Quando i bambini cercano la verità: La fisica dell’acqua

QUANDO I BAMBINI CERCANO LA VERITA’
A PESARO LA FISICA DELL’ACQUA DI FELICE FARINA,
UN THRILLER PSICOLOGICO CHE SI ISPIRA AD ALAIN RESNAIS

Pesaro, 27 giugno. È stato presentato ieri sera in piazza del Popolo per la sezione Bande à part il film La fisica dell’acqua, alla presenza del regista Felice Farina, dell’attore Stefano Dionisi, degli sceneggiatori Eleonora Fiorini e Mauro Casiraghi e del produttore e distributore Renzo Rossellini.
Presente a sorpresa tra il pubblico di piazza del Popolo anche Lorenzo Pavanello, il giovanissimo attore che nel film interpreta Filippo, il migliore amico del protagonista. Assenti giustificati invece gli altri interpreti: Claudio Amendola, Paola Cortellesi e il piccolo Lorenzo Valvassori.

E’ stata senza dubbio una soddisfazione per tutti vedere finalmente proiettato sul grande schermo, in anteprima assoluta alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, La fisica dell’acqua, dopo le varie vicissitudini produttive che hanno bloccato il film per circa quattro anni. Soddisfazione che lo stesso Stefano Dionisi ha ieri confermato: “Sono molto contento di essere qui, in questa bellissima piazza e ospite di un festival così importante. Vedo il film per la prima volta stasera dopo quattro anni dalle riprese. Ringrazio tutti e in particolare Felice Farina, che mi ha invitato qui stasera: per aver voluto girare un film del genere lo considero un regista molto coraggioso”.

La fisica dell’acqua è in effetti un lungometraggio decisamente atipico nel panorama cinematografico italiano. Si tratta di un thriller psicologico, avente come protagonista un bambino alla ricerca della verità su un passato tenuto nascosto per troppo tempo.
Queste le parole di Felice Farina al riguardo: “La verità è rivoluzionaria e continuerà ad esserlo, ma da sempre viene manipolata seminando un’amara rassegnazione all’infelicità. Ad un certo punto della mia vita ho cominciato ad essere molto sensibile alla sottrazione della verità che gli adulti fanno ai bambini. Ecco come sono arrivato all’idea di questo film: mi interessava il contatto con la verità più pura, quella cercata appunto da un bambino. Una verità personale, non ideologica, che ha il sapore di una piccola rivoluzione, proprio perché ad affermarla è un bambino che non si arrende e che ha invece il coraggio di ribellarsi agli adulti”.

Il film racconta la storia di Alessandro, un bimbo di sette anni orfano di padre che prova un’inspiegabile avversione per lo zio Claudio. Quest’ultimo, dopo anni di lontananza, fa ritorno nella villetta di famiglia sul lago, dove il piccolo vive con la mamma. Agitato da visioni tormentate, Alessandro sabota i freni dell’auto dello zio. In macchina però sale anche la madre: il bambino si lancia così in un disperato inseguimento, senza però riuscire ad evitare uno schianto terribile. Dopo l’incidente, Ale viene preso in cura da un commissario che, aiutandolo a scavare nel profondo della propria memoria come un piccolo detective, gli permetterà di arrivare infine a comprendere il tragico motivo dell’odio verso suo zio.

Quello di Farina è un film a misura di bambino che riesce bene a tenere insieme istinto di ribellione e tragedia classica, arrivando persino in alcuni passaggi a travalicare i limiti della coscienza.
“Ho collocato il cuore della storia in una zona posta simbolicamente al confine con la coscienza – ha detto oggi in conferenza stampa a Palazzo Gradari Felice Farina - la verità non si manifesta mai a mezzogiorno, ma semmai nelle ombre dell’alba o del tramonto. In questo caso si mostra nell’acqua della notte dove, portando con l’istinto la coscienza ai suoi limiti, il protagonista riesce a cogliere la verità nell’attimo stesso in cui essa si rivela. Solo così può scendere nel pozzo della memoria e dunque risalirne per riappropriarsi dei propri ricordi”.

