbrica. nel frattempo, viene pure fuori da un’indagine parallela dell’antiterrorismo di Milano che Giovanni, noto come. Nonostante la confusione, il piano è eseguito come previsto dall’industriale, con l’indispensabile aiuto di Adelfo e di Laura, un’altra operaia, rivelatasi la ragazza di Giovanni; a patto però che Primo accetti loro la proposta di trasformare la Spiaggiari S.p.a. in una cooperativa, della quale sarà lui presidente a vita. Appena sistemato questo piccolo dettaglio, ecco riapparire Giovanni, senza la minima spiegazione, ma sano e salvo.

Critica
“La Tragedia di un uomo ridicolo è forse un’opera meno perfetta de La Luna: è vero che il film ha degli slittamenti, che si perde, che passa senza accorgersene da un racconto in prosa a un scioglimento poetico e irreale; però il film è - per me - tra i più avvincenti del festival, un film completamente bertolucciano e completamente nuovo, nel quale Tognazzi incarna uno dei personaggi più compiuti del suo regista”. (Andrèe Tournès, Films Italiens, ‘Jeune Cinema’, n.136, luglio-agosto 1981).

Notizie
Incasso in Italia: 808.000.000 lire.
Grand Prix d’interprétation masculine a Ugo Tognazzi a Cannes; Nastro d’argento a Tognazzi come miglior attore protagonista.
Il film ha avuto montaggi provvisori di 195’ e di 160’. Rispetto alla versione presentata a Cannes (118’26” secondo il v.c.), a parte alcune modifiche minori, è stata aggiunta successivamente la voce fuori campo di Tognazzi. Ambientato ai giorni nostri e girato nel settembre-ottobre 1980 nella Latteria sociale di Piadena (cr) e in un altro caseificio, in una villa a Langhirano (pm: casa Spaggiari), a Moletolo (pr), al Castello di Torrechiara, a Parma (Piazza Duomo, piazzale San Francesco, vicolo del Vescovado, borgo delle Colonne, piazza Garibaldi, via Farini, Pilotta, Casino di lettura) e in studio a Roma (la casa di Romola, l’ufficio della banca).

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