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Ci ha lasciato Cecilia Mangini

Si è spenta ieri a 93 anni la prima documentarista donna in Italia

Regista documentarista, Cecilia Mangini è stata tra le prime in Italia a cimentarsi nel genere. Quando Cecilia Mangini iniziò a girare documentari, nell’universo del cinema italiano degli anni ’50, le donne dietro alla macchina da presa erano molto poche.

Pugliese di nascita, Mangini ha costruito il suo cinema a partire a partire dai luoghi della sua vita, il Sud e in particolare la sua Puglia, alla quale è sempre rimasta legata da un grande amore. È in Salento che gira nel 1960 Stendalì - Suonano ancora, documentario che racconta il rito del lamento funebre contadino. Il documentario contiene le immagini che Cecilia Mangini, che all'epoca aveva 31 anni, raccoglieva e registrava a Martano, paese di lingua grika del Salento e capitale della Grecìa Salentina. Partecipò al soggerro anche Pier Paolo Pasolini, con il quale Mangini scelse di raccontare la realtà contadina. Nacquero così anche Ignoti alla città (1958), ispirato al romanzo dello scrittore, Ragazzi di vita, e La canta delle marane (1961).

Il nome di Cecilia Mangini si unisce a quello di Lino Dal Fra, suo marito e compagno d’arte, con il quale ha diretto nel 1964, insieme a Lino Miccichè, fondatore del Pesaro Film Festival, All'armi, siam fascisti!, coraggiosa denuncia degli inestirpabili rigurgiti neri, un film che abbiamo avuto il piacere di proiettare più volte alla Mostra.

«Mi considero una documentarista, mi sono considerata sempre tale. Il documentario per le sue condizioni produttive permette una libertà di esprimersi che altrove non era possibile. Il bello di un documentario è capire a 360 gradi la realtà che si sta filmando»

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