Programma
2024

17 Giugno
Lunedì 17-06-2024
ore 15:30
Teatro Sperimentale - Sala Pasolini

Il mio film

William Raban

SURFACE TENSION

Regno Unito 1974-76 , 12'

 

LEZIONI DI STORIA 7# PESARO 2024
ESPANDERE LA VISIONE - FILM MULTISCHERMO DEGLI ANNI '60 E '70

William Raban - Surface Tension (1974-76)
film in 16mm su doppio schermo digitalizzato su video monocanale, 12’
«Surface Tension riguarda direttamente gli elementi della proiezione cinematografica: il fotogramma, lo schermo, l’otturatore del proiettore. L’inquadratura luminosa proveniente da un proiettore in azione a vuoto, senza pellicola, veniva filmata da una macchina da presa, che poi zoomava in avanti e all’indietro, quindi avvicinandosi al centro dell’inquadratura e poi allontanandosi, mentre la velocità di ripresa variava: a velocità elevata (che produce un ralenti) la pellicola cattura l’apertura e la chiusura dell’otturatore, producendo così lo sfarfallio intermittente che si vede nel film. Dopo aver sviluppato la pellicola più volte per aumentare il contrasto fino a ottenere i toni puri del bianco e nero, sono stati generati un negativo e una copia positiva identica, poi proiettati sovrapposti uno sull’altra durante l’evento di presentazione. In teoria l’immagine negativa dovrebbe cancellare quella positiva e dar luogo a uno schermo neutro, ma nella realtà le inevitabili fluttuazioni di velocità di scorrimento della pellicola creano una tensione fra i rettangoli di luce accoppiati che si sovrappongono come con margini fuori registro e quindi producono oscillazioni. Su ambedue le pellicole, positivo e negativo, c’è una banda sonora, ed entrambe vengono riprodotte tramite distinti altoparlanti. La banda sonora è l’immagine, l’immagine è il suono. Il centro dell’area delle immagini è stato stampato direttamente sulla banda sonora ottica al margine della pellicola». (William Raban)
William Raban (1948) è uno dei maggiori artisti e cineasti sperimentali della Gran Bretagna degli ultimi decenni, noto soprattutto per i suoi film di paesaggio, i film-performance e le proiezioni multischermo. Per Raban lo schermo cinematografico è sia una finestra per la proiezione esterna sia uno specchio che riflette il processo della costruzione del film, oltre che uno spazio in cui gli spettatori possono acquisire consapevolezza del loro coinvolgimento.

Alla presenza del curatore

   

 

ESPANDERE LA VISIONE - FILM MULTISCHERMO DEGLI ANNI '60 E '70

un programma curato da Federico Rossin

 

Per Adriano Aprà

 

