Lo sguardo eclettico

Lo sguardo eclettico

Tradizionalmente consacrato a rivisitazioni del cinema italiano, l’Evento Speciale della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro è quest’anno dedicato a un altro grande protagonista del nostro cinema, il cui nome continua ad essere associato a una delle sue più ricche, fertili e controverse stagioni, quella della commedia appunto “all’italiana”. In realtà, ridurre l’opera di Mario Monicelli sotto l’abusata e ambigua etichetta di questo macrogenere - di cui, pure, il nostro ha contribuito a gettare le basi, suggerendone le linee di sviluppo e accompagnandone l’inevitabile esaurimento - appare un’operazione tanto sommaria quanto improduttiva; non solo e non tanto, perché, nel corso della sua sterminata carriera (che abbraccia e supera l’arco di un sessantennio), Monicelli si è cimentato con diversi generi, dalla farsa al melodramma, dalla commedia nera al biopic, quanto perché, malgrado l’eclettismo manifesto della sua ispirazione e la schiva ritrosia dietro cui si trincera nelle interviste, interrogati oggi, molti dei suoi film lasciano intravedere, al contempo, una precisa idea di cinema e un complesso ed eterogeneo repertorio personale di luoghi (tematici, figurativi, stilistici); l’una e l’altro, irriducibili a formule critiche e ad apparentamenti generazionali di comodo. Questo volume nasce dunque con l’intento di operare una rilettura della filmografia monicelliana, che sfati le immagini dell’artigiano di lusso, del professionista della commedia, dell’interprete di un umorismo aspro e sempre più cinico, che continuano ad essere sovrapposte alla sua personalità di cineasta; rilettura condotta sulla base delle testimonianze dello stesso regista (cui è dedicata un’ampia conversazione) e di alcuni dei suoi sceneggiatori di fiducia (Age, Scarpelli, Suso Cecchi D’Amico, Piero De Bernardi), e soprattutto attraverso una serie di studi storico-critici centrati su vari aspetti del suo percorso professionale e artistico (il lungo apprendistato come aiuto-regista e sceneggiatore, il fortunato sodalizio con Steno), del suo metodo di lavoro sul set (la regia, la direzione degli attori), delle sue pratiche di costruzione del racconto cinematografico (sulla forma commedia e nei tempi della novella), del mondo che emerge dalle sue storie (i tipi rappresentati, l’immaginario picaresco, l’immagine della famiglia, la rilettura della Storia nazionale, la presenza della morte); e attraverso una sezione di saggi testuali dedicati ad alcuni dei suoi “classici” (ma non solo). Il profilo che ne emerge è quello di una delle maggiori personalità del cinema italiano del dopoguerra, autore suo malgrado, irto di contraddizioni che ne determinano la ricchezza e l’attualità.


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