Pesaro 54: Tra ’68 e distribuzioni alternative

Pesaro 54: Tra '68 e distribuzioni alternative

Pesaro, 20 giugno. Altra giornata di festival e ancora una nuova occasione per avventurarsi nelle dimensioni inesplorate del cinema. Dopo la proiezione di Zerzura di Christopher Kirkley, secondo film in Concorso di Pesaro, e quella di Film d’amore e d’anarchia: ovvero “Stamattina alle 10 in via dei fiori nella nota casa di tolleranza…” di Lina Wertmuller per la sezione We Want Cinema, la giornata di ieri si è conclusa con la visione del film in piazza Les Idoles (1968), presentato dal regista Marc’O assieme alla produttrice Cristina Bertelli. Uno scambio tra il cineasta e il pubblico che è continuato questa mattina con l’incontro al Centro Arti Visive Pescheria moderato dal curatore Donatello Fumarola, in cui il regista ha ricordato gli anni della sua formazione artistica, parlando del vero fulcro delle sue ispirazioni teatrali e cinematografiche. “Nella mia vita mi sono sempre sentito come un attore perché ho compiuto degli atti, e sono quelli che determinano te e la tua carriera” – ha esordito Marc’O, che ha poi spiegato l’influenza che il teatro ha avuto nel suo cinema – “La recitazione dell’attore è importantissima. Per me è stato fondamentale esplorarne la psicologia e in questo sono stato influenzato molto dal teatro di Bertolt Brecht. Il teatro è una tappa necessaria per fare cinema”.

Ma la mattinata non è finita qui. A seguire si è tenuta la Tavola Rotonda Le sale (r)esistenti, sulle diverse forme di distribuzione alternativa che al giorno d’oggi possono essere in grado di sostenere la diffusione dei prodotti realizzati da giovani cineasti e filmmaker. Numerosi sono stati gli interventi degli ospiti che hanno preso parte al dibattito, fra questi: Olmo Amato, il direttore artistico Pedro Armocida, Federico Francioni, Annamaria Licciardello, Raffaele Meale, Giacomo Ravesi, Mauro Santini, Samuele Sestieri e Gianmarco Torri. Una tavola rotonda molto animata che ha visto anche la condivisione di particolari esperienze distributive da parte degli autori della sezione Satellite, che hanno arricchito la visione d’insieme di un ambito che, ora più che mai, ha un estremo bisogno di essere indagato.

I registi Olmo Amato e Samuele Sestieri, in particolare, hanno espresso l’enorme fatica e difficoltà nel trovare sale in cui mostrare la loro opera (“ I racconti dell’orso ”), nonostante il passaggio in diversi festival cinematografici nazionali e internazionali. “Abbiamo iniziato a metterci in contatto con alcune sale, ma ci siamo poi resi conto di non poterci presentare come un organo di alcun tipo e questo ha reso difficile il lavoro di distribuzione. In fondo, però, la cosa peggiore è stata quella di sentirci soli, di non avere avuto un anello di congiunzione che ci facesse arrivare agli altri. La cosa buona è stata quella di mettersi in contatto con realtà che non sono dei veri cinema, ma offrono comunque esperienze di sala”. Fortunatamente, infatti, ci sono anche piccole relatà che offrono la possibilità agli spettatori di vedere anche opere come queste. È il caso de Il Piccolo Cinema di Massimiliano De Serio che ha raccontato: “Questa è una dimensione che nasce da quattro amici che volevano vedersi per condividere e parlare di film, la cosa poi è diventata più grande e siamo arrivati alla nostra prima proiezione pubblica dove siamo arrivati a duecentocinquanta persone e tutto grazie solo al passaparola. Questo ci ha fatto riflettere sugli spazi di aggregazione e vogliamo offrire un posto in cui riflettere insieme sul cinema, ma anche sulla società, ed è ciò che ha dato vita a Mutuo soccorso cinematografico. Oltre ad incontrarci una volta a settimana, una domenica al mese ci sono dei registi, degli sceneggiatori o altri artisti che presentano i loro progetti non ancora ultimati, li sottopongono all’attenzione di un pubblico e attraverso il confronto le opere in questione vengono poi modificate e completate”. Luoghi dunque di unione e confronto, che si impegnano ad organizzare veri e propri eventi per gli spettatori, come il Kinetta spazio Labus a Benevento di cui ha parlato Chiara Rigione e l’Apollo 11 a Roma di cui Giacomo Ravesi ha raccontato lo sviluppo e il successo soprattutto dell’ultimo anno.

Un convegno che ha visto la discussione accendersi con fervore, soprattutto nel voler cercare di definire quali sono oggi i canali di fruizione ideali per quelle opere spesso escluse dai circuiti convenzionali e che vedono una sorta di opposizione tra la staticità della sala e la velocità della rete. Una questione che va allargandosi sul bisogno o meno di richiedere finanziamenti istituzionali per vedere attuata una propria diffusione, ma che troppo spesso finiscono per limitare la volontà di esplorare terreni creativi differenti e ancora poco conosciuti. Un dialogo interessante che troverà altri confronti e altre domande anche all’esterno e che ha dato vita ad uno scambio degno delle intenzioni proposte dal Festival di Pesaro.

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