I film multischermo sono un'esperienza cinematografica unica, avvolgente sia dal punto di vista spaziale che sensoriale. In quest'esperienza cinematografica immersiva, che rifiuta la sintesi monoschermica e va verso l'opera aperta, la terza dimensione dello spazio reale viene inglobata nella messa in scena scenografica, dissolvendo il confine tra la "sala" architettonica e gli spazi di proiezione virtuale per stabilire uno spazio poetico di realtà mista.
A partire dalla fine degli anni '50, il film multischermo irrompe nei padiglioni delle fiere internazionali di tutto il mondo: Roman Kroitor, Alexander Hammid, Francis Thompson sono solo alcuni dei grandi cineasti che hanno messo alla prova del grande pubblico le loro ricerche e pratiche sperimentali. A ruota sono seguiti i lavori di Nam June Paik, Aldo Tambellini, Juan Downey, che hanno creato eventi spettacolari in cui usavano molteplici media, attirando folle numerose e diverse composte da artisti, appassionati, curiosi e cinéphiles. Mettendo il cinema d'avanguardia in pieno dialogo con gli altri media, questi eventi multischermo hanno permesso che le tradizioni e i pubblici sperimentali si siano intersecati non solo tra loro, ma anche con le tecnologie e gli spettatori mainstream.
In questo scoppiettante periodo di sperimentazione, gli artisti di tutte le discipline hanno prestato attenzione alla materialità dello schermo, agli spazi in cui gli schermi apparivano e alle comunità che si riunivano intorno ad essi. In molti casi, i registi stessi hanno svolto il ruolo di programmatori, distributori e proiezionisti dei loro film sperimentali (Kenneth Anger usò tre proiettori sincronizzati e tre schermi per mostrare il suo Inauguration of the Pleasure Dome al Festival Internazionale del Film Sperimentale di Bruxelles nel 1958). Gli schermi sperimentali degli anni Sessanta e Settanta, in tutte le loro forme, hanno riunito per la prima volta più media e più ambienti: il mondo dell'arte (pensiamo a Andy Warhol e ai suoi Outer and Inner Space e Chelsea Girls, 1966), il mondo del cinema d'avanguardia (non dimentichiamo Jordan Belson, che dal 1957 fu Visual Director dei concerti Vortex al Morrison Planetarium di San Francisco) e il pubblico mainstream si sono ritrovati per la prima volta insieme.
I cineasti della neoavanguardia degli anni '50 e '60 sapevano bene di appartenere ad una lunga storia (il syncinema di Maurice Lemaître, 1952) e cercarono così di riattivare i legami con le avanguardie degli anni '20 che per primi avevano teorizzato il cinema “espanso” multischermo, prima in testi immaginifici (il polycinema di László Moholy-Nagy, Dynamik der Großstadt, 1921-22) e poi praticato in performance live (Oskar Fischinger, Raumlichtkunst, 1926) o in film spettacolari (il polyvision di Abel Gance, Napoléon, 1927).
Dominique Noguez ha reperito le radici di questa moltiplicazione schermica del film in una serie di desideri legati strettamente tra loro: il desiderio di estendere lo schermo; il desiderio di creare spazi immersivi, integrando il cinema con altri media registrati; il desiderio di usare il cinema in modo performativo, entrando in contatto diretto con il pubblico; e il desiderio di indagare il processo del cinema - la decostruzione degli elementi del cinema in cui l'opera diventa gli elementi stessi.
La produzione cinematografica sperimentale degli anni '60 e '70 ha ampliato non solo il concetto di schermo, ma anche quello del luogo in cui gli schermi potevano essere collocati e utilizzati. Gene Youngblood, nel suo pionieristico libro Expanded Cinema (1970), ha documentato questa moltiplicazione di schermi attraverso esperimenti con furgoni adibiti a cinema mobili, schermi gonfiabili portatili e proiezioni in spazi e gallerie di artisti, in televisioni pubbliche e private, su palcoscenici di concerti in combinazione con musica dal vivo, in planetari, in case private, in classi universitarie, in chiese e in clubs, e in enormi ambienti multischermo, che utilizzavano più media contemporaneamente come proiezioni in formati di pellicola diversi (IMAX, 35mm, 16mm e 8mm), proiettori di diapositive e monitor televisivi. Il cinema immersivo spaziava dal concetto di “cinema espanso” introdotta dal movimento di controcultura degli anni Sessanta alle installazioni di videoarte a multiproiezione degli anni Settanta, dalle proiezioni semisferiche senza cornice al collage cinematografico di proiezioni assortite, originariamente proiettate nella cupola di un planetario realizzato da Stan VanDerBeek nel suo Movie-Drome a partire dal 1965: l'obiettivo era sempre quello di facilitare una certa “mutazione mentale” nel pubblico.
I film a doppia o tripla proiezione di cui proponiamo una piccola ma significativa selezione, sono stati pensati per essere folgoranti eventi audiovisivi, assolutamente coinvolgenti per il pubblico. Avere due o più immagini proiettate permette di analizzare, giocare o creare ogni sorta di nuove possibilità sinottiche per l'artista e per il pubblico. Le relazioni tra le inquadrature e le immagini possono essere esplorate non solo in sequenza, cioè una dopo l'altra nel tempo, ma anche simultaneamente e attraverso lo spazio fisico dello schermo cinematografico. Le qualità immersive e ipnotiche della luce, dell'immagine, del montaggio e della doppia proiezione - e il loro impatto psicologico sull'individuo - vengono esplorate con straordinari effetti che ampliano le possibilità di espandere la coscienza e di analizzare la macchina-cinema. Un universo sinestetico in cui vogliamo tornare a tuffarci anima e corpo!

Federico Rossin

 

TUTTE LE PROIEZIONI SONO GRATUITE


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