PESARO 54: ALLA RICERCA DEL (NUOVO) CINEMA SPERIMENTALE

PESARO 54: ALLA RICERCA DEL (NUOVO) CINEMA SPERIMENTALE

Pesaro, 19 giugno. Continua la ricca rassegna pesarese tra passato, presente e futuro. La giornata di ieri si è conclusa con la proiezione in piazza del film in Concorso Los años azules (2017) della messicana Sofía Gómez Córdova. Ad introdurre l’opera al pubblico è stata la produttrice Miriam Henze, che ha parlato in termini entusiastici del film che ha già vinto numerosi premi internazionali (Guadalajara, Guanajuato, Monterrey). Al termine del film, poi, è stato inaugurato anche l’attesissimo Muro del suono, il dopofestival musicale che tutte le sere animerà Palazza Gradari. A dare il via a questo appuntamento sono stati Paolo Spaccamonti & Ramon Moro che hanno musicato il celebre film di Carl Theodor Dreyer Vampyr (1932), attraverso un’esperienza visiva e sonora capace di restituire al pubblico tutto il mistero e l’inquietudine di un horror che ha influenzato intere generazioni di cineasti e cinefili. La giornata di oggi, invece, si è aperta con il primo convegno del Centro Arti Visive Pescheria. Ad incontrare il pubblico sono stati alcuni degli autori di Satellite. Visioni per il cinema futuro, la sezione avanguardistica, panoramica e non competitiva, che vuole scavare e restituire la superficie reale, complessa, imperfetta e indefinita, della produzione audiovisiva italiana a bassissimo budget, extra-industriale. Assieme al direttore artistico Pedro Armocida e ai curatori Gianmarco Torri, Anthony Ettorre, Annamaria Licciardello e Mauro Santini, erano presenti: Leonardo Bertini, Mattia Biondi, Francesco Ceccarelli, Giorgiomaria Cornelio, Pietro Librizzi, Morgan Menegazzo, Maurizio Mercuri, Mariachiara Pernisa, Elisa Piria, Luca Quagliato, Lucamatteo Rossi, Samuele Sestieri e Guglielmo Trupia. “Quello che ci interessa non è l’anteprima o l’esclusiva sul mercato dei festival” – hanno esordito gli organizzatori – “piuttosto arrivare a mostrare quello che altri spesso non mostrano”. Il direttore Armocida, invece, ci ha tenuto a precisare che questa “è una delle sezioni su cui il festival punta di più, alla ricerca di nuovi linguaggi del cinema, per ora solo dall’Italia”. Gianamrco Torri ha ricordato che questa sezione è nata tre anni fa con la voglia di mostrare ciò che gli altri festival non mostrano. Santini ha specificato che il “cinema sperimentale in senso canonico non rientra nell’interesse di questa sezione. Ciò che cerchiamo sono gli ‘oggetti misteriosi’, i film che cercano strade diverse. Vogliamo sfuggire ai percorsi già esplorati, con modalità narrative o meno”. Il vero fulcro dell’incontro mattutino non è stato tanto sui film selezionati, quanto sul senso più profondo di questo cinema. Si è cercato di capire quale fosse il senso di fare un cinema di questo tipo, spesso autoprodotto e in isolamento. Si tratta infatti, per lo più, di giovani autori che si sostengono a fatica con questo lavoro e che sono disposti a qualsiasi sacrificio pur di non rinunciare a questo grande amore per il loro cinema. Proprio per questo, una sezione come questa, impossibile da trovare al di fuori di questa dimensione, è particolarmente apprezzata dai giovani cineasti che finalmente vedono riconoscersi uno spazio in cui potersi esprimere. C’è chi privilegia le forme incompiute, prive di un discorso narrativo lineare, che proprio qui trova il suo ‘habitat naturale’. Possiamo dire che la chiave di questo primo incontro in Pescheria è stata la “condivisione”, di esperienze, idee, punti di vista che riguardano un cinema che, oggi più che mai, è assolutamente essenziale.


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