La Traviata di Marco Bellocchio a Pesaro

LA TRAVIATA DI MARCO BELLOCCHIO
A PESARO PARLA DI DI CINEMA E MUSICA. E SUI NASTRI D’ARGENTO DICE: “VINCO SEMPRE INDIRETTAMENTE”

Pesaro, 28 giugno. Teatro Sperimentale al completo per il Master Class Marco Bellocchio e la musica, che ieri nel pomeriggio si è svolto alla presenza del regista di Vincere, del direttore artistico della 45° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Giovanni Spagnoletti, del critico Silvio Danese e di altri illustri studiosi di cinema.
Moltissime le domande poste dal pubblico presente in sala a Bellocchio, che in serata ha anche ricevuto il premio “Pesaro 45” che il festival ha voluto dedicare proprio ad un regista che ha cominciato - con I pugni in tasca - proprio nel 1965, anno di nascita della Mostra del nuovo cinema.
Il discorso di Marco Bellocchio allo Sperimentale ha preso vita riflettendo sulle caratteristiche strutturali e poetiche di …Addio del passato…, mediometraggio realizzato dal regista su commissione per il Comune di Piacenza e dedicato alla Traviata di Verdi che ieri è stato proiettato prima del Master Class.
“Il mio obiettivo era raccontare la storia della Traviata dandogli una collocazione precisa nel tempo, dunque un inizio e una fine, utilizzando però voci e personaggi tra loro molto diversi” ha detto Marco Bellocchio, a proposito del rapporto tra film, musica e scansione del tempo.
Il film si presenta chiaramente con la struttura del melodramma, come d’altra parte anche l’ultimo successo Vincere, che vede protagonista una splendida Giovanna Mezzogiorno, vincitrice, proprio ieri, del Nastro D’Argento come Miglior Attrice.
“Il melodramma ha contato molto nella mia formazione di artista – ha spiegato il regista – opere come il Rigoletto, la Tosca, l’Aida presentano una drammaturgia straordinaria e ciò che di rimando ho cercato di fare con Vincere è stato costruire un melodramma che fosse tale in tutta la sua struttura”.
Ma la passione di Bellocchio per la musica ha origini ancestrali: “Iniziai a cantare a cinque-sei anni in Chiesa e continuai fino all’adolescenza con i dischi che mio padre portava in casa. Crescendo, come accade al novanta per cento dei ragazzini, persi il tono lirico della voce: abbandonai il canto, tentai la strada dell’attore… ma sono finito ad essere un regista!”.
Particolarmente interessato al legame tra cinema e musica, il pubblico presente in sala non si è risparmiato domande su come si realizza praticamente un’opera melo come Vincere e sul rapporto tra Bellocchio e i compositori con cui si è trovato più spesso a lavorare.
“Con un film in costume di grande intensità musicale, oltre che visiva ed emotiva, come Vincere non è possibile improvvisare – ha spiegato Marco Bellocchio – al contrario c’è una lunga preparazione prima delle riprese. Quanto alla musica, le cose nel cinema sono cambiate. Un tempo si girava tutte le scene e solo in un secondo momento si presentava il lavoro già montato al compositore, che vi aggiungeva la musica. Oggi invece il montaggio avviene già con la musica. Spesso mi faccio consegnare dai compositori con cui lavoro (Morricone, Piovani, Crivelli ecc), le melodie prima ancora delle riprese, in modo da avere in mente un’idea completa della scena, costituita da musica, dialoghi, immagini e movimento”.
In sala sono stati ricordati per vari aspetti strutturali ed anche musicali alcuni tra i più importanti film di Bellocchio: Buongiorno, notte; Enrico IV – in merito al quale il regista ha parlato dell’esperienza con il grande compositore Astor Piazzolla –; Il regista di matrimoni e L’ora di religione.
Dunque quello di ieri è stato un workshop denso di contenuti che si è protratto fino a sera, svelando i segreti degli intrecci tra tempo, immagine e musica, ma anche spaziando tra le opere, gli attori, i compositori e i registi più importanti dell’attuale panorama cinematografico italiano.
Non sono mancate neppure le curiosità e gli aneddoti sul backstage della propria carriera, che Bellocchio ha raccontato facendo sorridere il pubblico in sala. E neppure si è potuto evitare di accennare ai Nastri d’Argento, sui quali ha commentato con un pizzico di ironia: “Mi sono ormai abituato ai premi indiretti. Chissà perché, vengo sempre riconosciuto attraverso altre figure. Comunque, Vincere ha ricevuto quattro Nastri importanti (attrice protagonista, fotografia, scenografia e montaggio) e di questo sono molto contento”.
 


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