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18 Giugno
Mercoledì 18-06-2025
ore 18:30
Chiesa della Maddalena

Foto 4 Como suturar la tierra

Tommaso Ottomano

QUANTO TI VORREI – Chiello

Italia 2021 , 4'02''

 

Chiesa della Maddalena
Ore 18:30
Vedomusica – Omaggio Tommaso Ottomano

QUANTO TI VORREI – Chiello (Italia, 2021, 4’02”)

   

Vedomusica – Omaggio Tommaso Ottomano
LOVE – Baustelle (Italia, 2017, 0’56”)
ALTALENA BOY – VERSIONE SGRAVATA – Lucio Corsi (Italia, 2015, 4’23”)
COSA FAREMO DA GRANDI? – Lucio Corsi (Italia, 2019, 8’23”)
QUANTO TI VORREI – Chiello (Italia, 2021, 4’02”)
LA PRIMAVERA – Jovanotti (Italia, 2021, 4’59”)
THE LONELIEST – Måneskin (Italia, 2022, 4’42”)
DOVE VAI? – Chiello (Italia, 2022, 4’06”)
GOSSIP – Måneskin feat. Tom Morello (Italia, 2023, 4’44”)
TU SEI IL MATTINO – Lucio Corsi (Italia, 2024, 4’28”)
VOLEVO ESSERE UN DURO – Lucio Corsi (Italia, 2025, 5’52”)

PAURA – LA VERGINE NELLA FONTANA (Italia, 2021, 7’)
PAURA – LA NOTTE DI EVELYN (Italia, 2022, 13’)

 

 CASA TOMMY29864

Tommaso Ottomano è un regista, direttore creativo, autore e compositore toscano. La sua attività di regista è spesso legata al mondo della moda e della musica: ha scritto e diretto molti dei videoclip più interessanti degli ultimi anni per artisti come Lucio Corsi, Måneskin, Jovanotti, Chiello, Baustelle e altri. Nel 2023 il suo videoclip per The Loneliest dei Måneskin ha vinto il premio “Best Rock” agli MTV Video Music Awards. L’artista è stato nominato “Regista dell’anno” ai Videoclip Italia Awards del 2022 e del 2024.
Tommaso è noto anche come autore e regista di video sperimentali, corti e campagne pubblicitarie per i principali marchi di moda del calibro di Prada, Gucci, Versace, Dior, Armani, Missoni, Bulgari, Roberto Cavalli e Moncler. Ha inoltre diretto due cortometraggi originali "PAURA", in collaborazione con CAM Sugar, ispirati all’horror italiano degli anni ’70.
Instaura nel tempo una stretta collaborazione con Chiello e Lucio Corsi come art director e autore e regista di tutti i loro videoclip. In particolare con Lucio nasce una fratellanza artistica che lo porta ad affiancarlo sul palco del 75° Festival di Sanremo con il brano Volevo essere un duro - scritto assieme qualche mese prima e ora certificato disco d’oro - e poi all'Eurovision Song Contest 2025. Dal 2024 Tommaso Ottomano fa parte del roster Sugar Music Publishing come autore.

 

 

Come entra il videoclip nella tua vita.


Non solo musica e cinema sono sempre state le mie passioni, ma ho sempre pensato alla musica in termini visivi. Al videoclip sono arrivato per caso, quando si è imposta l'esigenza di creare immagini per la mia band. A Porto Ercole, dove vivevo, non c'era nessuno che lavorasse in questo campo: mi sono inventato regista. Sperimentando mezzi e tecniche ho sviluppato un mio linguaggio e quando ho conosciuto Lucio Corsi la collaborazione si è estesa naturalmente ai videoclip.


I sodalizi chiave della tua carriera sono con Lucio Corsi e Chiello: riconosci un filo rosso che lega i tuoi lavori per questi artisti?


C’è la ricerca di un immaginario preciso che si evolve in parallelo con la maturazione del discorso musicale. I video di Corsi, prima naturalistici, sono diventanti più visionari e surreali, quasi onirici. Per gli ultimi abbiamo fatto scelte ancora diverse: Tu sei il mattino è ambientato in un ascensore; Volevo essere un duro è racchiuso nell’atmosfera familiare di una casa. Sono scelte legate all’evoluzione del percorso musicale, il videoclip lo traduce in immagini. La stessa cosa vale per Chiello con questi video un po' selvaggi e punk – ma anche ironici – con una messa in scena evidente. Che è poi un elemento che accomuna i video di entrambi e che fondamentalmente mi contraddistingue. A questo va aggiunto il lavoro sull’estetica: curo la direzione generale del progetto artistico, dai video alle grafiche, cosa che mi consente il controllo sulla linea creativa dell’artista e sul modo in cui viene percepita.


