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Fernando Pino Solanas se ne è andato

Ci ha lasciato Fernando Pino Solanas, regista argentino, grande amico della Mostra

 

[dal saggio L´ora dei fornida Pesaro al Mondo, di Mariano Mestman]

Pesaro, giugno 1968. Una scena si ripete nei racconti dell’anteprima internazionale del film dei cineasti argentini Fernando Solanas e Octavio Getino: gli spettatori, dopo la proiezione della prima parte, mossi dalla sua forza espressiva, interrogati dal volto in primissimo piano del cadavere di Che Guevara sullo schermo accompagnato da un ritmo percussivo assordante, si mettono in piedi a urlare e a portare in spalla i registi del film.

I ricordi uniscono questa scena alla contemporanea agitazione sessantottina per le strade di Pesaro, la confluenza in una manifestazione conclusasi con scontri con gruppi fascisti e con la polizia, e la detenzione di militanti e cineasti.

“Ogni spettatore è un codardo o un traditore”. La frase di Frantz Fanon era stata impressa in un cartello sotto lo schermo durante la proiezione. Il film era diventato atto politico, come speravano i suoi registi a ogni proiezione e come avrebbero teorizzato poco dopo con l’idea del “cinema militante” che, secondo loro, era la categoria più avanzata del “Terzo Cinema”.

“Sulle mie scapole aguzze”, ha ricordato Fernando Birri, “e sulle spalle di decine, centinaia di spettatori, li abbiamo portati percorrendo il corridoio centrale della sala dove non entrava uno spillo. Applausi interminabili, evviva entusiasti, canti rivoluzionari”.

Ecco, un’opera che si sarebbe convertita in un “film-faro” del terzomondismo cinematografico presentata in una delle “mecche” del nuovo cinema e del cinema politico mondiale. Ma la questione era più complessa. Quella IV Mostra di Pesaro si tenne in mezzo a un clima particolare che l’allontanava dalle fondamentali indagini teoriche che l’avevano resa unica fin dalle sue origini per sommergerla, al contrario, dalle tensioni proprie delle esplosioni del ’68. In realtà lo spazio dei festival internazionali “consacrati” era stato fortemente contestato pochi giorni prima in uno dei suoi centri nevralgici, il Festival di Cannes, occupato da critici, cineasti, studenti e conclusosi senza premiazioni il 19 maggio in contemporanea con la nascita a Parigi degli Stati Generali del cinema francese.

 Ieri se ne è andato un grande amico della Mostra: Fernando Pino Solanas. È stato uno dei principali esponenti del “Cine liberación” e ha giocato un ruolo importante nella diffusione della “Teoria del Terzo Cinema” in tutto il mondo. Il suo “La hora de los hornos” è circolato clandestinamente ed è stato premiato alla Mostra nella memorabile edizione del 1968.

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Gli spettatori, dopo la proiezione della prima parte, mossi dalla sua forza espressiva, interrogati dal volto in primissimo piano del cadavere di Che Guevara sullo schermo accompagnato da un ritmo percussivo assordante, si mettono in piedi a urlare e a portare in spalla i registi del film.

Solanas ha trascorso gli anni Settanta da esule a Parigi a causa della dittatura in Argentina. Tornato in patria, è stato parlamentare dal 1993 al 1997 e ha diretto lungometraggi di finzione e altri documentari sull’attuale situazione politica ed economica argentina. Nel 2008, a 40 anni dal premio, era tornato a farci visita. Non lo dimenticheremo facilmente.

Qui potete scaricare il catalogo della Mostra del 2008.

 

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