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15 Giugno
Lunedì 15-06-2026
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Chiesa della Maddalena

Foto 4 Como suturar la tierra

Virgilio Villoresi

WALT GRACE’S SUBMARINE TEST 1967 

Italia 2013 , 5’10”

 

Corti in Mostra – Focus Virginia Mori 

 

WALT GRACE’S SUBMARINE TEST 1967 (Italia, 2013, 05’10”) di Virgilio Villoresi 


Alla presenza della regista

   

MILENA GIERKE crediti Martin Schoeller

 

Virginia Mori vive e lavora tra Pesaro e Milano. Ha studiato Animazione e Illustrazione presso l'Istituto statale d'arte di Urbino. La tecniche che usa per i suoi lavori sono principalmente: matita, inchiostro e penna su carta. Nel 2008 vince il Premio «SRG idée suisse» alla Call for Projects del Festival internazionale di animazione di Annecy (Francia), grazie al quale realizza il suo primo cortometraggio Il gioco del silenzio, premiato e selezionato in festival internazionali. Inizia così la sua carriera come regista di corti di animazione d'autore e illustratrice.

 

 

Pierpaolo Loffreda

Virginia Mori, sorella dell’illustratrice Mara Cerri, che pure conosciamo e apprezziamo da anni, e della archeologa di grande talento Laura Cerri, è d’origini pesaresi, ha preso il diploma al Liceo Scientifico di qui, e poi ha perfezionato gli studi diplomandosi in Illustrazione e Animazione alla Scuola del Libro di Urbino (ha studiato e sperimentato con Roberto Catani, Stefano Franceschetti, Anna Pagnini), da cui proviene la maggior parte dei grandi autori d’animazione italiani. Vive e lavora tra Pesaro e Milano, e la sua produzione si distingue per uno stile molto originale, e per la versatilità dell’impegno (film, grafica, spot pubblicitari, videoclip musicali). Attualmente sta lavorando ad un nuovo film, che vedremo presumibilmente fra qualche mese, e che aspettiamo con molto interesse. Disegna, prevalentemente, con la penna nera a sfera (Bic) o con la matita su carta.
Il suo linguaggio è improntato all’ironia, alla leggerezza, ma anche all’humour nero, al grottesco. Fra i modelli ispiratori che possiamo riscontrare nella sua opera troviamo innanzitutto il mondo onirico, nella sua profondità insondabile, filtrato attraverso l’esperienza storica del surrealismo, di René Magritte (il primo nume tutelare che viene in mente guardando le sue opere), le invenzioni visive di Maya Deren, lo spirito della Pop Art e del New American Cinema Group (nell’ambito del quale operavano anche animatori sperimentali, come Robert Breer, Bruce Conner, Stan Van Der Beek, Marie Menken, Willard Maas), e le opere grafiche di Leonardo Cemak. Ma anche la poetica di David Lynch non sembra estranea al suo orizzonte. Fra i riferimenti letterari, indicherei Franz Kafka, Arthur Schnitzler, Ágota Kristóf, per le suggestioni evocate. Ha un tratto sottile, elegante, raffinato, col quale riesce ad esprimere un turbinio ossessivo di sensazione e di visioni distorte. rappresentate con toni glaciali. Spesso disegna personaggi femminili magnetici e sfuggenti, capaci di evocare atmosfere ambigue, in bilico fra dolcezza e ferocia. Inventa sostanzialmente col bianco e nero (il regno espressivo più cinematografico e onirico che si conosca, molto distante da ogni suggestione mimetica), solo qualche volta aggiunge un colore, con funzione espressiva, nelle illustrazioni. Ha esordito, nel 2008, con Il gioco del silenzio, a cui hanno fatto seguito altri quattro film. Il suo Haircut, del 2015, è stato selezionato e presentato anche da noi, in questa sezione della Mostra del Cinema di Pesaro. Ha vinto diversi, meritati premi, ed è sempre molto attiva, per la fortuna di tutti.

 

 

a cura di Pierpaolo Loffreda

Come e quando sei diventata consapevole del valore e della forza espressiva dei tuoi disegni?
È una domanda difficile, a cui ovviamente non so dare una risposta assoluta, credo che non se ne possa essere mai consapevoli del tutto, ed è anche forse il motivo del fascino di questo mestiere. Ho un ricordo d’infanzia che mi viene spesso in mente e che può spiegare forse in parte il momento in cui ho pensato che il disegno potesse essere un mezzo comunicativo e di connessione molto potente: un giorno alle elementari, durante l’ora di disegno, la maestra guardò il mio lavoro e disse con stupore che ciò che avevo rappresentato era esattamente la ricostruzione di una sua poesia. Il giorno dopo riportò il mio disegno con il suo testo scritto nel retro. Penso sia stato un momento in cui ho realizzato che ciò che facciamo può trasformarsi in qualcosa di più ampio, e assumere un valore e una forza più grandi. Ma da qui a saperlo gestire consapevolmente il cammino è lungo.

