Un padre sull’orlo di una crisi di nervi: El Arbol

UN PADRE SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI
IN CONCORSO ALLA MOSTRA DI PESARO EL ARBOL, DICHIARATO OMAGGIO AL CINEMA DEI DARDENNE E AL NEOREALISMO ITALIANO

Pesaro, 24 giugno. Dopo l’ottima accoglienza tributata dal pubblico nel corso della prima serata a Non è ancora domani ( La Pivellina), ieri è stato il turno di El arbol, secondo titolo in concorso per il Premio Lino Micciché – Pesaro Nuovo Cinema, che purtroppo, a causa della pioggia, non è riuscito ad inaugurare il cinema in piazza ed è stato presentato, come La pivellina (Non è ancora domani), al Teatro Sperimentale.
Il film segna l’esordio dietro la macchina da presa di Carlos Serrano Azcona, già montatore nel 2003 di Japón di Carlos Reygadas che è a sua volta produttore di El arbol.

Protagonista del film è Santiago, un uomo solo e triste che vaga senza meta per le strade di Madrid. Sembra non interessarsi più di quello che lo circonda. Lavora senza passione in un bar. La sua vita si divide stancamente tra le chiacchiere con i clienti e qualche incontro occasionale con sconosciute. Apparentemente è uno come tanti. In realtà qualcosa gli attanaglia l’anima. Lasciato dalla moglie e privato dei suoi figli per ordine del giudice, è sull’orlo del baratro. Dopo aver perduto anche il lavoro, perviene alla sua disfatta più completa, ad un punto di non ritorno.

Così il regista, presente alla conferenza stampa di stamani a palazzo Gradari:
“Il mio film è più un dramma che una tragedia, ma io non sono Dio e non voglio imporre un punto di vista. Credo, però, che non sia un dramma né maschile né femminile, ma semplicemente attuale. Si tratta di uno stato di sofferenza nel quale chiunque oggi si può trovare a vivere. Racconto di un risveglio spirituale che può avvenire solo in completa solitudine, ed è proprio in questo modo che ho girato il film: con riprese sempre alle spalle del mio protagonista, per percorrere insieme a lui la sua stessa sofferenza e il cammino per trovare soluzione alla sua sofferenza. In realtà l’ho seguito passo passo in questo labirinto urbano di Madrid, senza sapere dove mi avrebbe portato”.

“Non credo sia tanto importante far capire subito la ragione della sua disperazione” continua Azcona “situazioni di questo genere scaturiscono da problematiche più profonde, che rimandano ad un vissuto personale difficile da spiegare e che hanno a che vedere col proprio albero genealogico. Ecco il perché del mio titolo, L’albero”.

E a chi ha trovato nel suo cinema una similitudine con quello dei fratelli Dardenne, il giovane regista risponde: “Mi sono molto ispirato ai Dardenne. Il loro cinema è senza compromessi e senza concessioni, sia nel bene che nel male. E ho cercato di fare come fanno loro: mantenere una profonda onestà nell’approccio con la storia e i suoi protagonisti. Ho letto un libro scritto da uno dei due fratelli in cui c’è un’affermazione che ho trovato molto interessante: “Noi riprendiamo i nostri protagonisti da dietro la nuca perché è una parte del corpo molto vulnerabile”. Ed anch’io riprendo per tutto il film il mio protagonista di spalle proprio all’altezza della nuca”.

Ma forte è anche l’influenza del neorealismo italiano, come lo stesso Azcona ammette: “Per la scena finale mi sono rifatto al cinema italiano e in particolare ai capolavori del neorealismo. Ho girato in un cantiere a cielo aperto che ha un che di apocalittico e si ricollega a tutta quella tradizione neorealista dei film del dopoguerra che io adoro. Il finale è una finestra aperta su possibili soluzioni con un canto d’amore di Mozart che ha un significato catartico”.

El arbol nasce grazie ad una coproduzione che vede coinvolto, tra gli altri, anche Carlos Reygadas, per il quale Azcona ha curato il montaggio di Japòn. Si tratta infatti di una “politica” di collaborazione che molti cineasti hanno messo in atto per aiutarsi reciprocamente e per poter realizzare i propri progetti liberamente, senza dover sottostare ai compromessi inevitabili di una produzione esterna. Il prossimo film di Azcona rientra proprio in questo progetto collaborativo e si tratterà di un documentario sul figlio del regista e scrittore cileno, Alejandro Jodorowski, le cui riprese cominceranno ad agosto in Perù.


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