Torino nera

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A Torino, durante una partita di calcio, il costruttore edile meridionale commendator Fridda uccide (perché il sicario Puma esita) un gorilla di cui in precedenza si era servito, un certo Santoro. Eliminato costui a causa dei suoi metodi feroci e controproducenti, Fridda vuole eliminare anche Rosario Rao, un operaio onesto e difensore degli sfruttati, sposato con due bambini, Mino e Raffaele. Il costruttore riesce a incastrare il pover’uomo facendolo incriminare e condannare per l’omicidio da lui commesso (Rao risulta essere il proprietario della pistola che aveva sparato ed era anche lui presente allo stadio). La moglie di Rao lavora in una lavanderia, i bambini, pressoché abbandonati, si danno al piccolo commercio di sigarette di contrabbando. Della scena dell’assassinio esiste da qualche parte una fotografia, consegnata dal fotografo Camarata al cugino Ferrera, sfruttatore della prostituta Nascarella, testimone al processo. Ferrera viene ucciso in un finto incidente d’auto, Nascarella è buttata da una finestra, ufficialmente suicida. Alla ricerca di quella fotografia e del negativo si mette il giovane avvocato Mancuso, stimolato e aiutato da Mino e Raffaele (Lello): l’avvocato Marinotti, di cui Mancuso è collaboratore, promette di occuparsi del caso. Muore all’ospedale il sicario Puma, dopo aver pulito la coscienza facendo una confessione incisa al magnetofono da Mancuso e Mino. Intricate vicende di inseguimenti, trappole e violenze portano al chiarimento della situazione, ma gli uomini di Fridda fanno sparire fotografie e magnetofono. Rao, mentre viene condotto al capezzale di Mino, gravemente ferito, evade e, rifornito di pistola dal piccolo Lello, uccide il feritore del figlio, Vanni Mascara, e il commendatoro Fridda. Quindi si costituisce.

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