The Fall from Heaven: il conflitto curdo-turco raccontato dalla parte delle persone

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The Fall from Heaven: il conflitto curdo-turco raccontato dalla parte delle persone

Pesaro, 27 giugno. Ieri alla 50. edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro è stato presentato il film del Concorso Pesaro Nuovo Cinema Cennetten kovulmak / The Fall from Heaven, alla presenza del regista Ferit Karahan, del montatore Marco Spoletini e del produttore Gabriele Oricchio. Il concorso è costituito da sette opere provenienti da tutto il mondo e realizzate da registi giovani, generalmente alla loro prima o seconda regia. Il Premio Lino Micciché sarà assegnato al vincitore da una giuria composta dall’attrice Maria De Medeiros, dalla sceneggiatrice Francesca Marciano, dal regista Daniele Vicari e dal critico e giornalista Silvio Danese.

Il giovane regista e sceneggiatore turco Ferit Karahan esordisce nel 2010 con il cortometraggio Before the Flood, seguito l’anno successivo da Yusiv’s Dream, riscuotendo con entrambi successo e premi internazionali. The Fall from Heaven è il suo esordio nel lungometraggio, già presentato con notevole riscontro in Turchia, ed è una co-produzione turco-italiana (il montatore è Marco Spoletini, mentre le musiche sono state composte da Daniele Sepe).

Il film è ambientato in Turchia, durante i disordini politici del 2001 e si sviluppa su due narrazioni parallele. Da una parte c’è Emine che inizia a lavorare in un cantiere edile a Istanbul, dove la maggior parte degli operai sono di origine curda e verso i quali la giovane inizia a provare ostilità. Dall’altro c’è la piccola Ayse, la cui famiglia curda, che vive nel Sud del paese, sta venendo cacciata dalla propria terra dalle autorità turche. The Fall from Heaven riflette sulle trentennali tensioni tra curdi e turchi, attraverso il viaggio speculare di due donne le cui vite sono state irrimediabilmente cambiate a causa degli effetti della guerra. Il film è così in grado di narrare il conflitto turco-curdo senza prese di posizione ideologiche, ma rimanendo dalla parte delle persone, attraverso la grande forza delle immagini.

Oggi Ferit Karahan, Marco Spoletini e Gabriele Oricchio, hanno incontrato il pubblico nella Sala Stampa di Palazzo Gradari per una sessione di Q&A, nella quale il regista ha contestualizzato il suo film e spiegato la sua valenza nella Turchia contemporanea con queste parole: «Negli ultimi tempi il governo turco ha dichiarato di voler intraprendere un percorso di pace con gli esponenti del PKK, ma la situazione non è cambiata molto e le persone continuano a morire durante gli scontri e le proteste, soprattutto nelle zone orientali del Paese. L’unica cosa diversa rispetto a dieci anni fa è che l’esercito ha cambiato uniforme. Persino il semplice utilizzo della lingua curda non è ancora riconosciuto a livello legale. Nel mio film ho voluto mostrare, in maniera non urlata e rispettosa, il dolore di entrambe le famiglie protagoniste: io sono un essere umano e riconosco la stessa umanità nei miei simili».

Per i film curdi, spiega ancora Karahan, «è piuttosto difficile essere distribuiti nelle sale. The Fall from Heaven è stato visto in alcuni festival, ma anche lì la situazione non è tranquilla. Mi è addirittura capitato di subire un vero e proprio attacco durante una conferenza stampa e questo solo per aver girato un film, che oltretutto parla di pace».

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