Tavola rotonda Alberto Lattuada

IL CINEMA DI LATTUADA: L’UTOPIA E LA BELLEZZA, MA ANCHE LA MAFIA E LA BUROCRAZIA
SI CHIUDE CON UNA TAVOLA ROTONDA L’EVENTO SPECIALE DEDICATO AD UN MAESTRO DI CINEMA

(Questa mattina si è svolta al Cinema Astra di Pesaro, nell’ambito del 23° Evento Speciale, la tavola rotonda “Il cinema di Alberto Lattuada” alla quale hanno partecipato Lamberto Caimi, direttore della fotografia di molti film di Lattuada, Carla del Poggio, attrice e compagna di vita del regista (morto il 3 luglio 2005 a 90 anni) accompagnata dai figli Alessandro e Francesco Lattuada, l’attrice Eleonora Giorgi, i critici Gianni Volpi e Patrizia Pistagnesi ed infine Silvia Tarquini, in rappresentanza del Centro Sperimentale di cinematografia, nonché autrice del libro “L’inganno più dolce – Il cinema di Alberto Lattuada” (edito dalla Fondazione del Centro sperimentale di cinematografia).
La tavola rotonda è stata coordinata da Bruno Torri, Presidente del Comitato scientifico della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema (diretta da Giovanni Spagnoletti) e introdotta da Adriano Aprà, curatore dell’Evento Speciale dedicato ad Alberto Lattuada e autore del libro “Alberto Lattuada – Il cinema e i film” (edito da Marsilio).
Prima della tavola rotonda è stato proiettato un cortometraggio inedito di 10 minuti del Centro Sperimentale di Cinematografia (organizzatore dell’evento insieme alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema) in cui si vedono Mario Soldati, Alessandro Blasetti e Alberto Lattuada mentre dirigono le loro esercitazioni di regia per gli studenti della Scuola.
In sala, una rilevante presenza di studiosi, studenti di cinema e cinefili interessati alla figura di un grande regista italiano che ha contribuito a diffondere il nostro cinema anche al di fuori dei confini nazionali. E’ stata un’occasione per conoscere più a fondo il cinema di questo Maestro e per aggiungere un tassello al quadro che ogni anno la mostra del Nuovo cinema di Pesaro si impegna a disegnare sulla cinematografia italiana.)

 

 

 

 

Pesaro, 28 giugno. “Lattuada è un regista estremamente significativo nella cinematografia italiana e da risarcire criticamente”. Esordisce così Bruno Torri, Presidente del Comitato scientifico della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, che ha coordinato la consueta tavola rotonda nell’ambito del 23° Evento Speciale quest’anno dedicato ad Alberto Lattuada.
“È vero che Rossellini e Antonioni” ha continuato Torri “sono registi di importanza estrema ed autori a pieno titolo distinguibili da tutti gli altri, ma è altrettanto vero che registi come Lattuada che vengono qualificati, spesso anche in maniera dispregiativa, come artigiani del cinema, sono comunque da considerarsi artisti che fanno cinema d’autore e hanno contribuito a costruire la struttura portante della cinematografia attuale. Difficile in realtà inserire in una precisa tipologia il cinema di Lattuada. Io lo definisco un eclettico, ma non nell’accezione negativa del termine. Il mio è più un giudizio di fatto che di valore. Lattuada ha attraversato tutti i generi e ha saputo ibridare i vari registri narrativi. Ed era un regista estremamente colto”.

Adriano Aprà, dopo i ringraziamenti dovuti alle due cineteche che hanno reso possibile il reperimento di tutti i film del regista milanese - la cineteca italiana di Milano, fondata peraltro dallo stesso Lattuada e da Comencini, e la cineteca di Bologna - ha tenuto a precisare quale sia stato il vero senso della retrospettiva che ha dedicato a Lattuada: “Come avrete notato nel mio libro accanto ai nomi altisonanti di curatori e intellettuali che hanno collaborato con me ci sono anche nomi di persone sconosciute, per lo più studenti, che ho voluto assolutamente inserire nel progetto perché volevo che un cineasta di ieri venisse visto con gli occhi di oggi, da giovani decontestualizzati rispetto al periodo storico in cui ha vissuto e ha realizzato i suoi film. Volevo che il suo cinema venisse visto con occhi nuovi, lontano dai clichés con cui è stato conosciuto negli anni. Ecco perché preferisco pensare a questo evento speciale non come ad una retrospettiva ma ad una visione prospettica di Lattuada”.

