Terra Madre

VIAGGI ALLA MOSTRA DI PESARO / 2
SICILIA PALLIDA MADRE: L’UTOPIA DI GIBELLINA E STORIE DI (E)MIGRANTI

Pesaro, 23 giugno 2008. Alla Mostra del Cinema di Pesaro sono di scena le contraddizioni della Sicilia: di ieri e di oggi.

La sezione Bande à Part ha ospitato ieri un documentarista austriaco a confronto con una tragedia italiana: Joerg Burger ci porta con Gibellina – Il terremoto nella valle del Belice, a quarant’anni dal sisma che tra il 14 e il 15 gennaio 1968 devastò quei luoghi tanto vicini quanto rimossi.

“Il terremoto è una legge della natura, il segno della giovinezza della terra: un segno di vitalità che comunica energia”, così Ludovico Correo, il sindaco che fu la guida politica e culturale della ricostruzione di Gibellina: fu lui a volere che la città distrutta rinascesse nel segno dell’arte, “perché i terremoti in Sicilia sono sinonimi da sempre di rinnovamento non soltanto della terra, ma anche della cultura”.

È nata così una città nuova, con artisti di fama internazionale impegnati a dare il proprio contributo: Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Pietro Consagra. Burger inquadra le loro opere, le sculture che hanno fatto di Gibellina il più grande museo d’arte contemporanea a cielo aperto d’Europa: e intanto svela il fallimento di quell’utopia, che a diciotto chilometri dalla Gibellina distrutta dal terremoto (e oggi coperta dal monumentale Cretto di Alberto Burri) ha fatto sorgere una città nuova e senz’anima.

“Gibellina è stato un luogo di sperimentazione di idee, ma non ha funzionato”, ha spiegato Burger, molto applaudito al termine della proiezione del film, e protagonista anche oggi di un animato incontro col pubblico.

Tra i presenti, anche Nello La Marca, l’autore de La Terramadre, che stasera concorre al Premio Lino Micciché – Pesaro Nuovo Cinema. “Il problema di Gibellina è che l’arte sta diventando autoreferenziale”, spiega il regista, che nel suo film affronta un tema universale e ancora molto attuale, raccontando la storia di Gaetano e Alì: un ragazzo siciliano che non vuole raggiungere il padre in Germania, ed un clandestino appena sbarcato sulle coste dell’isola.

Visto all’ultima Berlinale, La terramadre, è l’unico titolo italiano in concorso quest’anno al Festival di Pesaro: La Marca ha voluto “recuperare l’identità collettiva di un luogo, raccontando le solitudini di chi lo vive”, il film specchia nella vicenda di un immigrato come tanti le storie di tanti (e)migranti come Gaetano: costretti dalla disperazione, gli uni e gli altri, a lasciare le proprie case, e poi sfruttati, respinti e perseguitati, “rispediti a casa come in una sorta di mito di Sisifo, una fatica inutile che poi è la fatica dell’esistere”.

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