PICCOLO BUDDHA

PICCOLO BUDDHA

Trama
Jesse Konrad è un bambino che vive a Seattle con il padre, ingegnere, Dean e la madre, insegnante, Lisa. Un giorno la famiglia trova sulla porta di casa una delegazione di monaci buddisti del lontano regno del Bhutan. I monaci, guidati dal Lama Norbu con il suo assistente Champa, credono che Jesse sia la reincarnazione di uno dei loro più rispettati lama e vorrebbero portare Jesse in Bhutan a studiare le pratiche buddiste. Increduli, ma curiosi, i Konrad accolgono i monaci e permettono loro di passare del tempo con Jesse. Dean, intanto, viene travolto da una crisi professionale e personale e decide di accettare la proposta dei monaci e accompagnare Jesse in Bhutan, superando le obiezioni di Lisa. Guidato da Lama Norbu, Jesse scopre il Bhutan, un mondo completamente diverso dal suo, vivendo alcuni giorni in monasteri dove vengono ancora seguite regole di vita antiche e tradizionali. Tra il bambino e il vecchio lama si instaura un legame profondo. Il lama si trova così a raccontare a Jesse la storia, avvolta nel mito, del principe Siddhartha, vissuto duemilacinquecento anni fa, e destinato a diventare, dopo una straordinaria vicenda umana, la personificazione storica del Buddha.

Critica
"Avvince il respiro unitario che fonde il gusto meraviglioso dei quadri metastorici con gli inserti inquietanti del nevrotico presente. Tanto da farci scrivere in prima battuta, e qui lo confermiamo, che in Piccolo Buddha ci sono due film; un affresco spettacolare alternato alle sequenze di un "Family Plot" minimalista, De Mille più Antonioni. Si ammira la versatilità delle luci di Vittorio Storaro, non solo nell’evocazione dell’India ancestrale ma anche in quella vibrante Seattle protesa sull’Oceano verso l’Asia; e, ovviamente, si apprezzano le scene e i costumi di James Acheson e le musiche di Ryuichi Sakamoto. Rifulge la bravura degli attori, a cominciare dal formidabile cinese Ying Ruocheng nella parte del "Lama" proseguendo con Keanu Reeves che fa di Siddhartha una stupenda Icona e senza dimenticare i moderni Chris Isaak e Bridget Fonda; nonchè il ragazzino Alex Visendanger e i suoi amichetti orientali, depositari del dono comunicativo di vivere ludicamente un’ineffabile esperienza spirituale. E benchè Bertolucci abbia più volte affermato che la sua opera è il contraltare di Jurassic Park, il che in parte è vero essendo il film incomparabilmente più colto, sofisticato e (vogliamo dire la parola che disturba gli americanofili nostrani?) "europeo", piuttosto che dal buddhismo il nostro ci sembra condizionato proprio da quella particolare forma della cinereligione che ha per fondatore Disney e per profeta Spielberg. Nel senso di puntare a un cinema fatto per incantare grandi e piccini, per attirare frotte di appassionati, creare nuove vocazioni e restaurare in un momento di crisi la prevalenza del grande schermo. Su tale piano Bertolucci ha fatto un viaggio altrettanto straordinario di quello dal marxismo al misticismo, coprendo l’enorme distanza tra il cinema per pochi e il cinema per molti. Con qualche apprensione, tenacemente autoriale, che i molti non diventino troppi." (Il Corriere della Sera, Tullio Kezich, 10/12/93)

Notizie
Nastro d’argento 1994 per la migliore fotografia. Costo: $ 35.000.000; incassi in Italia: 12.075.986.000 lire; usa: $ 4.858.139; in Spagna: € 2.633.743. Ambientato ai giorni nostri e 2.500 anni prima nel monastero di Paro (Bhutan), a Seattle, a Kapilavastru (Nepal, luogo di nascita di Siddhârta), nel bosco vicino al villaggio di Bodh Gaya (stato indiano di Bihar: illuminazione di Siddhârta), a Kathmandu (Nepal); girato dal 20 settembre 1992 al 17 febbraio 1993 in Bhutan (monastero Rinpung Dzong a Paro), Nepal (Kathmandu, fra cui la stupa di Swayambhunath, Bhaktapur, Parco di Chitwan-Terai), Seattle.

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