TUTTI I PREMI DELLA 52. MOSTRA INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA DI PESARO. LES OGRES, IL FILM FRANCESE VINCE SIA IL PREMIO LINO MICCICHÉ PER IL MIGLIOR FILM DEL CONCORSO PESARO NUOVO CINEMA CHE IL PREMIO DEL PUBBLICO - CINEMA IN PIAZZA. Menzioni speciali a: Per un figlio di Suranga Deshapriya Katugampala e David di Jan Tesitel

TUTTI I PREMI DELLA 52. MOSTRA INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA DI PESARO. LES OGRES, IL FILM FRANCESE VINCE SIA IL PREMIO LINO MICCICHÉ PER IL MIGLIOR FILM DEL CONCORSO PESARO NUOVO CINEMA CHE IL PREMIO DEL PUBBLICO - CINEMA IN PIAZZA. Menzioni speciali a: Per un figlio di Suranga Deshapriya Katugampala e David di Jan Tesitel

Pesaro, 9 Luglio. Sono stati annunciati oggi i premi dell’edizione 52. della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro:
La giuria, presieduta da Roberto Andò e composta da sedici studenti - Gianluca Badii / Martina Belcecchi / Francesca Bonetti / Elisa Castagnetti / Paolo Rocco Coppola / Djuzepe Dalsaso / Agnese De Ioanni / Enrica Grosso / Giusy Guadagno / Eliana Lamanna / Giuseppe Mattia / Dalila Pasquinelli / Federica Petrizzo / Roberta Sapere / Fausto Scaglioni / Vittoria Vernich / Coordinamento giuria: Antonio Valerio Spera - provenienti dalle Università di cinema italiane: Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, Università degli Studi di Salerno, Università degli studi di Milano, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Università degli Studi di Chieti e Pescara, ha assegnato dopo intense discussioni il Premio Lino Micciché per il miglior film del Concorso Pesaro Nuovo Cinema a:

LES OGRES di Léa Fehner (Francia, 2015, 144’).
Con la seguente motivazione -“Per raccontare con efficacia le molteplici sfumature della vita, che prendono forma nella rappresentazione di un variopinto microcosmo; per la sua narrazione acrobatica e dinamica che avvolge lo spettatore in un girotondo di note, colori ed emozioni; per l’incisività dei dialoghi che restituiscono la malinconia dell’esistenza; per farsi specchio sognante dell’essenza artistica della natura umana”- la giuria della 52. Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro assegna all’unanimità il premio Lino Miccichè al film Les Ogres di Léa Fehner”.

Inoltre, la giuria ha deciso di assegnare due menzioni speciali a:
1) Per un figlio di Suranga Deshapriya Katugampala (Italia, 2016, 74’): per l’emozionante racconto di un’intimità che si impone sullo schermo come autentico ritratto sociale; per il suo verismo che sfuma in una seducente mappa simbolica; e per l’interpretazione della protagonista, che racchiude nei suoi affanni e nei suoi sguardi silenziosi la fatica del percorso verso una piena multiculturalità.

2) David di Jan Tesitel (Repubblica Ceca 2015, 78’): per la sua coerenza stilistico-formale; per il suo sguardo audace sull’incomunicabilità dei sentimenti; per il suo attore protagonista in grado di far emergere con estrema verità la complessità del suo personaggio e ad imprimere al film una tensione psicologica sempre vibrante.

LES OGRES di Léa Fehner ha vinto anche il PREMIO DEL PUBBLICO - CINEMA IN PIAZZA votato dagli spettatori presenti alle proiezioni delle serate in piazza.

CONCORSO PESARO NUOVO CINEMA - PREMIO LINO MICCICHE’
E’ la sezione a concorso con otto opere prime o seconde in anteprima mondiale, internazionale o italiana. Il comitato di selezione – formato da Pedro Armocida, Paola Cassano, Cecilia Ermini, Anthony Ettorre e Michela Greco – ha visionato centinaia di film per arrivare a segnalare le opere cinematograficamente più libere, più nuove, lontane anche dall’idea che si ha dei film “da festival”. Attraverso un percorso lineare e coerente, infatti, si è passati dal ritratto corale di una grande compagnia di teatranti della francese Léa Fehner con il suo Les Ogres (con Adèle Haenel, l’interprete de La fille inconnue dei fratelli Dardenne presentato all’ultima edizione del Festival di Cannes e vincitrice del Premio César come migliore attrice per il film The Fighters - Addestramento di vita di Thomas Cailley) allo sguardo etnologo dell’africano Christopher Kirkley con Akounak Tedalat Taha Tazoughai , passando per il toccante viaggio nella più recondita provincia cinese di Bi Gan nel suo Kaili Blues (Miglior regia al festival di Locarno – Cineasti del presente), fino al percorso interiore di un giovane affetto da disturbi psichici che, una volta scappato da casa per raggiungere Praga, sperimenterà nuove forme di solitudine in David di Jan Těšitel. Il viaggio – che sia on the road o interiore – è il filo conduttore dei film della selezione. Ed è quello che affronterà anche la giovanissima protagonista (interpretata dell’esordiente Moriah Blonna di cui sentiremo parlare presto) di The Ocean of Helena Lee dell’americano Jim Akin, nella dolorosa elaborazione del lutto materno. Un film, quest’ultimo, in cui la seconda protagonista è la musica con la colonna sonora scritta dalla cantautrice Maria McKee, moglie del regista. Ma la Mostra del Nuovo Cinema è anche politica, nel senso più primordiale del termine, e critica sociale. Ed è proprio su questa linea che si muovono gli ultimi due film del concorso: il brasiliano Where I Grow Old di Marilia Rocha che, attraverso due complessi ritratti femminili, ci offre il punto di vista di due portoghesi nel Brasile di oggi, e l’egiziano In The Last Days Of The City di Tamer El Said in cui emerge preponderante il disperato tentativo di “normalità” in un paese sconvolto dalla cosiddetta “Primavera araba”. In continuità con questi ultimi anche Per un figlio di Suranga Deshapriya Katugampala, immigrato di prima generazione dello Sri Lanka, cittadino italiano, che rappresenterà l’Italia in concorso. Il film, infatti, ci mostra le difficoltà e i conflitti culturali di una piccola comunità relegata ai margini della società che lotta per la sopravvivenza. Attraverso il complesso rapporto fra Sunita, cinquantenne cingalese trapiantata nella provincia nordica italiana, e il figlio adolescente – che rappresenta un perfetto esempio di ibridazione culturale –, Per un figlio diviene metafora di un’Italia interculturale con tutte le sue difficoltà.


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