Tavola rotonda: Il mouse e la matita - L’animazione italiana oggi

Tavola rotonda: Il mouse e la matita - L’animazione italiana oggi

Pesaro, 26 giugno. Nella giornata di oggi alla 50. Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro si è svolta l’importante tavola rotonda, coordinata da Bruno Di Marino e Giovanni Spagnoletti che ha visto confrontarsi una ventina tra autori, docenti e critici per fare il punto sull’animazione italiana contemporanea.

Gli ospiti si sono succeduti al tavolo presieduto dai due moderatori, anche curatori del volume edito da Marsilio dal titolo omonimo alla rassegna. Di Marino ha spiegato come quello che si è svolto oggi voleva essere un’occasione di incontro e confronto per capire come dare maggiore visibilità al cinema d’animazione italiano, mentre Spagnoletti ha dimostrato l’interesse nel promuovere questi autori annunciando che i lavori presentati a Pesaro saranno proiettati anche in altre venti sale delle Marche, e prossimamente saranno protagonisti di un programma di tre giorni al Maxxi di Roma: un modo per iniziare a formare un pubblico per questo tipo di cinema.

Il primo autore a intervenire è stato Simone Massi, uno dei nomi più conosciuti nel panorama dell’animazione italiana, anche grazie al David di Donatello ricevuto nel 2012 per il miglior cortometraggio. Massi ha sottolineato come il volume pubblicato dalla Mostra sia importante per far uscire gli animatori dal “ghetto” nel quale sono stati confinati per molti anni. Il suo è stato un intervento duro, atto a sottolineare la difficile condizione di chi lavora nel campo, soprattutto tra gli indipendenti: “Non ho consigli da dare. In Italia non è possibile praticare il cinema d’animazione, non c’è alcun tipo di attenzione, non c’è mai stato, e non esiste alcuna possibilità di finanziamento: bisogna farsene una ragione.” E’ intervenuto quindi il critico e curatore Andrea Martignoni, proponendo una possibile soluzione: portare l’animazione dove c’è il pubblico, dove è possibile trovare persone interessate. E gli incontri come questo di Pesaro sono importanti anche per far circolare informazioni tra le personalità del settore.
Chiara Magri, coordinatrice didattica del CSC Animazione di Torino, ha posto all’attenzione del pubblico un’altra problematica: la carenza di luoghi di incontro per gli animatori italiani e ha sottolineato come per questo il merito della Mostra di Pesaro è enorme. E continua: “Quando abbiamo aperto la nostra scuola, ci siamo domandati: cosa insegniamo? Il cortometraggio oggi è escluso sia dal cinema che dalla televisione. Eppure il pubblico, anche quello composto dai bambini, è in grado di accogliere proposte diverse, va semplicemente formato e messo in condizione di appassionarsi.” Prova a rispondergli Emiliano Fasano dell’Asifa Italia con una riflessione su cosa voglia dire avere successo per un animatore di oggi, facendo gli esempi di grandi gruppi come il Rainbow marchigiano o gli americani Nickelodeon e Mondo TV che dimostrano come i soldi da investire sull’animazione ci siano. La domanda fondamentale che però si pone è: “come portare questi fondi a sostenere anche l’animazione d’autore? Per troppo tempo in Italia si è pensato alla Rai come unico possibile finanziatore.”

Lo storico animatore Mario Addis - che annuncia in anteprima di stare lavorando a una serie con Adriano Celentano - afferma l’importanza di sapere come rivolgersi al pubblico; troppo spesso – dice – gli animatori si preoccupano più del segno grafico che del prodotto finale, che deve essere un racconto per immagini. “Il disegno è certamente importante ma non siamo illustratori, dobbiamo tenere in considerazione la sequenza dei fotogrammi, il ritmo delle inquadrature, la scansione temporale.” Chiara Magri risponde che da questo punto di vista è importante favorire la collaborazione tra talenti, perché non tutti sono narratori, dato che l’animazione può e deve essere anche un’arte collettiva. Per questo, interviene Cristiano Carloni (autore, docente ISA), gli insegnati dell’ISA di Urbino cercano di accogliere tutte le esigenze dei ragazzi, cercando al tempo stesso di ampliare il più possibile la loro formazione cinematografica, un esercizio utile anche agli insegnati come Stefano Franceschetti (autore, docente ISA) che ha sottolineato come il lavoro da docenti arricchisca anche quello da animatori.