Silvia Tarquini, curatrice del libro “L’inganno più dolce – Il cinema di Alberto Lattuada” (edito dalla Fondazione del Centro sperimentale di cinematografia), in rappresentanza dell’anima archivistica del CSC che si occupa della conservazione, preservazione e restauro dei materiali filmici, si è detta orgogliosa e contenta di “non aver mancato un’occasione e di aver fatto confluire il massimo di Lattuada nel suo volume grazie alla disponibilità di Carla Del Poggio che mi ha fatto tempestivamente sapere di aver depositato il suo archivio personale alla Cineteca Nazionale di Bologna da cui ha potuto ricavare dati tecnici e soprattutto numerose foto inedite per il mio libro”.

“Se Clint Eastwood fosse nato in Italia oggi non lo farebbero lavorare più perché troppo vecchio!”. Queste le parole della studiosa Patrizia Pistagnesi riferendosi all’ultimo periodo della carriera di Lattuada in cui il cinema italiano l’aveva messo da parte. E Carla Del Poggio, attrice (l mulino del Po, Senza pietà, Il bandito) e vedova di Lattuada, ha confermato: “Largo ai giovani, si è soliti dire no? È stato il peggior periodo della nostra vita e ho cercato di cancellarlo dalla memoria. Alberto aveva sempre i nervi a fior di pelle. Aveva il tipico atteggiamento di chi si rende conto di aver perso terreno. Aveva tanti progetti, era un vulcano di idee ma vedeva che nessuno era interessato e allora si inviperiva. Mi ricordo di infinite discussioni per telefono con Ponti e De Laurentiis che si concludevano sempre in un nulla di fatto. Quando squillava il telefono mi nascondevo sotto al tavolo perché sapevo come sarebbe andata a finire”.

Al critico Gianni Volpi che le chiede come fosse Lattuada sul set e se la trattasse con un occhio di riguardo in quanto moglie la Del poggio risponde candidamente: “Mi trattava un po’ da moglie un po’ da attrice. Ma lui era sempre gentile con gli attori, me compresa. Era un uomo molto civile, soprattutto per essere uno del cinema!”.

Parole di assoluta venerazione provengono invece da Eleonora Giorgi, attrice che ha lavorato con Lattuada in Cuore di cane: “Ho un ricordo splendido di Alberto. Io sono approdata al cinema subito dopo la maturità, per caso come succedeva forse una volta. In un anno girai sei film ma erano tutti film di genere che tuttavia mi diedero subito una certa notorietà. L’incontro con Lattuada invece segnò una svolta nella mia carriera perché fu la prima volta che un regista mi diresse in un ruolo raffinato ed artistico, in “Cuore di cane”. Era sofisticato, elegante, autorevole, vitale, colto. E io ero così giovane. Ma mi ricordo che sul set anche quando mi sentivo circondata da persone più grandi e sconosciute mi bastava girare lo sguardo verso Alberto e vedevo gli occhi di un ragazzino!”.

E sempre ricordando Cuore di cane che è stato proiettato ieri sera in piazza aggiunge. “Rivedendo dopo tanto tempo questo film ho capito solo adesso con quanta tenerezza Alberto mi abbia diretta sul set. Nella scena in cui lavo la schiena a Von Sydow ho scoperto ieri sera che c’era una forte componente erotica di cui al momento in cui giravo, forse perché troppo giovane forse perché nutrivo così tanto rispetto per Von Sydow, non mi ero assolutamente accorta! Già questo vi dice di quanta delicatezza possedesse Lattuada”.