Quello che colpisce dei tuoi lavori è la ricchezza e la complessità delle immagini: c’è un’idea precisa di messa in scena, un mondo articolato, scenograficamente curatissimo, pieno di dettagli. Una tendenza agli antipodi del minimalismo tipico del video italiano.


Voglio divertirmi, fare quello che mi pare ed essere contento di quello che vedo: non faccio videoclip per guadagnarci, anche perché è noto che in Italia soldi per i video non ce ne sono; i discografici pretendono, ma poi non sganciano una lira. Col videoclip faccio un atto rivoluzionario, non voglio adeguarmi all’andazzo, ma provare che, se si hanno delle idee, c'è un modo di fare cose belle anche con pochi soldi. Quindi spingo per ottenere il massimo da quello che ho. Trovo sempre il modo di complicarmi la vita e di andare in over budget. Ma è giusto così, perché ci credo e non voglio accontentarmi.


I tuoi lavori – fin dai video della tua band Blind Fool Love – hanno un tono che definirei epico, qualcosa che sfugge a una precisa epoca e si pone in una dimensione cronologica quasi astratta.


Sì, non voglio che si comprenda dove collocare il lavoro da un punto di vista cronologico: spesso creo veri e propri bug, errori, anacronismi, mescolando le epoche. Non si capisce in che decennio è ambientato Volevo essere un duro perché ci sono elementi che ne richiamano diverse. E in effetti, come dici, questa cosa si ravvisa fin dall'inizio, già nei video della mia band il mondo che mettevo in scena rappresentava questa tendenza.


Come costruisci un videoclip?


Stendo un piano, una lista delle scene molto precisa. A quel punto devi essere il più bravo jazzista del mondo e improvvisare, essere pronto a cambiare lo script lì per lì e adattarti alle circostanze, perché c’è sempre qualcosa che va storto. Ed è in questa precarietà che dò il meglio, sui set dove non c'è una lira, in cui devi buttare il sangue. Quando giro campagne pubblicitarie con tanti soldi non mi diverto, non c'è la sfida.


Per La primavera di Jovanotti, che trovo un capolavoro, avevi un buon budget?


Da un certo punto di vista sì: il discorso è sempre relativo al brano e all'artista col quale hai a che fare. Quel video è stato comunque fatto con mezzi rudimentali perché è girato sì, in pellicola, ma la scenografia era tutta di cartone, anche se quello era l'aspetto che mi piaceva.


Come sempre è un video stratificato e complesso…


… e pieno di chicche nascoste. Il suo disegno era ben chiaro solo a me, chi era in scena non capiva cosa faceva. E lì tanto merito va a Jovanotti che si è fidato e mi ha lasciato carta bianca. Il bello del videoclip è la collaborazione che si instaura fra due artisti, il regista e il musicista, le loro visioni che si mischiano. Per me il rapporto umano con l’artista è cruciale: devo conoscerlo.

Come lavori sulla traccia musicale?


Funziona così: la musica deve darmi qualcosa, ispirarmi subito l'idea; se non scatta questa scintilla rinuncio subito, vuol dire che non fa per me. E questo spiega anche perché faccio i video sempre con gli stessi artisti, con tante proposte che mi hanno fatto non c’era feeling. Non guardo mai la convenienza: mi deve piacere il brano e l'artista.

Mi parli dei personaggi di cui popoli i tuoi video? Penso, per esempio, all’umanità ipercaratterizzata dei video di The Loneliest e di Gossip.


Lì ho spinto tanto su quell'aspetto perché ho pensato che nei video dei Måneskin c'erano sempre e solo loro, mi sembrava interessante inserirli in contesti più ampi con altri protagonisti. In Gossip mi piaceva l'idea di studiare ogni singolo personaggio: ognuno aveva un look preciso, sapevo chi era e cosa faceva nella vita, un lavoro strutturato di marca quasi cinematografica. Adoro i video in cui non viene detto tutto, che lasciano spazio all’intuizione dello spettatore o al suo fantasticare, video in cui ci si perde e dove ciascuno immagina il suo film.

I tuoi corti Paura dimostrano che la tua ambizione è il cinema.


Il progetto è nato da una collana della Sugar, una selezione di colonne sonore di horror anni 70: volevano associarvi qualcosa di visivo. Ho detto sì e, come al solito, mi sono allargato… Così è nato il progetto di questi cortometraggi amatoriali e manieristici: in essi cito le tipiche scene senza dialogo di quei film, quelle col solo commento musicale, con un approccio quasi da videoclip. Mi interessava dare valore a quella estetica tutta italiana, omaggiando autori come Bava e Argento.

 


TUTTE LE PROIEZIONI SONO GRATUITE