TRA FESTIVAL E CRITICA IL FUTURO DEL NUOVO CINEMA (PARADISO?)

Tavola rotonda alla Mostra del nuovo cinema

Pesaro, 24 giugno. Nelle giornate di ieri e oggi nello spazio della Pescheria alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro si è svolta la tavola rotonda intitolata Il futuro del nuovo cinema divisa in due parti, dedicate rispettivamente ai festival e alla critica. Tra i partecipanti, il direttore Pedro Armocida, i membri del comitato scientifico Laura Buffoni, Andrea Minuz, Mauro Santini, Boris Sollazzo, Bruno Torri e Gianmarco Torri, oltre a giornalisti, critici e addetti ai lavori (Luigi Abiusi, Adriano Aprà, Fulvio Baglivi, Rinaldo Censi, Federico Gironi, Chiara Grizzaffi, Tommaso Isabella, Alberto Lastrucci, Raffaele Meale, Giona A. Nazzaro, Giacomo Ravesi e Federico Rossin).

Fulvio Baglivi ha esordito sottolineando l’importanza dell’aspetto ludico nella realizzazione di un festival, il cui compito per lui dovrebbe essere “quello di creare situazioni di incontro annullando differenze e distanze". Gli ha fatto eco Gianmarco Torri affermando: "Il gioco permette di sperimentare nuove forme di relazione", rivendicando con orgoglio il lavoro fatto per l’edizione 50+1: "Qui a Pesaro siamo riusciti a fare il festival che volevamo, continuando a interrogarci sul ’nuovo’, perché avevamo a disposizione un basso budget: i grossi budget limitano spesso la libertà d’azione". Anche secondo Federico Gironi “la dimensione del gioco e del divertimento è primaria, e mi piace pensare a dei festival che aiutino il pubblico a crescere, a conoscere meglio e ad amare il cinema". Perché, aggiunge il direttore della Mostra Pedro Armocida, "L’interesse primario di chi dirige un festival è proprio trovare una risposta dal pubblico".

Rinaldo Censi ha riflettuto invece sui molteplici significati che può assumere il termine ’nuovo’: "Sporcarsi le mani, trovare negli archivi opere che ormai non vengono più prese in considerazione. Anche accostare film, magari di epoche diverse, in maniera molto libera, senza steccati tra le varie sezioni ". Federico Gironi ha portato la propria esperienza di critico cinematografico e di selezionatore per il Torino Film Festival, arrivando alla conclusione che "anche selezionare i titoli da proporre nell’ambito di un festival è fare critica. E tanto la critica quanto i festival oggi devono trovare nuovi modi di raccontare il cinema". Da questo punto di vista per Giona A. Nazzaro un ruolo fondamentale è quello del curatore, l’unico che “sa come mettere in relazione discorsi diversificati e non immediatamente evidenti a tutti, e sa anche proporli come punti di aggancio con la realtà di oggi". Al discorso di Nazzaro si collega Giacomo Ravesi, curatore anche per Pesaro, per il quale “Il ’nuovo’ cinema deve essere un cinema ’altro’, a partire dalle forme marginali". Per Laura Buffoni non bisogna però dimenticare l’aspetto produttivo: “Un festival non può prescindere da produzione, distribuzione e esercizio, perché il cinema è macchina dei sogni ma anche industria. In questo senso è fondamentale la formazione del pubblico".

Proseguendo sul discorso di festival e nuovo cinema, il cofondatore della Mostra Bruno Torri ha voluto ricordare su quali principi è partita la Mostra cinquant’anni fa: “contro il cinema della ripetitività e dell’omologazione, e per lo sviluppo di una nuova critica. In Italia erano pochissimi i festival che lavoravano nella nostra stessa direzione, tanto che Pesaro è stato il festival italiano più imitato in assoluto”. Boris Sollazzo ha proseguito il discorso promuovendo una maggiore interazione tra i festival: “Credo che i festival non dovrebbero entrare in una dinamica competitiva, ma concorrenti, proprio nel senso di ’correre insieme’, tenendo sempre ben presenti gli spettatori, perché si può superare il pubblico, ma non ignorarlo". Mauro Santini riconosce l’importanza dei festival per chi il cinema lo realizza: "Per gli autori è importante sapere che un festival è interessato a mostrare e seguire nel tempo il tuo lavoro". A Federico Rossin piace invece "immaginare un festival come un unico film" e un sistema basato sulla "libera circolazione dei film".

