Programma
2020

29 Agosto
Sabato 29-08-2020
ore 15:30
Teatro Sperimentale - Sala Grande

QUARANTINE PATH

Pierpaolo Loffreda

PERSONALE DONATO SANSONE

CORTOMETRAGGI:
LOVECUBE, 2002, 2’ 50”
VIDEOGIOCO, 2009, 1’ 30”
TOPO GLASSATO AL CIOCCOLATO, 2011, 2’ 30”
GROTESQUE PHOTOBOOTH, 2012, 1’ 30”
PORTRAIT, 2013, 3’
JOURNAL ANIME’, 2015, 4’ 20”
ROBHOT, 2017, 6”
GHOSTCRASH, 2018, 1’
BAVURE, 2018, 5’
X.Y.U., 2019, 1’ 30”
CONCATENATION – AN EXPERIMENTAL VIDEO, 2020, 1’
CONCATENATION 2 - OLYMPIC GAME, 2020, 1’ 10”
ILVATRONIC, 2020, 1’ 4”

VIDEOCLIP:
SUBSONICA: DI DOMENICA, 2014, 4’
SUBSONICA: RESPIRARE, 2018, 4’
VERDENA: COLLE IMMANE, 2015, 3’ 20”
FABRIZIO RAT: COBALT, 2020, 3’

SIGLE:
FISH&CHIPS, 2017, 40”
CARTOONMOVIE, 2017, 1’
SOUNDFRAME, 2018, 40

SPOT:
FORD DSFL DRIVING SKILLS FOR LIFE, 2016, 50”

 

Donato Sansone - Una personale
di Pierpaolo Loffreda

Lucano d’origine, trapiantato a Torino e cittadino del mondo, classe 1974, Donato Sansone (nome d’arte Milkyeyes) si è formato all'Accademia di Belle Arti di Napoli e successivamente al Centro Sperimentale di animazione di Torino, e si è subito fatto notare per la sua forte inventiva e la capacità di una linea di sperimentazione non affettata o cervellotica, ma direttamente comunicativa. Vorremmo dire sanguigna, corporale. È stato sempre molto eclettico, muovendosi soprattutto secondo due linee di poetica, espresse attraverso diversi strumenti linguistici. Da un lato un disegno dai tratti forti, impiegato per dar vita ad azioni imprevedibili, oltre che dalle spiccate connotazioni sessuali, dall’altro la composizione di oggetti deformati e figure riprese dal vero in trasformazione.

Questi due percorsi possono essere esemplificati da Robhot (1917) o da X.Y.U. (2019) in un senso, e da Journal animé (2015) o da Bavure (2018) nell’altro (tutti film apprezzati e proposti immediatamente dalla nostra rassegna della Mostra del cinema di Pesaro). Non a caso ha detto: “In realtà non ho momenti particolari, le idee vengono fuori in continuazione come un processo naturale del pensiero, mi vengono idee su idee in continuazione e anche troppo, tanto da farmi apparire nulla ciò che finora ho fatto rispetto a ciò che avrei voluto e vorrei fare”. Una irresistibile urgenza creativa, quindi, è alla base del lavoro del nostro autore, che ha iniziato a produrre relativamente tardi, sui trent’anni, ma che poi si è rivelato molto prolifico, passando dalle matite al digitale, e integrando quei due mondi. Molti sono i materiali diversi che entrano in gioco nei suoi film, sostanziati da un sound design efficace e pervasi da un eros ostentato senza pregiudizi. E la combinazione di elementi eterogenei si fonde con un conturbante connubio corporeo-inorganico.

Il percorso diegetico, invece, lo interessa ben poco; preferisce sondare la sfera onirica del reale, o forse farsi trasportare dal magma dell’indicibile, del non lineare o definito. La deformazione grottesca diventa, nei suoi film, un giocoso metodo ermeneutico (come nei classici, almeno da Petronio in poi), uno strumento di conoscenza senza mete prefissate per lo spettatore. Da qui la sua carica spiazzante, accompagnata da una arguzia corrosiva. Evidente l’ispirazione pittorica (dagli espressionisti ai surrealisti, a Francis Bacon) e quella cinematografica: il suo film preferito è Strade perdute di David Lynch, e si capisce bene perché, ma gli sono familiari anche le atmosfere di Tim Burton, e quelle – a nostro parere – di Terry Gilliam e di David Cronenberg.

La multimedialità è comunque la dimensione che Sansone predilige. Il ritmo dei suoi lavori – sempre dominati dall’humour nero – è incalzante, e il sarcasmo è una maniera privilegiata per prendere le distanze dalla serietà e dalla pedanteria. La sua versatilità è evidenziata anche nel lavoro con i videoclip (con i Subsonica, i Verdena, Fabrizio Rat), le sigle (Soundframes, Fish & Chips) e gli spot pubblicitari (come quello per la Ford) dove ha adattato con flessibilità ad altri standard gli strumenti linguistici impiegati nei film. Il suo impegno creativo è stato valorizzato e premiato da Annecy International Animated Film Festival, Anima mundi festival Brasil, International Animation Festival Hiroshima, dalla Cinémathèque québécoise, da Canal+, da Sky Arte, dall’Academy di Hollywood, e oggi è uno degli autori più apprezzati a livello internazionale.

Dopo il diploma dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, Donato Sansone ha frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia di Torino specializzandosi in animazione sperimentale e compositing di tecniche d’animazione e live action. I suoi lavori includono la realizzazione di spot pubblicitari, cortometraggi e videoclip. I suoi cortometraggi sono stati selezionati nei migliori festival del mondo (Annecy Animation Film Festival, Anima mundi Festival Brasil, Hiroshima International Animation Festival) e linkati in molti blog popolari (stashmedia.tv, creativeapplications.net, motiongraphics.nu, wired.com, Vimeo staff picks e altri ancora).

Nel 2011 la Cinémathèque Québécoise ha annoverato Videogioco tra i 50 cortometraggi brevi che hanno cambiato la storia dell’animazione. Nel 2009 i «Cahiers du Cinéma» hanno recensito Videogioco e nel 2013 Canal+ ha realizzato un reportage sul suo lavoro. Nel 2014 Grotesque Photobooth è stato selezionato da Saatchi & Saatchi nello showcase del Cannes International Festival of Creativity tra i 20 video dell’anno. Attualmente i suoi cortometraggi sono prodotti e distribuiti dalla società francese Autour de Minuit.

Nel maggio 2019 esce in Francia il dvd Milkyeyes che raccoglie quasi tutti i lavori realizzati dal 2003 al 2018, prodotto da Autour de Minuit col sostegno di Canal+. Lavora come freelance per importanti agenzie e musicisti italiani (Afterhours, Subsonica, Verdena, Francesco de Gregori, Spaccamonti, Ford, Grom). Nel novembre 2015 ha realizzato il cortometraggio Journal animé prodotto da Canal+, poi finalista al premio César e candidato fra i 70 cortometraggi in corsa per gli Oscar. Nel giugno 2018 il suo video Ghostcrash è diventato virale su Facebook raggiungendo i 220 milioni di visualizzazioni. Il cortometraggio Bavure è finalista al César 2020.

 

 


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