Tavola rotonda sul nuovo cinema israeliano

PESARO, ISRAELE
TAVOLA ROTONDA SUL “NUOVO” CINEMA DEL VICINO ORIENTE

Pesaro, 25 giugno. Si è tenuta stamani al Teatro Sperimentale, dopo la proiezione del cortometraggio Mother economy di Maya Zack, la tavola rotonda sul Cinema Israeliano Contemporaneo.
Vi hanno partecipato i registi Danny Lerner, Michale Boganim, Raphaël Nadjari, Ran Slavin e Maya Zack, il giornalista Umberto De Giovannangeli ed infine i curatori della retrospettiva sul Cinema Israeliano Contemporaneo Maurizio G. De Bonis e Ariel Schweitzer.
Giovanni Spagnoletti, direttore artistico del Festival, ha coordinato gli interventi e introdotto la tavola rotonda mettendo in evidenza come il cinema israeliano si sia fortemente evoluto negli ultimi anni. “A partire dal 2004 (ma già all’inizio del nuovo millennio)” ha detto Spagnoletti “il cinema israeliano è entrato in una nuova fase sia estetica che produttiva, in cui si distingue non più soltanto una figura leader come quella di Amos Gitai, che volutamente abbiamo trascurato nella nostra retrospettiva, ma una schiera diversificata di cineasti giovani e meno conosciuti, com’è nel dna del nostro festival”.
I motivi di questo sviluppo sono stati ben focalizzati da Schweitzer: “Oggi godiamo dei risultati ottenuti da un gruppo di cineasti, documentaristi e filmmaker, che nei decenni scorsi ha dato vita ad un movimento a favore del cinema israeliano, avente come primo obiettivo l’aumento di fondi da parte del governo. E nel 2001 è riuscito a far approvare una legge che ha raddoppiato i finanziamenti statali: ora le produzioni possono godere di un budget stabile di circa 12 milioni di euro e i film da 4 o 5 sono diventati più di 20 all’anno”.
Inoltre la collaborazione stretta con il centro di cinematografia francese, CNC, che ha aperto la strada ad un sempre maggior numero di coproduzioni tra Francia e Israele e l’apertura di molte nuove scuole di cinema (in Israele ce ne sono ben 17) hanno consentito nell’arco di pochi anni una svolta radicale, in cui, come ha fatto osservare Maurizio De Bonis, “è venuta a giocare un ruolo fondamentale l’analisi, anche critica, di se stessi, delle proprie origini e della propria storia, in un clima di maggiore libertà rispetto al passato”.
Dunque quello emerso dalla tavola rotonda di oggi è uno stato di Israele fatto non solo di guerra e conflitti, ma anche di profonda umanità, complessità sociale e ricchezza culturale.
Il giornalista Umberto De Giovannangeli ha fornito il proprio personale contributo al dibattito, esponendo tre convinzioni maturate a seguito di tanti anni di lavoro sul campo: “La prima consiste nel fatto che, in questa tragedia collettiva, non esiste un buono e un cattivo, ma solo due diritti ugualmente fondati; la seconda riguarda la pace: essa non può essere imposta dall’esterno, ma deve maturare come diretta conseguenza del riconoscimento dell’identità dell’altro. Infine, la terza è che Israele non si deve presentare attraverso il cinema in maniera consolatoria o europeista, ma con tutte le sue contraddizioni, mancanze e fragilità, a cominciare dal fondamentalismo ebraico, l’altra faccia di quello islamico”.
Ospite d’onore della tavola rotonda, il regista Raphaël Nadjari, autore della monumentale Storia del cinema israeliano proiettata in due parti per l’inaugurazione della 45a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, ha sottolineato, applaudito da tutti in sala, “l’importanza di abbandonare singole visioni politiche per imparare invece ad ascoltare voci differenti, dando vita ad un dibattito civile in cui tutti hanno lo stesso diritto di parola”.
Dopo di lui è intervenuta la regista Michale Boganim, rappresentante del genere documentaristico al femminile, di cui è stato presentato proprio ieri il film Odessa…Odessa!, per mettere in evidenza come “anche questa forma artistica abbia conosciuto un rapido sviluppo negli ultimi anni, grazie soprattutto al sostegno del direttore del New Israeli Foundation for Film and TV David Fisher che ha promosso l’apertura del cinema a nuove forme sperimentali, sia per quanto riguarda i contenuti che i formati, espandendo la diffusione del documentario non solo in tv, ma anche in sala”.
Danny Lerner ha invece voluto porre l’attenzione, a partire dal proprio film Frozen days, che verrà proiettato stasera alle ore 21,15 al Teatro Sperimentale, sulla contaminazione di nuovi generi che sta caratterizzando l’ultimo cinema israeliano: dal thriller psicologico al giallo, fino all’azione (che promette sarà dominante nel suo prossimo lavoro, una coproduzione tra Israele, Francia e Stati Uniti).
Infine in rappresentanza della videoarte e del cinema sperimentale israeliani sono intervenuti Ran Slavin, di cui ieri sera è stato presentato The Insomniac city cycles, e Maya Zack, il cui cortometraggio Mother economy ha preceduto la tavola rotonda di stamani. Per entrambi si tratta di un nuovo stadio della cinematografia israeliana quello che stanno vivendo oggi, ma sono consapevoli che c’è sempre molto da fare per modernizzare le istituzioni cinematografiche, ancora molto conservatrici e tradizionaliste, per raggiungere una maggiore indipendenza (soprattutto economica visto che vengono investiti troppo pochi soldi in progetti non convenzionali) e linguaggi audiovisivi nuovi e originali.


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