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18 Giugno
Giovedì 18-06-2026
ore 16:00
Chiesa della Maddalena

Esercizio piccolo

Vittorio Armentano

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Italia 1969 , 10'

 

Vittorio Armentano. Il quotidiano perturbante
a cura di Bruno Di Marino

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(Italia, 1969, 10’) Vittorio Armentano
Girato negli uffici londinesi di un’agenzia di advertising, su commento sonoro scritto dal poeta visivo Emilio Villa, il film ci mostra copywriter, art director e fotografi intenti a creare il nuovo immaginario di segni, parole e immagini che si diffonde nella metropoli.

 

Alla presenza del curatore

   

 

a cura di Bruno Di Marino

Questo omaggio, doveroso, vuole riscoprire Vittorio Armentano (1934-2026), una di quelle figure ibride e misconosciute di cineasta che, pur non potendo ascrivere in senso stretto al cinema sperimentale, va inquadrato in parte nell’ambito del cinema di ricerca. Autore di centinaia di cortometraggi e mediometraggi (a partire dal 1985 autoprodotti attraverso la Quadro Film, società da lui fondata), Armentano, per tutti gli anni ’60, ha sconfinato dal documentario “puro” restituendoci un quadro fortemente perturbante della quotidianità, con derive dirette ora verso la narrazione ora verso l’onirico-surreale. Questo anche grazie all’utilizzo di particolari tecniche e dispositivi: pensiamo alle sue visioni grandangolari in soggettiva con la camera a mano che, trasfigurando il materiale di partenza, ci catapultano in una realtà totalmente deformata. Ma pensiamo anche alle continue reiterazioni, associazioni inattese, oltre a un montaggio non-lineare che informa la successione delle sequenze. Il risultato sono brevi film che, in alcuni momenti, raggiungono livelli di forte impatto visivo anche dal punto di vista cromatico, componente di un certo rilievo per un cineasta appassionato di pittura e arti visive in generale.
Come diversi altri cineasti e artisti della sua generazione (da Scavolini a Brocani, da Grifi a Patella), anche Armentano collabora con piccole case di produzione, tra cui Nasso e Documento Film le quali, commissionando film di 10-12 minuti, concorrono ai Premi qualità per ottenere finanziamenti ministeriali. Il regista ha inoltre potuto contare su una ristretta cerchia di collaboratori, tra cui spiccano il direttore della fotografia Giulio Albonico e, soprattutto, il musicista Egisto Macchi, che svolge il compito di allontanare sempre più le immagini di Armentano dal côté realista avvicinandole semmai ad una dimensione di distaccata osservazione antropologica, lasciando affiorare quegli elementi di psicosi e alienazione di cui è intrisa la spietata società dei consumi.
In un contesto italiano, quello degli anni ’60, dove il cinema risente fortemente della “dittatura” neorealista, Armentano si sente un corpo estraneo, come da lui dichiarato in una conversazione del 2019: «Ora, devo dire la verità, il Neorealismo non mi è mai piaciuto. Avevo studiato altro: antropologia, psicanalisi. Ma sembrava non esserci spazio per fare altro. Allora mi chiedevo se fosse possibile affrontare determinati problemi sociali attraverso un linguaggio nuovo. Per questo, nel gruppo in cui ero – Del Fra, Cecilia Mangini, Micciché e altri – ero un po’ considerato la pecora nera, sebbene avessi ottimi rapporti con tutti. […] Allora, per dimostrare che si potesse fare qualcosa di diverso, presi due/tre temi tipicamente neorealisti e cercai di far film su questi argomenti un po’ diversi dal solito: Pignoramento e Cantiere 62».

