Un terrorista prigioniero

UN TERRORISTA PRIGIONIERO ALLA DOGANA

Pesaro, 24 giugno. È bloccata alla dogana di Milano, la copia in DigiBeta di The Prisoner/Terrorist: il destino nel nome (anzi, nel titolo), verrebbe da dire, per il nuovo film di Masao Adachi, uno dei protagonisti della nouvelle vague e del cinema politico giapponese, regista di opere sperimentali e sceneggiatore (talvolta anche interprete) dei capolavori di Nagisa Oshima e Kôji Wakamatsu.

L’incipit, d’altronde, è davvero esplosivo: con una granata che fa cilecca, ed il terrorista “M” che invece di suicidarsi viene fatto prigioniero. Una vicenda più che mai attuale, fortemente metaforica ma ispirata alla storia vera di Kozo Okamoto, il militante dell’armata rossa giapponese arrestato dagli israeliani dopo la strage al Lod Airport del 1972.

“Non si tratta di un film biografico, men che meno di un film di propaganda terroristica”, ha tenuto a precisare il produttore Naruhiko Onozawa, che ha comunque presentato il film, proiettato ieri eccezionalmente in dvd (per il formato originale bisognerà aspettare la replica di domenica, e la ripresa di Pesaro a Roma). È un’opera “esistenziale, sull’uomo prigioniero del mondo globalizzato”, ha continuato Onozawa, portando anche il saluto del regista, cui il governo giapponese non rilascia il passaporto, e quindi impossibilitato ad accompagnare il suo film in giro per il mondo.

Un nome leggendario, quello di Masao Adachi, lontano dal grande schermo dalla metà degli anni ’70, quando si trasferì in Medio Oriente per abbracciare la causa palestinese: finendo pure in carcere (sarà estradato in Giappone soltanto nel 2001), proprio come il protagonista del suo film, imprigionato in un incubo claustrofobico, torturato fino a perdere il controllo sulla realtà.

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