In concorso Trabalhar Cansa è anche un omaggio a Cesare Pavese

In concorso Trabalhar Cansa è anche un omaggio a Cesare Pavese

Concorso Pesaro Nuovo Cinema / Trabalhar Cansa, una storia sul lavoro che diventa noir, è anche un omaggio a Cesare Pavese


Da San Paolo del Brasile, arriva il primo film in concorso di quest’anno, una commedia nera, una storia sul lavoro che diventa un noir, diretto dalla ventinovenne Juliana Rojas e dal trentunenne Marco Dutra. I due, hanno studiato cinema all’Università di San Paolo e il cortometraggio che hanno realizzato insieme per la laurea, The White Sheet (O Lençol branco) è stato proiettato nei maggiori festival di tutto il mondo e alla Cinéfondation di Cannes nel 2005. Il loro secondo cortometraggio, A Stem (Um Ramo), influenzato dal cinema di Alfred Hitchcock e David Cronenberg, è stato selezionato alla Semaine de la Critique di Cannes nel 2007 e ha vinto il Premio Kodak Discovery per il miglior corto. Juliana Rojas e Marco Dutra hanno lavorato anche come sceneggiatori, montatori e fanno parte del Filmes do Caixote, un gruppo di giovani registi provenienti da San Paolo e Rio de Janeiro che producono film collettivi. Trabalhar Cansa è il loro primo lungometraggio, proiettato ieri sera in Piazza ed accolto con entusiasmo dal pubblico pesarese.
La trama del film ruota intorno alla figura di Helena, una giovane casalinga che decide di dare una svolta alla sua vita, aprendo un’attività in proprio nel suo quartiere: un piccolo negozio di generi alimentari. Così, per occuparsi della casa e della figlia, assume una cameriera di colore. Nel frattempo però, Otávio, il marito, viene licenziato. Ora su Helena non solo peserà tutta la gestione economica della famiglia ma anche lo squilibrio dell’inevitabile inversione di ruoli nella coppia. Per non parlare degli strani fenomeni che accadono nel negozio...
Juliana Rojas, durante un incontro con la stampa qui a Pesaro, ha affermato “Abbiamo voluto raccontare una storia sull’importanza del lavoro in Brasile che ha una delle economie in più rapida crescita del mondo. Credo sia importante raccontare la realtà sociale brasiliana, ancora molto suddivisa al suo interno”. E lo fa, attraverso lo sguardo tutto al femminile di Helena e Paula, che rappresentano una dinamica molto presente in Brasile, quella della padrona di casa bianca che assume una collaboratrice domestica nera. Prosegue la regista:”Molto spesso, si tratta di un rapporto contraddittorio, basato su di un antico retaggio frutto dello schiavismo e che andrebbe debellato. Le differenze sociali esistono, si avvertono, pochi ne parlano, e ancor meno, amano vederle al cinema. Bisogna tener presente l’enorme varietà sociale che il nostro paese presenta per comprendere a pieno il peso che ha lo sviluppo economico oggi, e che ovviamente, riguarda soltanto alcune classi privilegiate”.
Per quanto riguarda la sua esperienza a Pesaro la regista si dichiara entusiasta di luoghi colti e gaudenti come la Mostra del cinema, che difendono il cinema “nuovo”, e ci confida come per questo suo ultimo lavoro si sia molto ispirata all’Italia e al nostro cinema sociale degli anni ’70, non a caso, il titolo stesso del film Trabalhar cansa è la traduzione brasiliana della raccolta di poesie del 1936 Lavorare stanca di Cesare Pavese, a cui la regista ha voluto rendere omaggio.


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