Arriluce (1971-1975, 16mm, colore, 8', Spagna)
regia José Ángel Rebolledo sceneggiatura José Ángel Rebolledo fotografia Javier Aguirresarobe suono Javier Estrella montaggio José Ángel Rebolledo produzione José Ángel Rebolledo
Film strutturalista, Arriluce aderisce a un'organizzazione formale governata da una struttura matematica e geometrica molto rigorosa. Contiene un totale di 65 inquadrature, distribuite in una serie di 13 che si ripete 5 volte, sempre nello stesso ordine, ma con durate variabili, seppur precise.
Alla presenza del curatore
Per combattere la propaganda dei documentari NO-DO prodotti dal regime, i cineasti sperimentali spagnoli, anziché realizzare film militanti frontali e sostanzialmente speculari a quelli del regime, proposero invece una critica radicale dell'ontologia cinematografica e del realismo documentario. Per loro, la trasparenza delle immagini non era altro che un'impostura e l'oggettività un mito che tradiva una manipolazione di fondo. Persino il cinema diretto, che ebbe solo rari esempi nel cinema iberico degli anni Sessanta, divenne un bersaglio polemico e non una forma finalmente adatta a “dare voce” al popolo spagnolo sottomesso e ammutolito dalla censura e dallo stato di polizia. Dichiarandosi eredi al contempo della crudeltà meta-documentaria di Las Hurdes (1932) di Luis Buñuel e dell'inquietudine tecnologica e plastica del Tríptico elemental de España (1953-1961) di José Val del Omar, i documentaristi sperimentali del tardo-franchismo mettono in crisi il modello di cinema del reale tradizionale proprio perché ne rifiutano l'immediatezza. Nei loro film, il mondo mostrato dal cinema è solo una rappresentazione e tutt'al più un riflesso, non la pura e sacrosanta registrazione del visibile: di tale rappresentazione vanno mostrati all'opera i meccanismi, la logica e i materiali di costruzione. La conseguenza è lo sviluppo di un documentario concettuale e teorico, auto-riflessivo e decostruzionista, in cui l'armamentario modernista (il meta-cinema, la macchina-cinema, il film en train de se faire) non è più un occhiolino strizzato al pubblico intellettuale compiaciuto del giochino brechtiano a lui proposto, ma un grimaldello politico affilatissimo per combattere finalmente ad armi pari contro la menzogna del franchismo e il falso paradiso della merce promesso dalla società dello spettacolo.
Nuove forme e ricerche negli ultimi anni della dittatura spagnola
un programma curato da Federico Rossin
Negli ultimi anni, dagli archivi delle cineteche spagnole è riemerso un intero panorama di film e cineasti sperimentali attivi durante l'ultimo decennio della dittatura di Franco di cui avevamo solo letto in rari cataloghi e libri1, ma i cui film pensavamo persi per sempre, inghiottiti prima dalla clandestinità vissuta durante la dittatura, e poi dall'ideologia cinetecaria di salvaguardia di soli “capolavori” riconosciuti. Quello che proponiamo, nell'anniversario dei 90 anni della Guerra Civile, è un panorama che va oltre la già monumentalizzata Escuela de Barcelona, un paesaggio fatto di registi che sfidarono la propaganda innovando il linguaggio cinematografico attraverso il femminismo, lo strutturalismo, il situazionismo, e facendo costanti riferimenti all'arte contemporanea post-minimalista, al teatro di Brecht e di Artaud, alla musica dodecafonica e seriale. Attraverso la proiezione di film rarissimi e sorprendenti, vorremmo raccontare le vite di giovanissimi artisti della sperimentazione che corsero dei veri rischi di fronte al fascismo senza ricorrere ad un militantismo superficiale e ad un contenutismo privo di vera innovazione in termini di linguaggio e forma. Una generazione ai margini della Storia e della storia del cinema, una generazione perduta e ancora troppo poco studiata e considerata, una generazione la cui voce ci appare oggi indispensabile.
1. Si veda almeno il pionieristico ma ancora fondamentale libro curato da Eugeni Bonet e Manuel Palacio, Práctica fílmica y vanguardia artística en España 1925-1981, Universidad Complutense de Madrid, Madrid, 1983.
TUTTE LE PROIEZIONI SONO GRATUITE
