PER L’ESTATE STA FINENDO C’È LA COMMEDIA E IL NOIR, MA L’ISPIRAZIONE È L’HITCHCOCK DI NODO ALLA GOLA

PESARO, 28 Giugno 2013 – Dopo la presentazione di ieri del film in Concorso di Stefano Tummolini, L’estate sta finendo, seguito dal reading dell’omonimo libro-sequel scritto dal regista stesso, si è svolta oggi la conferenza stampa, alla presenza del cast ospite a Pesaro: oltre a Antonio Merone e Lucia Mascino, anche molti promettenti volti nuovi del cinema italiano: Stefano Fardelli, Fabio Ghidoni, Ilaria Giachi, Nathalie Rapti Gomez, Marco Rossetti, Giuseppe Tantillo e Nina Torresi.

Nel film una comitiva di amici decide di passare un fine settimana in una villa al mare vicino Sabaudia, ma il week-end di svago e trasgressioni si trasforma ben presto in un incubo per i giovani che, messi di fronte alle loro responsabilità, dimostreranno l’egoismo e l’indifferenza con la quale Tummolini rappresenta le nuove generazioni.
Per il suo secondo lungometraggio, dopo Un altro pianeta (2008), il regista spiega come la prima parte del film si concentri sulla caratterizzazione dei molti personaggi in scena, per costruire le fondamenta psicologiche che poi generano le tensioni della seconda parte, contraddistinta da forti venature di genere. Una scelta non convenzionale per il cinema italiano, che raramente ha esplorato in tempi recenti il thriller e il giallo come in questo caso.

Durante la conferenza stampa il regista ha raccontato di come il soggetto per L’estate sta finendo sia rimasto nel cassetto per lungo tempo, l’ispirazione principale non è però quella del giallo all’italiana degli anni ’70, ma l’Hitchcock di Nodo alla gola, il cui nucleo fondamentale viene modificato mescolando la commedia e il noir, mantenendo però la credibilità della storia.

Il casting degli attori ha rivestito un ruolo importante e ha richiesto molto tempo. Una volta scelti gli attori, il regista ha tentato di creare nel gruppo la giusta alchimia provando molto, come a teatro, e facendoli vivere una settimana insieme nella villa del film, per far prendere loro familiarità con gli ambienti e cercare di far nascere un reale spirito di gruppo.

Per quanto riguarda lo stile Tummolini riscontra due tendenze, da una parte c’era la volontà di utilizzare un linguaggio semplice, attraverso l’uso di personaggi archetipi, che potesse raggiungere un pubblico ampio, dall’altra sono innegabili le suggestioni derivanti da certe atmosfere dei film di genere degli anni cinquanta che lo hanno portato in alcuni casi all’utilizzo di un linguaggio più classico.

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