Pesaro 54: Parlano le donne del cinema italiano

Pesaro 54: Parlano le donne del cinema italiano

Pesaro, 23 giugno. Il Festival di Pesaro è al suo ultimo giorno e si aspetta la serata in piazza di stasera per assegnare i tre premi dell’evento: il Premio Lino Miccichè, il Premio Cinema in piazza, il Premio (Ri)montaggi e il Premio Studio Universal. Il pomeriggio di ieri è stato dedicato alla proiezione speciale de La strada dei Samouni di Stefano Savona, che ha presentato il suo lavoro realizzato con tecnica mista insieme agli animatori del film (Simone Massi e la equipe), un’opera che aveva anche partecipato quest’anno nella sezione Quinzaine des Réalisaturs del Festival di Cannes vincendo il Premio della giuria Oeil d’Or. La sera, invece, è stato proposto l’ultimo film in Concorso, il progetto sperimentale Beware the dona ferentes di Daniele Pezzi, autore l’anno precedente della rassegna sul cinema sperimentale Satellite.

Stamattina, invece, al Centro Arti Visive Pescheria si è tenuta l’ultima tavola rotonda We Want Cinema – Sguardi di donne nel cinema italiano, che ha trattato con professioniste del settore il ruolo delle donne all’interno dell’industria cinematografica. L’incontro partiva dalla presentazione del libro che ha dato il titolo alla tavola rotonda, e di cui alcune delle presenti al convegno hanno contribuito con saggi, dati e opinioni. All’evento hanno preso parte: Sonia Bergamasco, Laura Buffoni (curatrice della miscellanea We Want Cinema), Paola Casella, Giada Colagrande, Antonietta De Lillo, Ilaria Fraioli, Cristiana Paternò, Patrizia Pistagnesi e Roberta Torre. Molti sono stati i punti toccati dalle esperte, che hanno delineato con acume un panorama in cui le maestranze femminili hanno ancora difficoltà nel trovare i mezzi ideali per fare il loro cinema e nel sostegno che non sembra arrivare neanche da una critica a maggioranza maschile. Come ha spiegato Paola Casella, giornalista e critica cinematografica: “Ci sono due aspetti del cinema al femminile con cui le autrici danne sanno approcciarsi con unicità. Non necessariamente con opere migliori di altre, ma sicuramente più stimolanti. Questi aspetti sono la maternità e la sessualità. Sono temi che ancora spaventano e mettono in crisi alcuni critici. Il cinema al femminile viene poi percepito come minore, piccolo e marginale dall’assetto industriale e non c’è motivo perché questo avvenga. E per quanto riguarda il movimento Mee To, bisognerebbe smetterla di dire che la situazione è sempre stata così e usare quell’energia per cambiare le cose”. Anche Cristiana Paternò, sempre giornalista e critica, riflette sulla differenza che le donne possono portare al cinema: “Parlare del cinema delle donne è difficile perché tutte sono diverse, ognuna ha un suo sguardo e una propria modalità di racconto. Non si tratta infatti di etichettarlo, ma di mettere in primo piano il fatto che tratta di determinate tematiche” – e continua parlando del libro – “Il libro sembrerebbe legato ai fatti di attualità, ma queste sono riflessioni che partono da molto prima di Mee To e il resto. Già nel 2001 in una convention di Pesaro si notava quante poche erano le registe donne italiane e quanto fossero poche conosciute. Ed anche la critica e l’accademia deve essere ripensata in quanto ambito fondamentale, che troppo spesso essendo prettamente maschile svalutano lavori che escono dal seminato della solita emotività”. Le ha fatto eco anche la Bergamasco, spiegando quanto sia complicata anche la stessa rappresentazione femminile al cinema, perché a mancare è la complessità: “Sento da anni la difficoltà di trovare storie in cui la donna venga raccontata nella sua complessità, senza che sia completamente vittima. Bisogna accettare la complessità della donna, metterla a fuoco, ma a farlo non deve essere per forza una donna, il mio è un discorso artistico più che di genere”.

Ed è anche per questo che nasce la raccolta We Want Cinema, di cui ha parlato la stessa curatrice Laura Buffoni: “Questo lavoro l’ho pensato come se si trattasse di una lavoro di montaggio che accostasse diversi sguardi femminili. Il libro racconta tutto il cinema delle donne in Italia. Non è un modo per ghettizzarci ma per dire che ci siamo anche noi”.

Un incontro che ha confermato la volontà di portare testimonianze di un cinema femminile che può e deve essere protetto, svincolato dal potere stabilito, muovendosi nella prospettiva di un futuro più facile, ma soprattutto più giusto per le nostre figlie. Maternità, LGBT, pornografia, censura, desiderio e le iniziative dell’associazione Women in Film, TV & Media di cui ha esposto i principi Antonietta De Lillo: un convegno essenziale che deve continuare e che parlerà al di fuori del Festival di Pesaro con il libro We Want Cinema.

In questa sezione

FACEBOOK

TWITTER

Ultime News

Comunicati stampa

Rimaniamo in contatto

Resta aggiornato su tutte le iniziative del Pesaro Film Festival

SPONSOR

)