In sala stampa oggi a Palazzo Gradari insieme al regista, anche gli sceneggiatori hanno confermato la complessità e originalità del copione: “Abbiamo cercato di usare diversi registri narrativi, dalla commedia allo psichothriller fino alla detective story – ha detto Mauro Casiraghi – più di una volta abbiamo rischiato di perdere la linea narrativa principale. Ci siamo però salvati dal caos tenendo sempre a mente come modello, a livello di impostazione strutturale della storia, l’impianto narrativo di Amleto di Shakespeare”.

Shakespeare non è stato però l’unico autore a cui si è fatto riferimento. Farina ha infatti aggiunto di essersi ispirato anche a Mon oncle d’Amerique di Alain Resnais: “Mi diverto a seguire le tracce iniziate da altri. D’altra parte, ho sempre pensato che il mio cinema dovesse portare a compimento discorsi cominciati da altri autori”.

E se di verità si parla, allora che se ne parli fino in fondo. Felice Farina non si è preoccupato infatti di tacere la difficile storia produttiva del suo film, interrotto alla fine delle riprese, nel 2005, a causa del fallimento della casa di produzione.
“Preferisco rischiare il patetico piuttosto che proporre brodini riscaldati - ha affermato Farina con convinzione - il recupero di questo film è stato un percorso difficile. Ma questa piccola opera si ostinava così caparbiamente a vivere in me, da sorprendermi a volte, portandomi a pensare che la sua travagliata storia produttiva in qualche modo ricapitolasse il film stesso e non potesse quindi essere altra”.

Presente in conferenza stampa anche Renzo Rossellini, figlio del grande Roberto, che, dopo quasi 20 anni di vita e di lavoro negli Stati Uniti, è ora tornato a produrre in Italia e, come primo progetto della sua “nuova” carriera, ha scelto proprio La fisica dell’acqua, che distribuirà prossimamente in Italia.
“Il cinema è nato muto e in bianco e nero - ha spiegato Rossellini – quando sono arrivati il sonoro e il colore tutto è cambiato. Questo ci dimostra come il cinema sia un’arte in continua evoluzione. Attualmente ritengo che il digitale rappresenti il futuro: esso consentirà probabilmente al cinema di liberarsi dalla schiavitù del denaro, diventando sempre più indipendente e slegato dalle grandi produzioni”.

Lo stesso occhio a favore del digitale caratterizza anche gli sguardi dei due sceneggiatori de La fisica dell’acqua: Eleonora Fiorini e Mauro Casiraghi. Entrambi si sono infatti detti “consapevoli che il cambiamento determinato dal digitale in ambito cinematografico è simile a quello attuato, tempo fa, dal linguaggio word del computer rispetto alla vecchia scrittura a macchina”.

Infine anche Felice Farina, che solitamente non rinnega l’uso della pellicola, ha confessato che per La fisica dell’acqua si è convertito senza remore all’uso del digitale: esso gli ha infatti consentito di lavorare direttamente, e con meno difficoltà, sull’impianto formale del film, riuscendo così ad esercitare un controllo diretto e completo sull’immagine, in modo da riavvicinarsi anche alla vera essenza del cinema.

Al termine della conferenza, Farina ha voluto aggiungere che, nonostante i problemi produttivi incontrati, ad oggi si ritiene molto soddisfatto dei risultati ottenuti, a livello non solo professionale ma anche umano: “Sono stato sempre sostenuto dal calore e dall’aiuto di molti amici che hanno creduto nel film, ed anche da incontri importanti, come quello con Esmeralda Calabria, la montatrice del film, che ha trovato la strada, per me misteriosa, di raccontare l’intera storia con gli occhi del piccolo protagonista”.

 


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