Alessandro Rak, autore di L’arte della felicità, indica la sua strada: “Il film è stato realizzato con un budget molto ridotto, grazie a un’osservazione attenta delle nostre esigenze pratiche. Lo studio ad esempio è stato costruito in una vecchia sala cinematografica in centro a Napoli, gestito dal nostro produttore Luciano Stella. Penso che l’animazione debba essere vicina alle esigenze del reale e non considerare solo i desideri individuali degli autori: è anche così che si trova il proprio pubblico.” Così come Igor Imhoff, a cui è dedicato un focus, racconta le diverse strade che possono portare all’animazione: “Ho iniziato lavorando nel settore dei videogiochi e il mio approccio all’animazione è partito dai software di modellazione 3D, con un’attenzione particolare per la post-produzione. L’obiettivo, per chi sperimenta, spesso non è arricchirsi ma arrivare a sviluppare un proprio progetto senza dissanguarsi economicamente.” Anche Paola Gandolfi ha raccontato come sia approdata all’animazione solo in un secondo tempo, dopo aver iniziato come pittrice, infatti, ha sentito l’esigenza di inserire il movimento nei suoi quadri.

E’ emersa poi l’importanza di creare una rete di contatti e collaborazioni per supportarsi, tema che affrontano da diverse prospettive Magda Guida, Beatrie Pucci e Cristina Diana Seresini: le prime due hanno difficoltà a reperire fondi per i propri lavori ma capiscono l’importanza del coinvolgimento di altre persone, la Seresini, con esperienze sia di lavori su commissioni che personali, ha trovato la propria risposta nella fondazione di una casa di produzione per registi di animazione che possa rappresentare tutti i diversi stili e fare da tramite con possibili finanziatori. L’animatrice Claudia Muratori porta alla luce l’innegabile spaccatura che divide chi si sente esclusivamente autore e chi invece si preoccupa del mercato, ma è un conflitto senza una soluzione univoca, nel suo caso è stato fondamentale muoversi in varie città, promuovendosi da sola e andando in cerca delle occasioni giuste.

All’incontro c’era anche il documentarista Stefano Savona che dopo aver scoperto due anni fa proprio a Pesaro il cinema di Simone Massi ha capito di aver trovato quello che stava cercando per il suo nuovo film documentario ambientato sulla striscia di Gaza e con delle parti animate: ancora una volta, quindi, un cinema originale con un forte rapporto con la memoria e la ricerca del “nuovo” con l’animazione. Si è così creata una piccola equipe composta, oltre che da Massi e Savona, anche da Stefano Franceschetti, Magda Guidi, Mara Cerri e altri, riunendo così alcune delle eccellenze del settore in un progetto innovativo e ambizioso: uno straordinario frammento di 1’ è stato proiettato alla fine del convegno.
Un’esperienza fondamentale per Mara Cerri che racconta di aver realizzato soprattutto libri illustrati dopo la scuola di Urbino, ma la collaborazione per un cortometraggio con Magda Guida nel 2010 prima e il progetto di Savona poi, la hanno finalmente riportata all’animazione.

Infine Saul Saguatti, membro dei Basmati, afferma l’importanza di dedicarsi a più progetti e forme espressive contemporaneamente: con il suo gruppo produce infatti performance, istallazioni artistiche e progetti video. Una proposta a cui fa eco anche l’animatrice Alessia Travaglini, la quale aggiunge però che la riconoscibilità di sguardo debba rimanere una priorità imprescindibile.

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