Il Festival

Le novità PFF56

Piccola grande rivoluzione per il concorso internazionale che, sempre votato alla ricerca del "nuovo" cinema, si aprirà a tutti i formati e a tutti i registi, senza barriere d'età, di durata, di "genere". Il tentativo insomma sarà quello di essere al passo con i tempi, se non anche anticiparli, perchè oggi più che mai non ha molto senso dividere per categorie il cinema.

Le immagini in movimento ci seguono su qualsiasi dispositivo e hanno la durata che noi siamo disposti a concedergli.
La nostra competizione, che lo sarà solo sulla carta perché il tentativo, filologico, è di organizzare più una mostra-concorso, si pone in una posizione di avanscoperta sui nuovi linguaggi e sulle forme più innovative di fare cinema.

 
 

Manifesto PFF55 by Roberto Recchioni

Roberto Recchioni

Manifesto 2020

NOUVELLE VAGUE di VIRGINIA MORI.

Il mare racchiuso nella montatura di occhiali tipici anni ’70, a ricordare maestri quali Pasolini o Godard, che con il loro cinema hanno stravolto e rivoluzionato il concetto di visione, un'onda come riferimento ai cambiamenti e movimenti intesi come trasformazioni in cui inevitabilmente qualcosa si perde, creando comunque lo spazio per scoprire nuovi eventi.
Il volto verso l’alto a ricordare di non limitare lo sguardo solo alla nostra altezza e coltivare l’immaginazione.

Ho vissuto la mia infanzia nel centro storico di Pesaro e sin da quando ero bambina ho vissuto la Mostra Internazionale del nuovo Cinema e le sue sale buie come una magia e come un piccolo rifugio dalla luce accecante estiva di una città di mare, entravo in quelle sale spesso senza conoscere il programma, sempre fiduciosa che avrei imparato qualcosa di nuovo e così è sempre stato.

Virginia Mori nasce a Cattolica nel 1981. Vive e lavora tra Pesaro e Milano. Si perfeziona in Illustrazione e Animazione all’Istituto Statale d’Arte di Urbino, esperienza formativa che contribuisce a costruire e consolidare il suo immaginario artistico e le permette di muovere i primi passi nella realizzazione di corti di animazione tradizionale e nell’illustrazione. Le sue tecniche d’elezione sono la matita, l’inchiostro e la penna bic su carta. Partecipa a diversi eventi artistici in Italia e all’estero.

Nel 2008 vince il premio “SRG SSR Idée suisse” allo Annecy Call for Projects, che le permette di realizzare il Il gioco del silenzio, un corto di animazione premiato e selezionato in diversi festival internazionali che di fatto lancia la sua carriera di illustratrice e regista di animazione. Nel 2011 vince il premio “Abbaye de Fontevraud” grazie al quale, sommato all’apporto di 25 Films Paris, realizza Haircut, selezionato in concorso al Festival Internazionale di animazione di Annecy 2015 e in molti altri festival in tutto il mondo. Mori lavora inoltre freelance per editori, gallerie e altri clienti, fra cui il collettivo Withstand con cui ha realizzato le illustrazioni del videoclip musicale “Walt Grace’s Submarine Test” di John Mayer, con la regia di Virgilio Villoresi, e il libro animato Vento. Fra le altre collaborazioni può vantare Blu Gallery (Bologna), Club Sensible Gallery (Paris), Echale Guindas gallery (Madrid), Feinkunst Krueger Gallery (Hamburg), Pelledoca editore (Milan), Penguin Random House, Einaudi Ragazzi, Vogue Arts, Gucci, Fendi, Feltrinelli Editore, Bollati e Boringhieri, Libreria di Frusaglia (Pesaro) e Modo Infoshop (Bologna).

www.virginiamori.com

«Come nasce questo legame con la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro? È la prima volta che collabori con loro?
Essendo di Pesaro e avendo studiato a Urbino, sono molto legata a questo festival. In più, collaborando con Virgilio Villoresi, che è stato anche lui autore dei manifesti del festival, sono sicuramente arrivati ai miei lavori. Il festival si svolge nel centro della città e per chi come me è di questo posto è un vero rito annuale. Sono stata molto contenta di venire coinvolta per questa edizione in parte “speciale”. Questa è la prima volta che collaboro con il festival come grafica, ma negli anni scorsi ho presentato diversi miei corti d’animazione.

Il manifesto che hai realizzato raffigura il volto di una donna con un taglio di capelli molto in voga nell’ultimo periodo…
Pedro Armocida, il direttore del festival, mi ha lasciata totalmente libera riguardo all’idea del manifesto. Questo perché quest’anno la Mostra del Cinema di Pesaro non ha un tema preciso, essendo un’edizione insolita. Ho quindi utilizzato una caratterizzazione stilistica che fa parte del mio lavoro. Un taglio di capelli moderno ma anche anni ’50, anche perchè la moda si ripete continuamente. Per il manifesto ho deciso di affidarmi a tre elementi fondamentali: il concetto di apertura, di visione. Ho unito questa idea a una caratteristica della città di Pesaro che è il mare.