La città di Pesaro cosa ti ha dato?
Ho passato a Pesaro tutta la mia infanzia, ho un ricordo molto bello degli amici di quartiere con cui era possibile ancora incontrarsi e giocare in strada o nei cortili, la fortuna poi di avere il mare alla portata di mano: è stata sicuramente una grande forza ispiratrice. Ho dei bei ricordi della Mostra del Cinema: ricordo con nostalgia che nelle calde giornate estive mi infilavo nella sala dello Sperimentale senza nemmeno guardare il programma, ed era bellissimo lasciarsi ogni volta stupire da un nuovo autore, un nuovo linguaggio, un documentario su qualcosa che non sapevo esistesse….

Che esperienza hai vissuto alla Scuola del Libro di Urbino?
L’esperienza alla scuola di Urbino mi ha segnato molto: lì ho conosciuto maestri e artisti che stimo e che ho la fortuna di frequentare ancora. La cosa più interessante di quella scuola è che non ti insegna una tecnica o un modello prestabilito, ma ti lascia libero di sperimentare e trovare la tua strada. Detta così sembra semplice, ma in realtà questo percorso di ricerca, almeno per me, è stato costellato di piccole crisi, perché se è vero che è facile parlare di libertà, più difficile è viverla. Gli insegnanti però sanno aiutarti, e stimolano i ragazzi in questa lunga ricerca di una loro voce, il tutto senza riferimenti scontati e dando la consapevolezza dell’importanza delle idee e di un pensiero alla base di tutto.

E, finiti gli studi, come ti sei trovata?
Una volta usciti, si ha di fronte un mondo molto complesso dove non è facile orientarsi. Avendo frequentato solo il Biennio di Perfezionamento, non avevo ancora trovato una mia voce forte, e nonostante qualche piccolo lavoretto o mostra non mi sono sentita pronta e all’altezza di questo lavoro. Non era ancora molto sviluppato il mondo di internet, per me in quel momento la priorità era andare via di casa e trovare una mia indipendenza, ho iniziato così a svolgere i più svariati lavori, al tempo era molto semplice trovare lavoro, e gli stipendi permettevano di mettere da parte anche qualcosa. Ho vissuto fuori città, nelle campagne vicino a Urbino, e continuavo comunque la mia ricerca sul disegno e sul cinema di animazione. Poi un giorno ho avuto la fortuna di vincere un premio ad una Call for projects del famoso festival di animazione di Annecy (Francia) con il film Il gioco del silenzio, che ho realizzato grazie al piccolo finanziamento in palio. Da lì in poi si sono alternate commissioni e incontri fortunati, tra cui quello con Virgilio Villoresi, con cui ho collaborato per diversi lavori, tra i quali il video musicale per John Mayer Walt Grace’s Submarine Test 1967, prodotto da Davide Ferazza di Withstand film, realtà milanese con cui anche oggi collaboro.

In che rapporto sono le tue grafiche con i corti che realizzi?
Lavoro su illustrazione e animazione in maniera piuttosto diversa. Sebbene lo stile sia abbastanza riconoscibile, l’approccio è completamente differente: nell’illustrazione si lavora di più sullo spazio e il dettaglio dell’immagine, nell’animazione invece, avendo a disposizione anche il tempo e il movimento, due cose più complesse da gestire, l’immagine si semplifica, e cerco di concentrarmi di più sui movimenti e il loro potere evocativo.

Quali pittori, registi, scrittori senti più affini?
L’elenco è potenzialmente infinito, e dipende anche molto dal momento che sto vivendo. Tra i riferimenti diciamo “storici” questi sono quelli che mi vengono in mente, oltre a quelli già citati da te: Gustave Doré, Magritte, Leonora Carrington, Max Ernst, in particolare il suo lavoro di collage in Una settimana di bontà, Goya con i suoi Capricci, Lewis Carroll, Perrault… Nel teatro ultimamente seguo il lavoro di Dimitris Papaioannou e la compagnia Peeping Tom. Tra i registi cinematografici ho amato molto Kieslowski; un film recente invece che mi ha sorpreso molto è stato Sirat di Oliver Laxe. Tra i contemporanei, sicuramente sono influenzata da molti artisti usciti dalla Scuola di Urbino tra cui, Magda Guidi, Mara Cerri, Roberto Catani, Alessandro Baronciani, e tra gli altri illustratori Franco Matticchio, Lorenzo Mattotti, Anke Feuchtenberger, Gabriella Giandelli e tanti altri…

Ci puoi parlare del nuovo film a cui stai lavorando e che sicuramente inviteremo qui?
È un lavoro un po’ diverso dai precedenti, innanzitutto per la presenza del colore. Come sempre in ogni film di animazione mi piace creare una tecnica ad hoc per la storia narrata, e solitamente cerco di confrontarmi con qualcosa che non conosco, in modo da poter spingermi un po’ più in là, nella speranza di evolvere e migliorare … È un lavoro che ho potuto realizzare grazie al sostegno di una produzione Italo-francese: Withstand film, i francesi Miyu Production e il contributo della Regione Marche.

 


TUTTE LE PROIEZIONI SONO GRATUITE