La seconda giornata della tavola rotonda è stata invece incentrata sulla critica cinematografica, sul contrasto emerso tra carta stampata e web e quali sia la sua funzione per il cinema oggi. Ha esordito Gianmarco Torri: "In questa fase di rinnovamento del festival vogliamo interrogarci sull’identità e sul futuro del ’nuovo’ cinema, dei festival e della critica". Luigi Abiusi riflette per primo sul concetto di ’nuova’ critica: "Credo che esista già una ’nuova’ critica cinematografica, proprio perché sono cambiati i supporti. La critica si legittima sempre da sé, senza troppi paletti, sia sulla carta sia sul web". Per Raffaele Meale però "Il ’nuovo’ deve essere inteso come possibilità di leggere anche nel passato quei segnali che ci permettono di interpretare il presente. La critica è sempre contemporanea, e il contemporaneo va minato e messo in difficoltà per cercare percorsi interessanti". Per quanto riguarda il web, "deve essere un mezzo per estendere il più possibile le visioni e renderle accessibili a tutti”. Una visione dell’accessibilità confermata anche dal neo direttore Pedro Armocida che ha ricordato come la Mostra di Pesaro abbia "sempre mantenuto l’ingresso libero a tutte le proiezioni".

Si è poi passati a parlare di una nuova forma di critica cinematografica, quella del video saggio, sul quale Adriano Aprà ha detto: "Ho sempre pensato che la parola avesse dei grossi limiti nel confrontarsi con l’oggetto filmico di riferimento. Ho intravisto una possibile soluzione proprio con l’avvento del video e del web, da qui, l’idea del video saggio. Il termine ’saggio’ dovrebbe sempre implicare un impegno creativo dal punto di vista della scrittura". Ha proseguito Chiara Grizzaffi, che per la Mostra cura un workshop proprio su questo argomento: "Con il video saggio si riflette sulle immagini attraverso le immagini e il montaggio, un’operazione che oggi è relativamente semplice dal punto di vista tecnico. Il web è naturalmente il luogo privilegiato dei video essay, perché li rende facilmente fruibili e condivisibili, ma le questioni legate al copyright non sono secondarie". Tommaso Isabella ha trovato invece un interessante paragone coi festival: "Fare critica cinematografica attraverso i video saggi significa comporre un montaggio di materiali, un processo simile alla programmazione di un festival". Per Andrea Minuz "si è parlato del video saggio come pratica di riflessione, ma credo che il termine più adatto sia ’appropriazione’ delle immagini. Non penso che il video saggio sopprimerà la forma scritta. E a mio avviso l’opposizione tra carta stampata e web interessa più che altro gli editori. Dal nostro punto di vista, credo sia più interessante considerare il flusso di discussioni sul cinema che si sviluppa sui social media, e capire che posto ha o può avere il ’nuovo’ cinema – anche inteso come nuove forme di distribuzione, vedi Netflix".

Alberto Lastrucci, direttore del Festival dei Popoli, torna sulla funzione che i festival dovrebbero rivestire oggi: "Costruire un dialogo continuo e una fiducia con il pubblico che possa durare al di fuori della manifestazione, lungo tutto l’anno. E spiegare anche allo spettatore più giovane e inesperto che i festival possono essere posti belli da frequentare per tutti, anche per chi è meno preparato". A partire da una citazione di Oscar Wilde - la critica è anche un modo per fare autobiografia - Bruno Torri ha fornito la chiusa di questa due giorni: “La grande critica è anche un’attività creativa. Allo stesso tempo, però, la critica deve affrontare il testo in modo oggettivo e pertinente, attraverso discorsi dimostrativi. Prima di definirsi critici, si dovrebbe aver maturato non soltanto una propria idea di cinema come arte ma anche come industria produttiva e sistema economico. È l’idea del ’critico totale’, come è stato Lino Miccichè. L’attività critica è sempre un’attività di responsabilità individuale, culturale e politica".


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