Infatti c’è quest’onda che esce dagli occhiali.
Esatto, proprio per evidenziare questo concetto di apertura. L’onda è la metafora del cambiamento, un cambiamento positivo in cui, se da un lato qualcosa si perde, dall’altro porta qualcosa di nuovo.

Gli occhiali da sole sono un evidente riferimento cinematografico.
Cinefilo ed estetico, in quanto gli occhiali sono la riproduzione della montatura tipica degli anni ’70 e che fa riferimento a Pasolini e Godard in particolare modo. Sono i due registi che a livello personale hanno stravolto la mia idea di visione e cambiamento. Ho voluto quindi inserire questo piccolo omaggio a due grandi autori del cinema.»

Dall’intervista di Margherita Bordino a Virginia Mori pubblicata su Artribune il 15 luglio 2020.
https://www.artribune.com/arti-performative/cinema/2020/07/visione-e-cambiamento-virginia-mori-firma-il-manifesto-di-pesaro-56/

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La sigla 2020

P.P.P.
Carloni-Franceschetti

Sigla della 56a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro
Regia e animazione: Cristiano Carloni e Stefano Franceschetti
Musica: “Coro a bocca chiusa” dalla Madama Butterfly di Giacomo Puccini (The Hungarian State Opera)
Suono originale: Paolo Marzocchi

«Nelle definizioni delle inquadrature cinematografiche PPP significa primissimo piano. Nelle notazioni musicali sugli spartiti PPP significa più che pianissimo.
In questa sigla il primissimo piano chiama in causa il bisogno di colmare una distanza e si contrappone al tentativo di allontanare Pier Paolo Pasolini da noi e dalla vita con l’omicidio e la persecuzione. Pasolini parla spesso di potere senza volto, di invisibilità del nuovo potere, infatti non si vede chi sta agendo sui tasti della macchina da scrivere e i suoi martelli sembrano battere da soli.
Il più che pianissimo del “Coro a bocca chiusa” nella Madama Butterfly di Puccini allude all’attesa notturna, alla solitudine di chi rimane sveglio nella coscienza di un cattivo presagio e può far venire in mente le famose foto di Dino Pedriali scattate a Pasolini nudo pochi giorni prima della sua uccisione.
L’associazione delle tre P alla caduta dei tre chiodi crediamo non abbia bisogno di spiegazione». C-F

Cristiano Carloni e Stefano Franceschetti hanno studiato cinema d'animazione e pittura a Urbino. Sono insegnanti e artisti, autori di video e installazioni. Le loro tecniche indagano i procedimenti ottici della visione nella trasmutazione della materia e negli slittamenti temporali della memoria.
Le opere del ciclo denominato Spectrography (videoproiezioni su lastre di ghiaccio o sulla pietra nera delle lavagne scolastiche) sono state presentate in festival performativi, musei, gallerie d’arte e chiese.
La lunga collaborazione con Romeo Castellucci e la Socìetas Raffaello Sanzio porta le loro scenografie elettroniche e videomemorie nei più importanti teatri del mondo.
I loro video sono stati ospitati presso prestigiose istituzioni culturali: Museum of Contemporary Art, Chicago; Museo del Louvre, Parigi; Museo d'Arte Moderna, Strasburgo; La Biennale Teatro, Venezia; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Central Academy of Fine Arts, Pechino; Oxo Tower, Londra; Macro-Museo d’Arte Contemporanea, Roma; Film Museum, Vienna; Martin Segal Center, New York.
L’ultimo progetto di Carloni e Franceschetti si intitola Esso. Si tratta di una indagine sul fascismo che produce opere con le proprietà delle allucinazioni. Esso si manifesta sempre in una forma imprevedibile (videoinstallazioni, fotografie, performance, concerti) e la sigla della 56a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema in un certo senso è entrata a farne parte.

carloni-franceschetti.it

Le nostre
pubblicazioni

Se è vero che la Mostra di Pesaro è più per che non del Nuovo Cinema, si può immaginare che l’attività editoriale che la accompagna prenda le mosse dallo stesso stimolo vitale che anima la rassegna cinematografica: una forte tensione scientifica che cerca di affrontare il nuovo osservandolo in termini di processo, maturazione, tenuta nel tempo. L’attività editoriale rappresenta pertanto quel lavoro di comprensione e interrogazione critica che deve accompagnare l’opera d’arte se la si vuole inserire dentro un percorso di conoscenza e presenza nel tempo, dentro l’esigenza di leggibilità del mondo che è propria dell’arte. A partire dalla coralità della forma della miscellanea e dalla ricchezza di uno studio che preveda i punti di vista di tanti studiosi, la Mostra del Cinema di Pesaro ha accompagnato e seguito lo sviluppo della storia del cinema dell’ultimo mezzo secolo, ponendosi come punto di riferimento critico autorevole per chi voglia conoscere in profondità il mondo intorno alla settima arte.

 

 

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