La vita agra

La vita agra

Luciano Bianchi è impiegato in una miniera della CIS come “responsabile delle iniziative culturali” e vive con la moglie e il figlio a Guastalla, un paesino della Bassa Padana. Quando la società, in perdita, decide di ridurre i costi, lui è tra i primi a essere licenziati. Pochi giorni dopo la miniera esplode a causa del risparmio sui costi della sicurezza e 34 operai perdono la vita. Luciano è deciso a vendicarsi: parte per Milano determinato a far saltare in aria la sede dell’azienda, che si trova in un grattacielo di più di venti piani. Arrivato in città, cerca un lavoro e trova alloggio in una pensione, dove incontra Anna, con cui va a vivere sicuro che la moglie non ne saprà mai nulla. Quando trova lavoro come creativo pubblicitario riscuote un gran successo e arriva rapidamente ai vertici della scala sociale facendosi nominare dirigente proprio dalla CIS. Tratto dal romanzo omonimo di Luciano Bianciardi, La vita agra descrive con i toni della satira sociale la parabola di un intellettuale di provincia anarchico che viene rapidamente risucchiato dalla società del benessere, fino a diventare un “persuasore occulto”. Il film ha ottenuto il Premio Fipresci al Karlovy Vary International Film Festival nel 1964.

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