Parole di grande stima anche da parte del direttore della fotografia Lamberto Caimi che ha lavorato con Lattuada in quattro film (Venga a prendere il caffè da noi, Le farò da padre, Oh Serafina e Cuore di cane): “Lavorare con lui è stata un’esperienza unica. Innanzitutto il fatto di essere entrambi milanesi ci ha uniti da subito in maniera particolare. Poi era un regista che amava parlare. Ed era disponibile a sentire l’opinione anche degli altri rispetto alle sue scelte di regia. Aveva un ottimo senso di organizzazione e ottimizzazione dei tempi delle riprese. Faceva pochi ciak, al massimo 7 e per questo consumava poca pellicola. Aveva un modo “nordico” di lavorare: mente pratica, rapida e concreta”.

Dalla tavola rotonda di stamani è emerso un Lattuada inedito e complesso, non solo regista di eros e corpi femminili, ma anche artista eclettico in grado di sperimentare generi e forme innovativi, tematiche sottili e variegate, doppi sensi e allusioni.
Secondo Patrizia Pistagnesi, che incontrò Lattuada di persona due volte dopo averlo seguito a lungo nel suo cammino professionale, “la critica cinematografica del tempo, sua contemporanea, non fu sufficientemente capace nel capirlo ed interpretarlo: lo ridusse ad un autore erotico, mentre in lui c’era molto di più”.
“La bellezza in Lattuada, anche quella del corpo femminile, non è mai stata fine a se stessa” – ha spiegato il critico Gianni Volpi – “era piuttosto un veicolo per parlare di speranza, di visione del mondo al positivo, di ottimismo, di felicità”.

Anche Eleonora Giorgi ha confermato che “la nudità nelle opere di Lattuada non strumentalizzava il corpo, al contrario lo riaffermava, lo spogliava di tutte le sue maschere inutili per ridargli identità e dignità”.
Dunque la nudità come rimedio al male, all’oscuro; la passione e la materialità delle cose, private del sovrappiù, come chiave di lettura del presente e proposta per il domani.
Sempre Volpi tende a precisare: “Lattuada non si limitava, come molti altri registi dell’epoca, a criticare e a demolire. Egli suggeriva qualcosa di nuovo, dava idee, partecipava al dibattito culturale del tempo non già soltanto come semplice portavoce, ma nel ruolo vero e proprio di creatore attivo e precursore delle tendenze future”.

Certo, la sua posizione nei confronti della politica e della società, seppur mai troppo dichiarata, era di “forte contrarietà alla burocrazia, allo Stato e alle imposizioni dall’alto”, come ha confermato anche la moglie Carla Del Poggio. Tuttavia la sua risposta al boom economico e alla società materialista degli anni ’50 non fu la rivoluzione, né la distruzione di ogni principio. Lattuada si oppose con l’utopia della bellezza propria del suo cinema.

E’ stato Adriano Aprà, curatore dell’Evento speciale a lui dedicato, a farne oggi, in conclusione della tavola rotonda, una descrizione precisa e riassuntiva: “Alberto Lattuada non fu mai un cineasta esplicitamente politico, tuttavia seppe ugualmente esprimere posizioni, disapprovazioni e soluzioni, attraverso uno sguardo obliquo, capace di sfiorare tutti i temi e tutte le problematiche della società: dalla mafia alla burocrazia, dal potere all’eros, passando per il consumismo borghese e per la rivoluzione economica italiana dopo la seconda guerra mondiale. Alberto raccontava delle favole, per esprimere in realtà un punto di vista anche politico. Non aveva partiti né candidati: era un utopista. Uno che sognava la realtà della bellezza e che proprio nella bellezza ha trovato la concretizzazione della sua personale utopia”.
 


Documenti allegati

In questa sezione

FACEBOOK

TWITTER

Ultime News

Comunicati stampa

Rimaniamo in contatto

Resta aggiornato su tutte le iniziative del Pesaro Film Festival

SPONSOR

)