 

 

Vittorio Armentano Conte (Grosseto, 4 giugno 1934 - Roma, 28 febbraio 2026). Abbandonati gli studi di medicina ha svolto attività giornalistica pubblicando articoli su diverse riviste specializzate, come «Filmselezione» e, dal 1959 al 1962, sul settimanale «Il Punto». Nel 1962 ha inizio la sua attività di regista, realizzando cortometraggi, pubblicità (per aziende come Fiat e Italgas) e documentari di vario tipo, da quelli industriali a quelli sull’arte, settore in cui si specializza. Ma i suoi cortometraggi presentano uno stile particolarmente sperimentale, anche grazie all’utilizzo di particolari tecniche e dispositivi come emerge da Modelling, L’ultimo, La lotta, Le voci secche, Le immagini e molti altri. Mentre in lavori come Natura decomposta, Trasformazioni marine, A colori, Image In coniuga pittura, letteratura, poesia e poesia visiva (vedi il sodalizio con Emilio Villa). Nell’arco di una decina di anni, Armentano realizza un numero impressionante di lavori, circa un’ottantina, contando su una ristretta cerchia di collaboratori, tra cui spiccano il direttore della fotografia Giulio Albonico e il musicista Egisto Macchi. A metà degli anni ’70, tra l’altro, per la serie “Enciclopedia dell’arte italiana” prodotta dall’Istituto Luce, dirige i mediometraggi Il grande barocco romano, Dal Borromini al Guarini e Il Futurismo. Nel frattempo, a partire dal 1968, inizia a lavorare per la Rai, realizzando nei decenni seguenti servizi filmati per diverse trasmissioni, tra cui “Medicina oggi” e “Settimo giorno”, ma anche la serie dedicata ai grandi direttori d’orchestra. Si specializzerà tra l’altro proprio nei documentari di ambito musicale. Nel 1985 crea la Quadro Film srl insieme a Claudio Forges Davanzati e Giorgio Chessari (cui poi su aggiunge Enrico Agapito), diventandone dal 1987 amministratore unico, oltre ad essere produttore e regista di centinaia tra documentari, serie e speciali per la televisione, privilegiando l’ambito artistico. Armentano ha partecipato ai più importanti festival cinematografici, tra i quali: Festival dei Popoli a Firenze, Lipsia, Praga, Este, Trieste, Venezia, Cannes e New York. Il suo film L’ultimo (1966) ha ottenuto una targa alla Mostra del cinema di Venezia, e fu segnalato ai premi Oscar, mentre Scenotecnica (1972) viene premiato al Festival internazionale del film industriale di Amsterdam e al Festival internazionale del film di New Delhi.

 

 

Dopo la prima edizione torna anche quest’anno l’evento Adriano agli amici che si propone di continuare a rendere omaggio alla figura di Adriano Aprà all’interno del Pesaro Film Festival. Il centro della programmazione ruota intorno al simposio Il mio metodo: Rossellini-Aprà in cui, attraverso lo scambio maieutico e il confronto critico tra studiosi, cineasti e organizzatori culturali, si riflette sulla definizione di un metodo, per confrontarsi rossellinianamente con le forme della conoscenza, in uno scambio attivo e intergenerazionale, dove il maestro riconosce se stesso nell’allievo e viceversa.
Ai discorsi seguono le proiezioni, con uno spazio retrospettivo dedicato alla filmografia di Vittorio Armentano (1934-2026), cineasta anomalo e poco conosciuto, promotore di un cinema libero e originale, che si muove tra sperimentazione, indagine antropologica e pratica documentaria. La dimensione retrospettiva è affiancata a un orizzonte complementare di prospettiva sul presente, testimoniato dalla presentazione, insieme agli autori, di opere legate al progetto Fuorinorma, al fine di mettere in luce la grande eterogeneità e vitalità artistico-espressiva di un certo cinema italiano contemporaneo: dall’animazione sperimentale al documentario di creazione, dal riuso creativo d’archivio al cinema d’impegno civile e militante.
La seconda edizione del Premio Adriano agli Amici sarà invece assegnato a Livio Jacob per il lavoro assiduo, tenace e prezioso nei confronti della salvaguardia, conservazione e valorizzazione culturale del cinema delle origini, nel solco di una fervente passione cinefila.
Anche quest’anno Adriano agli Amici vuole dunque consegnare agli spettatori un piccolo prisma di immagini e riflessioni, che, seguendo le pratiche di Adriano Aprà, possa pensare il cinema come «il piacere straordinario di vivere l’avventura della vita», sulla scia dell’amato Rossellini.

Mattia Cinquegrani, Bruno Di Marino, Paolo Lanari, Alessia Lombardini, Stefania Parigi, Patrizia Pistagnesi, Marco Polimeni, Giacomo Ravesi, Cristina Torelli

  


TUTTE LE PROIEZIONI SONO GRATUITE